Verso Napoli-Inter, i neroazzurri ai raggi x

Vincere è il verbo preferito di Antonio Conte che vuole concretizzarlo con l’Inter già in questa prima stagione pur sapendo d’avere una rosa forte, competitiva, ma non perfetta, ideale. Lo hanno confermato i risultati ottenuti sinora: in campionato è ancora matematicamente in corsa per lo scudetto, ma la distanza dalla vetta è tanta (9 lunghezze), soprattutto considerando che ha perso molti punti con le big (2 sconfitte con la Juventus, 2 pareggi con Atalanta e Roma. Successo solo son la Lazio), in Champions League è apparsa ancora un po’ acerba, non preparata per quel livello; l’Europa League è un’altra competizione ed, ora, spostata ad agosto sarà completamente inedita, nuova per tutti.

Nell’immediato c’è la Coppa Italia che è il trofeo più facilmente raggiungibile, ma il cammino è breve, ma veramente tortuoso. Lo sa bene il tecnico salentino che ha sfruttato la pausa per analizzare dettagliatamente il suo organico, trovare le carenze, ma soprattutto i correttivi per affrontare questo rush finale intenso, decisivo. Il rebus principale è uno: Cristian Eriksen. Le sue qualità tecniche non si discutono, ma nei 120’ in cui è stato impiegato le ha mostrate poco apparendo molto in difficoltà, non a suo agio, nei rigidi movimenti del 3–5–2 dell’allenatore che, in queste sedute, lo sta provando più a ridosso delle punte, da vero trequartista (con Marcelo Brozovic e Nicolò Barella ai fianchi), zona in cui è letale sfruttando la sua classe sopraffina, la sua egregia visione di gioco (è stato paragonato a Wesley Sneijder, Rafael Van der Vaart, Michael Laudrup). Qualità che serviranno quando gli spazi sono stretti, le difese chiuse, ordinate, attente.

Non basteranno la fisicità, la potenza di Romelu Lukaku (23 gol, 5 assist in 35 presenze), la tecnica di Lautaro Martinez (18 reti e 9 assist in 31 gare, ammalato dalla sirene del Barcellona). Occorrerà anche l’apporto di Alexis Sanchez e Sebastiano Esposito che, causa infortuni e scelte, sono stati utilizzati poco. Il cileno è in forma ed ha una gran voglia di mettersi in evidenza per guadagnarsi sul campo la conferma, magari con un rinnovo del prestito (ma con riduzione dell’ingaggio). Per quel reparto la dirigenza vuole investire con oculatezza, attenzione, senza accettare valutazioni fantasiose anche se, in cassa, c’è il tesoretto derivante dalla cessione definitiva di Mauro Icardi (50 milioni di euro più 8 di bonus facilmente raggiungibili e la clausola Italia). Risorse economiche importanti anche per altri settori dove le lacune non mancano.

Sugli esterni Viktor Moses non ha convinto ed Antonio Candreva (classe 1987) sarà chiamato agli straordinari così come dovrà fare Cristiano Biraghi dato che Ashley Young è in fase calante (classe 1985). Al centro va sostituito Borja Valero (classe 1985) e valutato Matias Vecino che ha continui problemi al ginocchio che né limitano il lavoro quotidiano ed il minutaggio (indisponibile per sabato). Sullo sfondo, ma non troppo, c’è il nodo portiere. A settembre tornerà alla base Ionit Radu che “sarà formato” dal maestro Samir Handanovic che, poi, gli lascerà il posto (se sarà pronto per una così grande responsabilità). Daniele Padelli resterà ancora un anno a far da chioccia, ma nulla di più. Tornando alla stretta attualità saranno interessanti le scelte di Antonio Conte in merito alla composizione della linea difensiva dato che Diego Godin è indisponibile (ma non ha mai pienamente convinto), Stefan De Vrji, Alessandro Bastoni e Danilo D’Ambrosio sono reduci da problemi muscolari. Gli unici ad essersi allenati regolarmente sono Milan Skriniar (diffidato) ed Andrea Ranocchia (finora ultimissimo nelle rotazioni del tecnico) che potrebbero trovarsi vicini in una sfida in cui sarà fondamentale non subire gol e segnarne almeno due.

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