Giochisti vs risultatisti: come Spalletti ha sfatato il tabù e come usare le statistiche di terrybet.news sui precedenti degli allenatori

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“Allora è proprio vero che Napoli è la città dei miracoli, perché se siete riusciti a far vincere un campionato anche a me, ci può stare di tutto”Luciano Spalletti

Risultatisti vs giochisti: due rette parallele?

Risultatisti e giochisti rappresentano due etichette e come tali, servono a definire la realtà, ma allo stesso tempo, servono anche a limitarla come scrisse George Orwell nel suo capolavoro “1984”. In effetti, per la maggior parte degli allenatori, sia l’etichetta di risultatista che quella di giochista sta piuttosto stretta, soprattutto in un calcio come quello moderno che il sociologo Bauman non faticherebbe a definire liquido, ovvero privo di ruoli fissi e di idee o schemi rigidi da applicare alla cieca. In ogni caso, è difficile credere che esistano allenatori che preferisca giocare bene piuttosto che vincere, mentre è più corretto dire che ci sono allenatori convinti che per ottenere determinati risultati bisogna passare per forza attraverso il bel gioco, ed allenatori invece, che credono che il risultato sia l’unico fine e che il bel gioco sia solo uno dei tanti mezzi possibili per arrivare alla vittoria.

D’altronde, anche la definizione di bellezza è piuttosto relativa. Qual’ è il calcio più bello? Quello che fa divertire maggiormente il pubblico? Oppure quello più efficace? O piuttosto quello che trasmette la dose maggiore di adrenalina? In effetti, qualcuno si diverte nel percepire la garra che Simeone trasmette ai suoi uomini, mentre qualcun altro preferisce il calcio ostentatamente offensivo di Guardiola.

Nell’immaginario collettivo i giochisti sono coloro che non rinunciano mai ad una certa estetica e cercano di imporre sempre la propria idea di calcio su quella dell’avversario, mentre i risultatisti credono che il fine giustifichi i mezzi e preferiscono adattarsi alle caratteristiche di chi hanno di fronte. Pertanto, forse sarebbe più corretto dividere gli allenatori semplicemente in integralisti e non.

In ogni caso, la storia del calcio conta grandi successi sia in una fazione che nell’altra: tutti ricordano il Brasile degli anni ‘70, l’Ajax di Cruijff e il Milan di Sarri, ma hanno vinto e scritto grandi pagine di storia anche la Juventus di Trapattoni, l’Inter di Herrera, l’Italia di Bearzot e in ultimo il Real di Zidane (quest’ultimo più etichettabile tra i pragmatici).

Come Spalletti ha sfatato il tabù

Luciano Spalletti è stato da sempre associato a quella cerchia di allenatori le cui squadre sono belle da vedere, ma condannate sempre a perdere perché incapaci di rinunciare alla propria idea di gioco anche in contesti inopportuni. Tuttavia, il tecnico toscano non è mai stato un vero integralista, almeno negli schemi adottati, in quanto in carriera ha proposto diversi moduli e sistemi di gioco, dimostrandosi molto flessibile soprattutto nella sua prima esperienza a Roma, quando a causa di numerosi infortuni fu costretto ad inventare, molto prima di Guardiola, il falso nueve e il trequartista di inserimento. Tra l’altro, l’allenatore di Certaldo, nell’ultimo periodo e in particolare nella breve esperienza in nerazzurro, ha imparato anche l’arte speculativa del contropiede all’italiana. Tuttavia, non avendo mai vinto il campionato italiano o altri titoli degni di nota, Spalletti è sempre stato considerato un giochista, insomma uno di quegli allenatori a cui dovrebbe bastare divertirsi, alla stregua di un Zeman o Marcelo Bielsa per intenderci. Ora che ha vinto lo scudetto partendo da sfavorito, in quale categoria dovremmo collocare Luciano Spalletti? Probabilmente in una terra di mezzo e non solo per la storica impresa raggiunta. Infatti, anche se il Napoli ha offerto un’idea di gioco coraggiosa ed esteticamente molto apprezzabile, non bisogna dimenticare che i risultati sono arrivati anche grazie ad una difesa impenetrabile (difendere bene non rientra forse nella logica del giocare bene?) ed un atteggiamento risultatista da parte di Osimhen e Kvara. I due eroi del popolo partenopeo infatti, hanno sempre dribblato e attaccato in verticale, con il chiaro obiettivo di segnare e vincere, di certo non per divertirsi o divertire in un modo fine a se stesso. Diciamo che lo spettacolo è stata una naturale conseguenza della ricerca ossessiva della vittoria.

