Villareal-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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L’incubo europeo continua. 

Dopo la disastrosa Champions dello scorso anno, il Napoli dimostra di non aver imparato dai propri errori e a Vila-Real rimedia la seconda sconfitta in due partite che lo mette già spalle al muro nella corsa al passaggio del turno.
Dicevano i nonni che “Chiacchiere e tabacchiere e’ lignamme o’Banco e’Napule nun ne ‘mpegna”: puoi anche presentarti come una squadra desiderosa di giocare un calcio europeo e propositivo, ma se i tuoi gioielli si nascondono nelle notti di gala e tutto evapora dopo una manciata di secondi, il tuo valore è decisamente da riconsiderare. È inutile fare tanti giri di parole: in questo momento il Napoli, per ritmo, proposta di gioco e qualità degli interpreti  non è una squadra di dimensione europea.
Dura ventitré minuti infatti il Napoli, ventitré minuti nei quali  gli azzurri tengono il campo con aggressività e lucidità,  vanno in vantaggio meritatamente e sfiorano il raddoppio con l’incrocio dei pali colpito da Hojlund. Poi la follia di Matteo Politano manda completamente in tilt gli azzurri che in tre minuti subiscono un terrificante 1-2 dagli spagnoli e di lì in poi è un pianto greco.
Davvero inspiegabile poi il secondo tempo del Napoli: la squadra è letteralmente sparita dal campo, lasciando l’iniziativa al Villareal che ha disposto a piacimento degli azzurri, trovando il terzo gol solo nel finale. Ma il Napoli, eccezion fatta per un’occasione creata da Hojlund, non ha mai dato l’impressione di poter recuperare la partita e ha meritato nettamente la sconfitta.
Oltre a Politano – un errore può capitare a tutti ma a questi livelli si fa fatica ad accettare una leggerezza del genere da un giocatore così esperto – hanno deluso proprio coloro che avrebbero dovuto trascinare la squadra, ovvero McTominay e De Bruyne. Comprensibile che Scott sia ancora lontano dalla migliore condizione, ma è mancata anche la sua leadership e personalità. Dal fuoriclasse belga forse non è giusto pretendere che a trentacinque anni  giochi al top
ogni tre giorni, ma nelle notti europee a lui è lecito chiedere qualcosa di più.
In realtà soprattutto le notti europee stanno confermando quello che l’anagrafe lascia intuire: il Napoli è una squadra vecchia, lenta e stanca e in Champions la fanno da padrone corsa, ritmo, freschezza e voglia di non mollare un centimetro. In più tra gli azzurri ci sono troppi giocatori reduci da lunghi infortuni  e altri abituati a giocare poco  e così può spiegarsi anche la mancanza di  brillantezza. Con questo gap atletico si può sopperire solo con organizzazione e qualità dei singoli, tutte cose che sono tremendamente mancate nella serata spagnola. 
Ha deluso anche Gilmour, mentre i tre centrali, pur senza adeguata copertura dal centrocampo, non hanno sfigurato. Allegri,  che ha sorpreso con le scelte iniziali – Giovane da fuori lista a titolare resta una scelta quantomeno criptica, così come Di Lorenzo a sinistra  – ha provato a mescolare le carte con i cambi. Chi è subentrato però non ha saputo dare nulla: Lang è tornato ad essere fumoso e poco altro, Neres impalpabile, Lucca come se non fosse mai entrato.
Insomma, il Napoli che era andato a Vila-real per affondare il sottomarino giallo, torna dalla Spagna con le ossa rotte e con l’obbligo di battere il Bodo Glimt al Maradona martedì  per non salutare anzitempo le velleità europee. Prima però ci sarà una trasferta in casa del fanalino di coda Venezia e affondare nuovamente in laguna non sarà consentito. Altrimenti il rischio di non riuscire più ad emergere da sott’acqua si farà tremendamente concreto.
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