Torino-Napoli, la presentazione

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“Torino vuol dire Napoli che va in montagna” cantava Antonello Venditti e dunque il Napoli di Antonio Conte in questo sabato di ripartenza proverà a scalare le Alpi per portare a casa i primi tre punti di un tour de force che lo vedrà in campo ben sette volte in tre settimane.

Si arriva al ciclo di ferro autunnale con i muscoli ammaccati, qualche acciacco di troppo e un po’ di jet-lag sparso tra un match di qualificazione mondiale e un altro: è il calcio dei soldi  e dei pochi sentimenti, quello che ospita Israele come se niente fosse, che manderà due squadre italiane ( solo di nome, perché Como e Milan sono una indonesiana e l’altra americana)  a giocare una partita di serie A in Australia, o a esportare ancora una volta la Super Coppa Italiana nel regno del rispetto dei diritti umani.

 

Di tutto ciò, in ogni caso, ad Antonio Conte interessa il giusto, ovvero molto poco: il tecnico azzurro è concentrato su quello che aspetta i suoi ragazzi nei prossimi giorni e dunque ci sarà da soffrire, bilanciare gli sforzi e cercare un equilibrio in campo che consenta di sfruttare tutte le potenzialità della rosa.

 

Quello di sabato potrebbe apparire come un ritrovo di vecchi amici: Milinkovic, Buongiorno ed Elmas tornano lì dove sono stati felici, Ngonge, Zapata e Simeone proveranno a far sorgere qualche rimpianto in chi li ha fatti partire senza grosse remore. In realtà la partita di sabato è piena di insidie perché il Torino vive un momento di grossa difficoltà e dalla panchina di Marco Baroni – altro ex che ci rimanda ai dolci ricordi del gol scudetto del 1990 – si cominciano ad avvertire dei sinistri scricchiolii. D’altra parte il gioco di Urbano Cairo è “ carta canusciuta” come si dice dalle nostra parti: vendere i migliori ogni anno per monetizzare, puntare su giovani più o meno promettenti e su qualche reduce un po’ decaduto e gettare la croce sull’allenatore di turno, pronto a pagare se la nave granata si trovi in acque al di sotto del decimo-dodicesimo posto, standard di aurea mediocritas al quale i tifosi torinisti sembrano orami rassegnati.

 

Se l’attacco granata merita attenzione, grazie soprattutto alla verve del Cholito e a qualche sprazzo di Ngonge ( occhio anche ad Adams che non vorrà sfigurare dinanzi ai suoi connazionali McTominay e Gilmour, mentre Zapata sembra ancora lontano da una condizione accettabile dopo il lungo stop), quella di Baroni è la peggiore difesa del campionato con ben tredici gol subiti in sei partite, con la ragguardevole media dunque di oltre due gol a match. La coppia centrale equatoguineano-cilena composta da Coco e Maripan ha compiuto parecchi disastri in questo avvio di stagione, ma le colpe vanno sicuramente condivise con la leggerezza degli esterni ( Lazaro o Pedersen da un lato e Biraghi o Nkounkou dall’altro), più bravi a spingere che a coprire, e il poco filtro che Casadei e Aslani stanno assicurando al centrocampo. È probabile che Baroni, per mettere un freno alla deriva, abiuri dai suoi propositi “giochisti” e butti nella mischia la sostanza di Tameze e Masina per cercare di limitare gli azzurri, magari pensando anche una difesa a tre. È un leitmotiv che si ripeterà spesso in questa stagione, perché un po’ tutti hanno capito che lasciare spazi al Napoli significa andare incontro a morte certa.

 

Il tecnico azzurro dovrebbe ritrovarsi a disposizione l’ex capitano granata Alessandro Buongiorno e Matteo Politano ( per Rrhamani e Lobotka ci sarà ancora da aspettare), anche se è difficile immaginare che possa rischiarli dal primo minuto, soprattutto in vista di Psv e Inter, prossime e ravvicinate tappe dell’ottobre di fuoco. Potrebbero trovare spazio dunque Elmas o Neres davanti e magari Marianucci dietro che bene ha fatto con l’Under21 azzurra, per preservare Beukema per la Champions.

 

Spetterà a Billy Gilmour velocizzare la manovra e magari realizzare qualche cambio di gioco a lunga gittata, giocata che rientra nelle sue corde a differenza di quelle di Lobotka che preferisce il fraseggio corto. Sarà importante provare a dare ampiezza agli esterni ( o all’esterno se ne giocherà uno solo) o in alternativa mettere De Bruyne e McTominay in condizione di fare male alla difesa granata, lanciando Rasmus Højlund in velocità per fare a pezzi la coppia centrale piemontese. Difficile immaginare un Toro “garibaldino”, più facile prevedere il classico cuore granata a battagliare a tutto campo in una partita che rischia di diventare caotica e “sporca”: lo scorso anno in queste situazioni in Napoli è stato maestro, raccogliendo spesso il massimo con il minimo sforzo offensivo. Con la difesa ancora in emergenza e con le evidenti difficoltà dietro dei granata, potrebbe convenire agli azzurri giocare una partita più “aperta” e affidare al tocco magico dei suoi fuoriclasse la soluzione. In definitiva, potrebbe essere un match complicato ma se il Napoli saprà sbloccarlo presto, potrebbero aprirsi spazi nei quali affondare i colpi.

 

Riparte da Torino, dunque, il cammino del Napoli.  “Torino che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia”: chissà se Italo Calvino aveva immaginato che nelle sue parole avrebbe potuto rispecchiarsi la squadra campione d’Italia, lineare e logica, che arriva in terra sabauda alla ricerca di un pizzico di follia per far saltare nuovamente il banco.

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