“Il Napoli è pronto a tagliare il traguardo, a festeggiare il suo meritatissimo scudetto, al termine di un cammino trionfale. In cui ha sbaragliato la concorrenza e messo fine allo stucchevole dibattito tra giochisti e risultatisti. Si può vincere, anzi stravincere, con le idee, il coraggio, la competenza e una naturale propensione allo spettacolo. Che non vuol dire essere spregiudicati – perché questo è forse il confine della discussione – ma consapevoli

Alessandro Vocalelli

Serie A: il regno dei risultatisti

Spalletti non solo ha sfatato il suo personalissimo tabù, ma anche quello dell’intera categoria dei giochisti italiani condannati ad arrivare sempre secondi. Negli ultimi 25 anni, l’unico in grado di spezzare il dominio risultatista è stato Sarri, ma alla guida di una Juventus che disponeva di un organico nettamente superiore a quello delle concorrenti. Il campionato italiano infatti, è stato dominato da Capello, vincente con Roma e Juventus, Mancini e Mourinho vincenti sulla panchina dell’Inter, Conte con Juventus e Inter ed Allegri prima col Milan e poi con la Juve. D’altronde, l’allenatore che ha vinto più campionati italiani è un risultatista per eccellenza, ovvero Trapattoni, protagonista con il suo catenaccio della vecchia antitesi con il calcio totale di Sacchi. Ad onor di cronaca però, entrambi sono stati vincenti trionfando sia in Italia che in Europa!

P.s. Ancelotti e Pioli, vincenti col Milan, rientrano in quella categoria di allenatori difficilmente catalogabili. Il primo è di formazione scacchiana, ma ha fatto dell’equilibrio e delle letture individuali il suo credo principale. Pioli invece, ha dimostrato di essere molto flessibile nelle sue scelte tattiche, passando da un calcio semplice e tradizionale ad uno innovativo e più rivoluzionario a seconda delle esigenze.

Come usare le statistiche degli allenatori?

Conoscere lo stile di gioco degli allenatori è molto importante per chi ama fare pronostici pre-partita, tuttavia, per un’analisi più attenta può essere d’aiuto andare a guardare quali sono i precedenti tra gli allenatori. Non solo il numero di vittorie e sconfitte tra i due contendenti, ma anche esiti più ricercati come il gol o l’over, oppure il risultato parziale finale. Quante volte infatti, allenatori come Allegri, Simeone, Conte e Mourinho, soprattutto nei big match e nelle partite ad eliminazione diretta, si giocano il tutto per tutto nel secondo tempo o addirittura negli ultimi 15’, dopo aver pareggiato la prima frazione di gioco?

Inoltre, per restare in tema, può essere interessante guardare quali sono i risultati più frequenti che un tipo di allenatore, ad esempio di stampo risultatista, ottiene contro tecnici dall’approccio più giochista. Terrybet News ad esempio, è un blog di pronostici che oltre alle statistiche delle squadre (in corso e sui precedenti), prende in esame anche quelle sui rispettivi allenatori per un’analisi più accurata del match.

In ogni caso, prima di puntare su un determinato allenatore, il consiglio è quello di scegliere un bookmaker che abbia delle quote vantaggiose, un palinsesto ampio e un ottimo bonus di benvenuto.