
“Votta a’venì n’ata stagione, votta a’venì, sole”
Allegri è serenissimo. D’altronde con un ricco triennale lo saremmo anche noi.
Quando il capitano di serata Matteo Politano dice che “Mi piacerebbe che venisse qualcun altro a metterci la faccia, non solo noi italiani” decreta in maniera irreversibile la spaccatura del gruppo e l’inesistenza della squadra Napoli.
Cos’altro deve succedere oltre a perdere sette partite su quattordici? Cos’altro deve accadere oltre a prendere due gol su calcio d’angolo in una partita così importante? Cos’altro deve succedere oltre a crollare come ogni maledetta domenica al minuto ‘70?
Cos’altro deve succedere oltre a vedere giocatori che si mandano platealmente a quel paese e che si scaricano responsabilità e colpe?
Allegri continua a parlare di buone prestazioni, di partite perse per colpa di dettagli, ma sembra vivere in un universo parallelo mentre la realtà è quella di una squadra allo sbando, senza spina dorsale, senza gioco, senza corsa. In poche parole, senza anima.
Ad Oporto il Napoli era anche partito bene nei primi dieci minuti, provando a pressare alto, prima di regalare il gol del vantaggio con una dormita colossale sul corner. Dopo dieci minuti di smarrimento la squadra era poi riuscita a mettere il naso fuori e trovare sul finale del tempo il gol del pareggio. Poi, il buio. Rinuncia ad ogni velleità offensiva, squadra schierata dietro la linea della palla e altro gol balordo incassato, prima del tracollo finale senza alcun orgoglio e senza capacità di rimanere sul pezzo.
In una notte di Champions abbiamo visto il trentasettenne Farioli indottrinare il Porto, non una squadra di fenomeni, ad un gioco rapido, aggressivo, propositivo e moderno. Abbiamo visto il trentanovenne Fabregas incantare l’Europa con il suo Como con nove gol in trasferta.
E poi dobbiamo assistere allo scempio di una squadra priva di un senso logico e di un’idea che sia una, allenata da un tecnico che oramai pare rappresentativo del trapassato remoto del calcio.
“Un sorriso e ho visto la mia fine sul tuo viso”: probabilmente in quella faccia di Allegri al momento della presentazione è iniziato il disastro di questa stagione, la follia di un progetto (?) tecnico che segna la fine di un ciclo di giocatori che hanno dato tanto e non hanno più nulla da dare a cui sono stati affiancati costosissimi figuranti impresentabili a certi livelli.
Abbiamo sempre riconosciuto in De Laurentiis il guizzo geniale e la capacità di scegliere uomini giusti al momento giusto: stavolta, come con la illogica scelta di Garcia, sembra che Aurelio abbia fallito completamente l’obiettivo.
Il tempo per cercare di dare una sterzata a questa stagione tremebonda comincia a scarseggiare. Se bisognerà abbracciarsi la croce sarà il caso che la società lo dica chiaramente, così da potersi rassegnare ad un’annata da incubo. Altrimenti, non è più il caso di temporeggiare. Domenica c’è la Lazio capolista che viaggia ad un ritmo e ad un entusiasmo che stridono con la pochezza del Napoli e poi ci saranno quindici lunghi per meditare.
Riconoscere i propri errori è il primo passo per non perseverare nella strada lastricata di rimpianti e per provare a tirare fuori la testa dalla sabbia.



