Verso Napoli-Lazio, i biancocelesti ai raggi x

Una stagione molto positiva (culminata con il ritorno in Champions League che mancava dall’eliminazione al girone iniziale dell’edizione 2007/08) che poteva essere ottima se non ci fosse stata una serie infinita di infortuni, di entità diversa, che hanno privato Simone Inzaghi di troppe pedine nella fase cruciale del campionato. Il presidente Claudio Lotito ha spinto tanto affinchè la competizione si concludesse regolarmente e, nel frattempo, ha imposto ai suoi tesserati di restare nella capitale, ma poi quando sono ripresi gli allenamenti classici sono cominciati i problemi. Ai lungodegenti Senad Lulic (intervento alla caviglia) e Lucas Leiva (operato il 4 aprile al ginocchio destro), si sono affiancati, a rotazione, Denis Vavro (stiramento), Luiz Felipe Ramos Marchi (polpaccio), Adam Marusic (stiramento alla coscia, rientrato solo contro il Cagliari), Danilo Cataldi (caviglia), Jonathan Rodriguez Menèndez “Joni” (muscolare), Luis Alberto (ginocchio), Joaquin Correa (lesione del legamento collaterale interno del ginocchio sinistro) e, causa le poche alternative ed alcune di qualità inferiore ai titolari, il rendimento della Lazio né ha risentito pesantemente: ben 5 sconfitte (contro le sole 2 della prima fase). Uno score che ha fatto svanire lo scudetto in cui tutti credevano e, con un’annata regolare, senza impegni extra da gennaio in poi, sembrava possibile per numerosi addetti ai lavori. Certi numeri, inoltre, erano dalla parte dei biancocelesti che avevano conquistato 42 punti in 18 turni del girone d’andata (mai nella storia del club) ed in questi match avevano subito solo 17 gol (terza miglior difesa del torneo). Inoltre, i capitolini hanno  inanellato una striscia di 21 risultati positivi (con ben 17 vittorie) che è stata interrotta dalla sconfitta di misura di Bergamo (3–2). Le seguenti affermazioni contro la Fiorentina ed il Torino non lasciavano minimamente presagire il successivo tracollo di una formazione capace di attaccare in ampiezza sfruttando la velocità degli esterni (positiva la prima stagione di Manuel Lazzari, incoraggiante l’apporto di Joni), con il palleggio di Luis Alberto (tecnica, visione di gioco, passaggi da trequartista, 15 assist; corre, contrasta, recupera palloni come una mezzala), con il gioco aereo su Sergej Milinkovic Savic (fisicità, talento) e Felipe Caicedo (9 reti, 2 assist), con le verticalizzazioni in profondità per le punte Joaquin Correa (tecnico, veloce, molto stimato dal mister, 9 gol) e Ciro Immobile (36 reti superando Levandoski nella classifica della scarpa d’oro ed il suo primato personale di 29 con questa maglia nel 2017/18). Per l’azzurro anche 7 assist e tanto movimento, generosità per la squadra). E’ il bomber di questa rosa che andrà ampliata e migliorata perché la Champions non può essere snobbata come è stato fatto con l’Europa League in cui certi giocatori hanno dimostrato tutti i propri limiti. Bartolomeu Jaginto Quissanga “Bastos” ha mezzi atletici incredibili, ma si fida troppo di questi e sovente commette errori che non sono ammissibili per un top difensore. Ha grande fisicità Denis Vavro, ma non basta. Il possente Jordan Lukaku ha bisogno di tempo per ritrovare la forma migliore dopo il lungo stop per i diversi problemi alle ginocchia. Sulla fascia mancina è stato schierato spesso Joni che, essendo un esterno offensivo, garantisce cross, freschezza, qualità in quella fase di gioco, ma deve migliorare ancora in quella difensiva. E’ un prospetto che merita qualche altro mese d’apprendistato prima d’una decisione definitiva che, potrebbe essere presa, subito per Marco Parolo, Senad Lulic e Lucas Leiva che non sono più giovanissimi (classe 1985, 1986, 1987). Ogni ragionamento sarà fatto dal ds Igli Tare con Inzaghi (ha superato Zoff come numero di panchine laziali, 202, stabilendo, inoltre, il nuovo primato, per ora a 203) che ha confermato d’essere molto valido, preparato, attento, pacato nelle dichiarazioni. Con pochi innesti ha migliorato il rendimento del team (8° lo scorso anno) che propone un gioco piacevole da vedere, di qualità, gestendo il ritmo a seconda delle fasi della partita e dell’avversario. Un organico in cui tutti si sacrificano, impegnano in fase di non possesso palla.