Verso Napoli-Inter, i neroazzurri ai raggi x

I particolari e le novità fanno la differenza nello sport, ancor più se Inter e Napoli si affrontano per la terza volta in 2 mesi. Lo sa bene Antonio Conte che, da “navigato” uomo di calcio comprende che, dopo aver giocato 33 partite, con lo stesso modulo e movimenti, deve inventarsi qualcosa per sorprendere i partenopei e gli avversari dei futuri impegni italiani e continentali. Qualcosa ha fatto intravedere nei recenti sedicesimi di Europa League in cui ha dato ampio spazio ad alcuni calciatori finora meno impiegati (avendo da loro risposte positive) e consentendo ai titolarissimi di rifiatare. Con queste formazioni inedite ha sperimentato un 4–4–2 ibrido, impuro nel senso che, sulla destra, operavano Danilo D’Ambrosio e Victor Moses con il primo che ha “ballato” tra la posizione di “braccetto” dei 3 centrali e di terzino classico come faceva lo spagnolo Cesar Azpilicueta nel Chelsea del mister salentino. Un’opzione interessante, possibile con l’ex Torino e non con altri difensori, che consente all’esterno nigeriano (vittima di un risentimento muscolare alla coscia sinistra) di avere meno compiti di copertura e più di spinta, supporto alle punte sfruttando così meglio la sua forza nello strappo, la velocità, la precisione nei cross, la lucidità nelle decisioni. Tali mansioni possono essere ugualmente affidati a Antonio Candreva che ha ben figurato nella prima parte della stagione. Sulla sinistra, da quinto o da terzino, possono agire sia Cristiano Biraghi sia Ashley Young, che devono trovare sintonia con la mezzala che si allarga per provare a mettere in difficoltà i rivali. In questa posizione l’allenatore pugliese sta provando Christian Eriksen (non è pronto per giocare da mezzala offensiva al posto di Matias Vecino nel tradizionale 3–5–2), ma finora le sensazioni non sono state buone considerando anche la pochezza del Ludogorets. Le sue qualità non si discutono, ma l’inserimento pare più complicato del previsto ed è un handicap essendo in questi mesi cruciali. Il ragazzo sta rendendo meglio da trequartista, ma il tecnico non vuole assolutamente prescindere dai 2 attaccanti veri, di ruolo ancor più con il rientro di Alexis Sanchez (dopo l’intervento chirurgico per la lussazione del tendine peroneo lungo della caviglia sinistra del 16 ottobre) che, nelle ultime uscite, è apparso vivo, dinamico, motivato, voglioso di conquistarsi un minutaggio sempre maggiore. Il cileno può essere una variante offensiva interessante soprattutto in coppia con Romelu Lukaku con cui ha una buon’intesa. Il belga è inamovibile (31 presenze, 2827’ in tutte le competizioni) perché più gioca e più migliora la condizione fisica e, poi, sembra non avvertire la fatica pur non risparmiandosi mai. Sta garantendo il suo ampio contributo in termini di gol (26), di assist (5), ma anche di sportellate con i difensori, di spizzate di testa. Finora ne ha beneficiato molto Lautaro Martinez (17 reti) con cui l’intesa è cresciuta con il passare delle gare. Si alternano nella conclusione dell’azione e nella rifinitura della stessa con l’argentino (4 assist) che, però, si sacrifica di più nella pressione sul play avverso. Entrambi creano spazi per l’inserimento delle proprie mezzeali che possono colpire anche con i tiri da fuori area. In questo reparto gli infortuni (ben 4 per Stefano Sensi, Roberto Gagliardini, Niccolò Barella, Kwadwo Asamoah, Marcelo Brozovic che è fondamentale come regista ed incontrista) non hanno consentito la necessaria continuità di impiego e la professionalità, la serietà di Matias Vecino (22 apparizioni, 3 gol, 1 assist) e, soprattutto, di Borja Valero (15 gettoni, 2 reti) hanno consentito al mister d’avere sempre elementi pronti e che, con le proprie caratteristiche, hanno fornito il proprio apporto. In difesa, le colonne portanti sono Stefan De Vryi (primo regista della squadra) e Milan Skriniar (anche lui con qualità per impostare) che si trova più a suo agio sul centro destra, ma sta agendo spesso sul lato opposto. Ciò dipende da chi è il terzo componente della linea. Con D’Ambrosio e Diego Godin deve emigrare sul versante mancino anche se, negli ultimi match, in questa zona l’uruguaiano sta rendendo bene, senza quelle smagliature di inizio stagione che avevano fatto sorgere dubbi sul suo tesseramento e, contemporaneamente, avevano dato spazio a Alessandro Bastoni che, a suon di prestazioni positive, s’è meritato conferme (16 presenze globali, 13 da titolare tra campionato e Coppa Italia) e belle parole dall’allenatore: “Rappresenta il nostro futuro. Ha personalità, gioca la palla da dietro, sa creare situazioni importanti”. Le sventano, in ultima istanza, i portieri. In 6 occasioni, i pali sono stati difesi da Daniele Padelli che, dopo qualche esitazione, titubanza, ha fatto la sua parte convincendo la società a non ingaggiare Emiliano Viviano, tenendo in panchina il 37enne Tommaso Berni (Sampdoria – Cagliari del 28 ottobre 2012 è il suo ultimo incontro disputato) ed il classe 2002 Filip Stankovic (figlio di Dejan). Non è mai facile sostituire un big come Samir Handanovic (31 rigori parati in serie A come Gianluca Pagliuca) che, rimarginata la frattura al quinto metacarpo della mano, da qualche giorno, ha ripreso ad allenarsi regolarmente con il pallone e potrebbe essere titolare domani sera.