Porto-Napoli, la presentazione

ADV

Si racconta  che ad Oporto sia nata la saudade, ma il sentimento di nostalgia per i bei tempi andati, anche recenti, attanaglia i tifosi azzurri in vista di una decisiva sfida Champions in terra portoghese.

Il Napoli si presenta  al cospetto del Do Dragao distrutto nelle gambe e nella testa, squassato da una crisi tecnica ormai conclamata con una classifica più vicina alla zona retrocessione che a quella dell’Europa che conta e con una squadra falcidiata dagli infortuni.
Giungere ad un match così importante senza un terzino di ruolo, ai lungodegenti Spinazzola e Favasuli si sono aggiunti i ko di Torino di capitan Di Lorenzo e Olivera, non può essere attribuito alla sola sfortuna ma anche a scelte miopi nel mercato (mercato?) estivo.
Chiedere ad Allegri – che ha certamente le sue colpe in questo avvio disastroso di stagione – di fare le nozze con i fichi secchi è stavolta anche ingeneroso, per cui è corretto prepararsi ad un’altra notte di grande sofferenza.
Per giunta di fronte il Napoli si troverà la capolista a punteggio pieno  del campionato portoghese ( dieci vittorie su dieci) che ha però un disperato bisogno di punti in Champions, dopo le tre sconfitte nelle prime tre giornate: gli azzurri sono specializzati nel far resuscitare gli avversari (chiedere alla Juve, al Venezia ma anche al Benfica di Mou lo scorso anno che era proprio a zero punti prima di battere il Napoli) e dunque i presupposti per un’altra notte da tregenda ci sono tutti.
Potremmo parlare dei punti dì forza dei portoghesi, di  Pepè e degli ex del campionato italiano Kwior e Andrè Silva, di quel Gabi Veiga che preferì l’Arabia a Partenope, ma in realtà la partita sarà decisa da quello che i resti del Napoli saranno in grado di mettere in campo.
Max Allegri dovrà inventarsi uno schieramento con i pochi superstiti, lo stremato Politano a tutta fascia destra e improvvisare Giovane, Lang o Vergara a sinistra, sperare che la caviglia di De Bruyne si sia sgonfiata e che Hojlund abbia smaltito l’influenza.
Si dice che in condizioni di estrema emergenza, quando sembra che vada tutto storto, le squadre si compattino e possa venire fuori una prestazione di grande orgoglio. Difficile capire se il Napoli abbia dentro di sé queste risorse, ma se c’è un momento nel quale tirare fuori anche quello che non c’è, è proprio questo.
Il tecnico dei portoghesi Farioli è uno dei giovani rampanti (37 anni) della panchina e allora anche lo scontro generazionale deve dare ad Allegri motivazioni aggiuntive.
“O Porto não é um lugar, é um sentimento” proprio come Napoli: la notte per gettare il cuore oltre l’ostacolo è proprio questa.
ADV