
State buoni, se potete.
Può sembrare forse eccessivo invocare il San Filippo Neri di Jhonny Dorelli protagonista del film cult degli anni 80 di Luigi Magni, ma la sfida improba contro i fenomenali campioni d’Inghilterra dell’Arsenal all’esordio in Champions League evoca necessariamente il ricorso ad un miracolo.
Eppure a Napoli c’è più di qualcuno che, dopo il doppio ko contro Como e Inter “pretende” una vittoria “scacciacrisi” per invertire la rotta.
Forse però non é chiaro contro chi il Napoli scenderà in campo mercoledì sera. L’Arsenal é senza alcun dubbio una delle prime 3-4 squadre d’Europa, con una profondità di uomini e talento che probabilmente non ha eguali.
Due piccoli ma illuminanti esempi: questa estate i Gunners hanno speso sessanta milioni di euro per acquistare Konsa, riserva dei centrali difensivi titolari, mentre il Napoli per prendere il centrale titolare ha dovuto aspettare fine mercato per portare a casa in prestito l’acciaccato Badiashile, ultima riserva del Chelsea.
I londinesi hanno acquistato poi lo scorso anno Victor Gyokeres, da qualcuno incautamente avvicinato anche agli azzurri, uno dei migliori bomber d’Europa in circolazione che però si accomoda in panchina per lasciare spazio al centravanti titolare della nazionale tedesca Kai Havertz. Il Napoli, dopo la partenza di Lukaku, deve accendere un cero alla Madonna e sperare che a Hojlund non venga nemmeno un raffreddore, per non ripiegare su Lucca, ritornato alla base dopo che Conte lo aveva mandato in prestito dopo tre mesi negativi e per il quale, nella realtà dei fatti, non si é riusciti a trovare una destinazione se non in prestito.
Le macroscopiche differenze di budget e risorse non spiegano però da sole il gap che divide le due squadre e, più in generale là Premier dalla Serie A. Il ritmo delle squadre d’oltremanica é ben altro di quello compassato delle sfide nostrane e per avere i primi effetti delle modifiche arbitrali ci vorrà comunque tempo. In più l’Arsenal gioca un calcio spettacolare grazie alle idee che Arteta ha inculcato nei suoi con la continuità di una guida tecnica che va avanti da 7 anni e che finalmente ha saputo coniugare il bel gioco anche con i risultati, centrando la Premier dopo un’attesa di 22 anni e sfiorando anche il colpaccio con la Champions sfuggita solo ai rigori contro il Psg.
Parlare dei punti di forza dei Gunners é difficile perché si rischierebbe di far torto a qualcuno, ma non c’è dubbio che il capitano Odegaard al momento sia il vero trascinatore della squadra con già tre gol all’attivo dopo una stagione scorsa costellata da tanti infortuni. Anche Havertz é partito alla grande e, per la felicità di Mancini, c’è pure un italiano che sta giocando alla grande: Riccardo Calafiori infatti si sta affermando come uno dei migliori terzini sinistri in circolazione, ma l’ex bolognese si sta mettendo in mostra anche per la capacità di accentrarsi e divenire letale sotto porta. E che dire poi del grandissimo Deglas Rice che tiene in mano le chiavi di un centrocampo che ha il lusso di avere come “alternative” i campioni del mondo Merino e Zubimendi. Anche l’esterno greco Tzolis si è subito ambientato dimostrando di essere un’arma insidiosissima.
Domenica anche l’Arsenal é stato impegnato in una sfida di cartello nel derby londinese contro il Chelsea: sotto dopo pochi minuti, i Gunners hanno ribaltato la partita con la serenità dei più forti.
Dunque questo Arsenal non ha difetti e il Napoli deve vestire i panni della vittima sacrificale?
Calma, direbbe Allegri: il calcio é semplice ma la palla è sempre rotonda e gli azzurri hanno comunque delle importanti qualità, intraviste a Milano, che possono dare noia ai londinesi.
Inutile dire che il pallino del gioco lo avranno i campioni d’Inghilterra che amano attaccare con una manovra avvolgente e con molti uomini, lasciando però spazio per le possibili ripartenze.
É lì che in Napoli dovrà provare a infilarsi con la profondità di Rasmus Hojlund e un paio di frecce sulle fasce, magari Alisson Santos e Lang ( al momento più in condizione di Politano e Neres) che però devono avere maggiore concretezza: come visto contro l’Inter, quando il livello si alza non si possono sprecare le occasioni perché non é detto che ricapiteranno, mentre dall’altra parte c’è gente abituata a non perdonare.
Paradossalmente una sfida così complicata può essere la medicina migliore per guarire le ferite dell’amaro ko di San Siro, perché non c’è più tempo per pensare al latte versato.
Un ruolo chiave, manco a dirlo, lo avrà chi nella Premier ha banchettato con eleganza e successo per anni, Kevin De Bruyne, otto gol e quattro assist contro l’Arsenal, tanto per gradire. Se il fuoriclasse belga riuscirà a trovare la luce di un tempo in una serata di gala, nulla sarà precluso agli azzurri.
Il Napoli, lo si sarà compreso, é chiamato ad’un impresa quasi impossibile. “Se puoi sognarlo, puoi farlo” diceva Walt Disney. Immaginare Kevin De Bruyne con la bacchetta magica di apprendista stregone é il primo passo verso qualcosa di impensabile.




