Napoli-Cagliari, l’analisi del giorno dopo

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Tutto è bene quel che finisce bene, ma se per battere il Cagliari in campionato era stato necessario attendere la zampata di Anguissa al minuto ‘95, in Coppa Italia c’è voluto il ventesimo rigore per vedere la luce. E meno male che l’ottimo  angolano Zito André Sebastião Luvumbo abbia deciso di tradire la propria patria non angola…ndo il proprio tiro e regalando ad Alessandro Buongiorno il match point per i quarti di finale 

Un finale emozionante ha nobilitato una partita mediocre, giocata a ritmi bassi come è naturale che sia quando in campo, da entrambe le parti, ci sono almeno 7-8 giocatori che non hanno mai giocato assieme e che hanno sommato un minutaggio scarso sino ad oggi.
Questo passa il convento del calcio italiano, che ha ridotto la Coppa Italia ad un torneino da bar, ad uso e consumo delle solite grandi,  che non solo hanno il vantaggio di entrare in scena direttamente agli ottavi, ma hanno pure il privilegio di giocare in casa: non sarebbe più interessante e stimolante invertire il fattore campo, favorendo un maggiore equilibrio e consentendo alle piccole di realizzare un bell’incasso davanti al proprio pubblico, come avviene in Inghilterra nella FA Cup?
La risposta è troppo ovvia e banale per i cervelloni che amministrano il nostro calcio grazie ai quali siamo vicini a guardare con il binocolo il terzo mondiale di fila: “Signori, è stato un privilegio suonare con voi stasera” sembra di udire dall’orchestra che suona sul Titanic del calcio azzurro.
Ci scuserete la divagazione, ma è piuttosto ostico analizzare una partita che ha detto poco da un punto di vista tecnico. Sicuramente il Napoli ha fatto di più degli avversari e nel complesso ha meritato il passaggio del turno.
Il Cagliari dei quattro ex, uno per reparto ( Caprile Luperto Gaetano Pavoletti) non ha sfigurato anche se ha trovato il pareggio su gentile quanto sfortunato omaggio di McTominay e per il resto non ha mai impensierito la difesa azzurra.
Qualche buona indicazione per Antonio Conte la serata l’ha comunque offerta. La nota più positiva è la ritrovata condizione di Leonardo Spinazzola che è pronto a riprendere il suo posto sulla corsia mancina (anche se per un tratto si è spostato  dalla parte opposta, a dimostrazione ulteriore della sua duttilità). Olivera ha confermato di poter ben figurare anche come braccetto mancino nella difesa a tre, Juan Jesus si è mostrato  ancora una volta affidabile e Beukema sta prendendo sempre più confidenza con i compagni.
Antonio Vergara ha sfruttato la chance, fornendo il pregevole assist per Lucca per il gol del vantaggio e regalando anche qualche altra giocata interessante, Ambrosino ha fatto un po’ più fatica ma ha dimostrato un buono spunto. Sono ragazzi che hanno qualità e che potranno trovare più spazio, il problema è che noi consideriamo giovani promettenti dei calciatori di 23 e 22 anni, mentre nel resto d’Europa i diciassettenni e i diciottenni giocano titolari in Champions League.
Doveva essere la serata di Lorenzo Lucca e il gigante di Moncalieri non ha fallito l’appuntamento con il gol. Bisogna  però riconoscere che la prestazione del centravanti non è stata esaltante: appoggi semplici sbagliati, movimenti non perfetti e un body-language con la testa china non proprio esaltante. Il gol aiuterà, qualche fischio ingeneroso piovuto dalla tribune un po’ meno, sperando che Antonio Conte sappia vincere anche questa scommessa.
Per finire, abbiamo scoperto che, Neres a parte, Conte ha a disposizione un’ottima batteria di rigoristi, su tutti Milinkovic Savic che oltre a parare i penalty  ha dimostrato anche di saperli calciare con potenza e precisione: la stagione è lunga e tra supercoppa, coppa italia e champions magari l’allenamento di mercoledì sera tornerà utile…
Il Maradona comunque ha chiuso in festa, dedicando cori alla domenica che verrà:  “Chi non salta è juventino” cantano i tifosi e a qualcuno con uno scudetto tatuato e nascosto sotto maniche lunghissime saranno cominciate a fischiare le orecchie.
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