
C’eravamo lasciati con un cross di Politano dalla destra e la magia vincente di McTominay che aveva aperto le ali all’estasi tricolore, ci ritroviamo con un cross di Matteo ed un’inzuccata vincente dello scozzese d’oro che indirizza il primo convincente successo della nuova stagione.
Eppure, la sensazione è che il Napoli che segna un gol e poi si rifugia nella propria metà campo per combattere e resistere, versione tante volte vista nella cavalcata vincente dello scorso anno, non la vedremo più tanto spesso.
È vero, per 9/11 i protagonisti in campo dall’inizio erano quelli dello scudetto ( e otto addirittura bi-scudetti) ma la squadra è apparsa lucida, determinata e poco incline a lasciare spazio agli avversari.
Il Napoli ha dominato senza troppi problemi, ha mantenuto costantemente il pallino del gioco, segnato, preso due legni e mancato altre occasioni, senza rinunciare alla ormai storica impermeabilità difensiva.
Va fatta inevitabilmente la tara di un Sassuolo molto timido in avanti e tremebondo dietro, ma l’esordio shock a Verona di un anno fa, lo scivolone interno del Milan con la Cremonese e l’Inter campione bloccata a Marassi all’esordio del campionato scorso sono tre indizi che fanno una prova: in serie A non c’è nulla di scontato, soprattutto nelle prime giornate.
Il Napoli è apparso molto dinamico e camaleontico, difficile da inquadrare in uno schema numerico: con De Bruyne e McTominay con licenza di svariare, i terzini in costante proiezione offensiva e centrale, Lobotka spesso ad impostare trai due centrali di difesa, Politano uomo ovunque, per gli avversari sarà davvero difficile trovare il bandolo della matassa.
Lorenzo Lucca le ha date (tre falli ed un giallo) e le ha prese (tante battaglie ed un’espulsione procurata), ha aperto spazi (decisivo il movimento a trascinare l’uomo sul primo gol), concluso poco (e male nell’unica occasione dopo il palo di Politano) ma è un terminale che saprà dimostrarsi utile, al netto del necessario aiuto che dovrà arrivare dal mercato.
È inevitabile che gran parte dei riflettori fossero puntati sull’esordio di Kevin De Bruyne: il fuoriclasse belga non è ancora al meglio eppure ha servito un assist strepitoso a Rahmani e timbrato il cartellino su punizione. L’abilità sui calci piazzati potrà essere un fattore determinante ma ciò che più intriga e lascia intravedere sentieri di gloria è la connessione tecnica e “spirituale” con l’MVP della scorsa stagione (e ovviamente anche della prima partita…) Scott McTominay, come di consueto dominatore in campo e assoluto leader della squadra.
Paradossalmente lo scozzese nella nuova posizione di partenza dall’out sinistro rischia di diventare ancor più letale per le difese avversarie con i suoi frequenti scambi con Debruyne e la capacità di arrivare in porta da ogni posizione (ha segnato sul primo palo sulla destra, ha spaccato la traversa dal limite tanto per fare due esempi).
Per il resto, tante conferme: Politano subito in forma smagliante come si era visto in precampionato, Rahmani sui livelli elevatissimi dello scorso campionato con Juan Jesus impeccabile, Lobotka e Anguissa (Ah, la Coppa d’Africa…) padroni del centrocampo.
Ad oggi sembra dura trovare spazio nell’undici titolare per Lang e Neres ma ci sono pochi dubbi che la qualità dei due folletti sarà determinante, a gara in corsa e non, nel prosieguo della stagione.
Qualche piccolo brivido lo ha offerto Meret, facendo sorgere il sospetto che la “pressione” di un vice di pari livello in panchina possa aver avuto qualche effetto. Il portiere dei due scudetti ha però dimostrato in lungo e in largo di essere una garanzia e Conte sarà maestro nel gestire anche questa nascente rivalità.


