
“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. Gino Bartali scalava le montagne ma la salita che ha di fronte il Napoli è più ripida e tortuosa del Mortirolo.
Al primo di novembre il Napoli ha lo spettro del fallimento tecnico stampato in faccia, le scelte estive si stanno rilevando disastrose e il tempo degli alibi è terminato.
Le tre discrete prestazioni contro Bodo Glimt, Roma e Monza avevano illuso che una luce in fondo al tunnel si incominciasse a vedere, ma la sconfitta contro una delle peggiori Juventus degli ultimi trenta anni fa piombare il Napoli in un pozzo nero dal quale sarà difficile risalire.
Il primo tempo dello Stadium è stato l’emblema della pochezza del calcio italiano attuale: due squadre date tra le favorite a inizio stagione che giocano ad un ritmo da dopo lavoro ferroviario e sono incapaci di costruire uno straccio di azione. Ci sono state occasioni da entrambe le parti, nate da svarioni difensivi e non capitalizzate per scarsa incisività degli attaccanti, ma poche idee di gioco e confuse.
Gli acciacchi di Di Lorenzo e De Bruyne che li hanno costretti a non rientrare in campo nella ripresa ( oltre alla defezione ab origine di Hojlund) hanno completamente spento il Napoli. Se nel primo tempo, al ritmo che si è detto, De Bruyne è riuscito a tenere in mano le redini del gioco, nel secondo tempo il Napoli è evaporato del tutto. McTominay ha completamente fallito la partita, mentre il tanto bistrattato Lucca ha avuto la più ghiotta occasione per il Napoli costringendo al miracolo Vicario, ha lottato, causato l’ammonizione di Lukumi che probabilmente avrebbe meritato anche il secondo giallo. Espulsione che invece, pochi minuti dopo il gol del 1-0, è toccata all’ingenuo Marianucci, e che ha chiuso la partita.
Il secondo tempo del Napoli è stato deprimente, non degno di una squadra che un anno fa, di questi tempi e più o meno con gli stessi giocatori, era da sola in testa al campionato.
Lang ha dimostrato ancora una volta di non essere all’altezza di match così importanti, divorandosi il gol del vantaggio e producendo tanto fumo e niente arrosto. La difesa raffazzonata ha tenuto finché ha potuto ma sui due gol – per carità due grandi tiri da fuori – invece di accorciare sugli avversari, ha rinculato portandoseli al limite dell’area senza contrastarli. Anche Gilmour entrato al posto di De Bruyne ci ha capito poco e nemmeno l’ingresso di Vergara ha sortito effetti positivi.
Ovviamente quando le cose vanno male, piove sul bagnato: infortuni su infortuni, avversari che pescano l’incrocio dei pali da trenta metri, arbitri che ci mettono del loro e chi più ne ha più ne metta.
Ciò non toglie che le valutazioni estive si stiano rivelando errate. La rosa è stata chiaramente sopravvalutata, non si è tenuto contro che troppi giocatori avevano uno storico di problemi fisici che puntualmente si sono ripetuti, non si è stati in grado di valutare che alcuni giocatori non sono pronti per i livelli più alti e, infine, il debito di riconoscenza verso veterani scudetti sta costando molto caro.
Se manca anche la qualità del gioco a sopperire le carenze fisiche e tecniche, ecco spiegata l’avvilente classifica degli azzurri e i fondati timori che migliorare non sarà facile.
Landucci così come Allegri dice che bisogna stare zitti e lavorare, ma è ora che qualcuno cominci a spiegare il perché di questo disastro annunciato. Il tempo per invertire la rotta e provare a risalire c’è, ma è il momento di prendere scelte coraggiose e buttare in campo anche l’ultima goccia di sudore.
Ci sono stagioni che nascono storte e finiscono peggio ( lo spettro di tre anni fa aleggia ancora minaccioso) ma non si può buttare tutto all’aria al primo di novembre.
Caro Aurelio, tra i terreni di Qualiano, lo stadio, Aponte e Rizzetta, se ci sei batti un colpo.



