Verso Napoli-Atalanta, i neroazzurri ai raggi x

Ai raggi X. La vicenda Alejandro “Papu” Gomez (il 26 gennaio ceduto al Siviglia) è stata gestita tranquillamente dall’Atalanta (dirigenza e squadra) che sembra non risentirne assolutamente sul piano dei risultati (7 successi, 2 pareggi, 1 sconfitta) e della qualità ed efficacia della manovra. Ad agevolare anche il minor numero di impegni (dopo la fine del girone di Champions) che ha consentito di preparare meglio le partite (sul piano fisico e tattico) di campionato e di Coppa Italia (eliminati prima il Cagliari, 3–1, e, poi, la Lazio, 3–2, che è stata per oltre 35’ in superiorità numerica) e l’ulteriore crescita avuta da Matteo Pessina (classe 1997) che, dopo le buone prove offerte (sia da mezzala sinistra sia da trequartista mancino) lo scorso anno con l’Hellas Verona di Ivan Juric, s’è calato perfettamente nel ruolo di tuttocampista (in rete contro il Sassuolo) che fu dell’argentino. In fase offensiva svaria molto, garantendo sempre un appoggio ai compagni anche se di qualità leggermente inferiore, ma i piedi sono interessanti e la personalità tanta. In fase di non possesso palla va in pressione sul play avversario e garantisce maggior aiuto ai mediani rispetto agli altri trequartisti. Ed è questo l’aspetto che ha indotto Giampiero Gasperini a cambiare come spiegato in un’intervista del 9 gennaio scorso. “Stavamo soffrendo a centrocampo e Gomez non si adattava. Ho deciso di aiutare di più Marten De Roon e Remo Freuler (non hanno vere alternative in organico e fanno un lavoro che richiede un grande dispendio d’energie) e l’abbiamo fatto anche in passato solo che questa volta la scelta non è stata accettata”. Dato che il gruppo viene prima del singolo e, soprattutto, che il mister è il principale punto di forza di questo progetto, la famiglia Percassi ha sostenuto la sua scelta privandosi del capitano. Ora la fascia è condivisa dai due centrocampisti e da Rafael Toloi (2 gol finora) che hanno il maggior numero di presenze in neroazzurro, mentre a garantire qualità, imprevedibilità al gioco ci pensa Josip Ilicic che, finalmente, nel 2021 è tornato sui suoi livelli di rendimento (3 reti e 5 assist). L’attesa è stata tanta, ora lo sloveno sta mostrando la sua classe immensa, la creatività, l’incisività, la determinazione e la spensieratezza che il covid gli avevano tolto per troppi mesi. Agire più vicino alla porta e con meno compiti difensivi (anche se lo spirito di sacrificio non manca) lo sta aiutando e vederlo all’opera è una delizia per i compagni ed i tifosi, un incubo per gli avversari che sanno che non è l’unico pericolo della formazione lombarda che gioca praticamente a memoria con un atteggiamento sempre propositivo che esalta le qualità dei singoli con azioni “preparate a tavolino” eseguite in maniera precisa, ordinata, veloce e corale. Ognuno ha il suo compito ed insieme coprono bene il campo. In fase difensiva sono tutti molto aggressivi, con i centrali difensivi che accettano l’uno contro uno e seguono il proprio rivale (anche il trequartista) ovunque. E’ uno stile unico che ha mandato in crisi anche esperti del ruolo come Martin Skrtel e Simon Kyaer, ma sta esaltando Toloi, Berat Djmsiti, Josè Palomino (da anni a Bergamo) e Cristian Romero (classe 1998) che, già forte di suo, sta crescendo tanto. Da venerdì scorso l’argentino è fermo a causa della positività al Covid. La sua consacrazione ha tolto spazio un po’ ai primi tre e non ha fatto risentire della lunga assenza di Mattia Caldara (classe 1994) il cui ginocchio sinistro torna periodicamente a destare preoccupazione. Non è stato preso alcun rinforzo in questo reparto perché il tecnico preferisce le rose non eccessivamente lunghe e, poi, ha fiducia nel croato Bosko Sutalo (classe 2000) ed, eventualmente, sta adattando De Roon e Hans Hateboer (testato da braccetto destro in poche circostanze). L’attenzione è stata concentrata sugli esterni dove sono stati bocciati i volti nuovi estivi (Fabio Depaoli è finito al Benevento, Cristiano Piccini è tornato al Valencia, Johan Mojica è rientrato al Girona) ed è stato acquistato (dal Genk per 10 milioni di euro più bonus) il danese (classe 1997) Joakim Maehele Pedersen (classe 1997) che nasce come laterale destro, ma può agire anche a sinistra. In questo ricorda il belga Timothy Castagne, ma come rendimento deve ancora dimostrare di valere come il francese passato al Leicester la scorsa estate. Ha un po’ di tempo davanti a sé, osservando ed imparando dai titolarissimi Hateboer (allenamenti differenziati a causa della caviglia sinistra in disordine) e Robin Gosens (5 gol e 4 assist) che stanno disputando un’altra super stagione come l’Atalanta che non vuole smettere di stupire.

Foto Calcio Atalanta

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