Napoli-Cagliari, la presentazione

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Antonio Conte, si sa, non vuole perdere nemmeno a briscola, figuriamoci in una competizione ufficiale. Per quelli come lui la sconfitta produce dolore fisico, notti in bianco e mille pensieri.

E dunque non lo ammetterà  nemmeno sotto tortura ma questa Coppa Italia, piazzata lì in mezzo a Roma e Juventus ( e poi Mourinho con il Benfica) nel pieno di un’emergenza clamorosa soprattutto a centrocampo, “non c’azzecca proprio” come direbbe un altro Antonio famoso negli anni ‘90 che però non si occupava di piedi ma di mani (pulite, più o meno).
Non bisogna dimenticare che il Napoli degli ultimi anni ha bellamente snobbato la coppa nazionale: dopo la vittoria con Gattuso nella stagione del Covid (sesto trionfo azzurro nella competizione) e la semifinale persa con l’Atalanta nell’anno successivo, prima Spalletti ( 2-5 con la Fiorentina e eliminazione ai rigori con la Cremonese), poi Mazzarri (agghiacciante 0-4 con il Frosinone con Cheddira che pareva Cristiano Ronaldo) e infine Conte (ko con la Lazio dopo aver superato due squadre di B)  hanno raccattato solo brutte figure.
Eppure, escluso lo scorso anno allorquando si pagava lo scotto del decimo posto post-scudetto, la formula (pessima) della Coppa Italia consentirebbe in teoria al Napoli  di ritrovarsi in semifinale senza grossi sacrifici, vincendo  appena due partite e per giunta giocandole in casa: tabellone alla mano il Napoli battendo il Cagliari domani sera, avrebbe poi  il quarto di finale al Maradona contro la vicente di Fiorentina-Como per poi andarsi a giocare l’accesso in finale in primavera contro una tra Roma e Inter.
È vero che ad oggi ci si augura che in primavera il Napoli sia in ballo su fronti più prestigiosi ma avere la possibilità di poter lottare per un trofeo in più senza profondere particolari sforzi è un’occasione da non sciupare. E magari con il rientro di tutti i lungodegenti ci sarà spazio per tutti senza rischiare un sovraccarico di fatica.
Come detto però, l’esperienza recente nella competizione raccomanda prudenza, anche perché è molto facile immaginare un Napoli più che sperimentale in campo contro il Cagliari.
Purtroppo la lunga serie di indisponibili (cui si aggiunge la squalifica di Marianucci ereditata dai tempi dell’Empoli) non consentirà a Conte di far riposare tutti i titolari, ma certamente il tecnico salentino eviterà di appesantire i muscoli di quelli che sin qui hanno tirato la carretta.
La circostanza che McTominay e Lobotka siano gli unici centrocampisti di ruolo a disposizione suggerirebbe di evitare ogni tipo di rischio in previsione della sfida alla Juve di domenica sera, però  con Elmas e Vergara qualcuno dovrà pur giocare in mezzo al campo. Ci sarà sicuramente spazio anche  per Juan Jesus, Mazzocchi e Ambrosino e chissà che Conte non voglia far esordire trai pali il giovane Ferrante o l’esperto Contini.
La speranza in ogni caso è che la serata di Coppa Italia possa essere la serata giusta per Lorenzo Lucca, che ha un disperato bisogno di vivere una notte da protagonista, anche perché con l’atteso ritorno di Lukaku gli spazi per il ragazzone di Moncalieri rischiano di ridursi ulteriormente.
Non sappiamo quale Cagliari il Napoli si troverà di fronte, sicuramente Pisacane farà turnover anche perché curiosamente i sardi si scambieranno gli avversari con gli azzurri, avendo giocato domenica scorsa con la Juve e dovendo ospitare la Roma di Gasperini reduce dal ko contro Neres & co.  alla Unipol Domus nel prossimo weekend.
Speriamo, per lo spettacolo si intende, di non assistere alla barricate e alle continue perdite di tempo  che il Cagliari mise in campo alla prima di campionato in agosto.
Insomma ci attende un mercoledì sera anomalo ma non per questo da sottovalutare: chi scenderà in campo dovrà avere il sacro fuoco per dimostrare a Conte che, all’occorrenza, potrà farvi affidamento. E per tenere aperta un’altra porta verso la gloria: vincere aiuta a vincere e le buone abitudini non vanno mai disattese.
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