
A questo punto, caro Antonio Conte, forse è il caso che la settimana di vacanza a Torino diventi un’abitudine. Perché come cantava Domenico Modugno “La lontananza sai, è come il vento, che fa dimenticare chi non s’ama”, e invece evidentemente tra Antonio e i suoi ragazzi c’è grande passione e una volta riabbracciati, la squadra è decollata.
Nel momento più difficile, con la rosa falcidiata dagli infortuni, il Napoli ha piazzato la zampata dei Campioni d’Italia, centrando tre vittorie in sette giorni e tornando in vetta al campionato.
Il successo all’Olimpico però ha un sapore speciale, perché i giallorossi covavano il colpaccio che avrebbe potuto ammazzare gli azzurri, spedirli a -5 e addirittura fuori dalla zona Champions e invece il Napoli ha disposto dell’avversario con l’autorità dei più forti, rischiando seriamente solo una volta al ‘90 quando Milinkovic Savic ha dimostrato di essere un portiere da grande squadra, inoperoso per l’intera partita e decisivo al momento giusto.
Il Napoli ha azzannato la partita dal primo minuto, pressando alto e soffocando le fonti di gioco della Roma. Il terzetto difensivo è stato superlativo con Beukema perfettamente integrato con i due totem della cavalcata scudetto Buongiorno e Rrhamani su livelli strepitosi. Ferguson non l’ha mai beccata nel primo tempo ed anche i piccoletti Dybala e Baldanzi sono rimbalzati innocuamente sul muro azzurro. Splendido il lavoro di Olivera e anche capitan Di Lorenzo finalmente sta tornando sui suoi standard abituali.
Scott McTominay si è visto poco in attacco ma è stato dominante in mezzo al campo, portando a spasso Konè e Cristante, grazie anche al consueto sostegno di Lobotka.
Noa Lang è stato propositivo e incisivo con continuità ma il giocatore che ancora una volta ha fatto la differenza è stato David Neres, una spina nel fianco dei giallorossi,,splendidamente imbeccato da Rasmus Hojlund che rimanda ancora l’appuntamento con il gol ma mette a referto un altro assist importante e una partita di grande lotta e sacrificio contro i centrali di Gasperini.
Il cambio del modulo di gioco è stato chiaramente determinato dalle circostanze dei tanti infortuni che hanno esaurito la scorta di centrocampisti a disposizione di Conte, ma con questo sistema il Napoli ha ritrovato solidità e compattezza, armi decisive nella scorsa stagione. Soprattutto però lo schieramento attuale consente di sfruttare tutta la qualità degli esterni offensivi in grado nello stesso tempo di allargarsi per dare ampiezza alla manovra ma anche di venire dentro al campo e dialogare con efficacia con Hojlund : non è un caso che così siano arrivati i gol contro Atalanta e Roma.
Il Napoli è venuto a Roma per operare il sorpasso, e sorpasso è stato e con Antonio Conte al volante non si corre il rischio di uscire di strada. La Roma “capoccia” è evaporata al cospetto di una squadra determinata, vogliosa e abituata a questo tipo di partite: la miglior prestazione degli uomini di Conte è coincisa con la peggiore di quelli di Gasperini e non è banale che ciò sia accaduto nel match che contava di più.
Certo, arrivare a gennaio con soli due centrocampisti puri a disposizione ( più gli adattati Elmas e Vergara) sarà durissima, ma se c’è un uomo capace di trovare una soluzione ad ogni enigma, quello è Antonio Conte. Che è primo in classifica a fine novembre con una squadra ridotta ai minimi termini, senza ricambi e giocando ogni tre giorni: scusate se è poco.
Arriveranno tempi migliori, torneranno Lukaku, Debruyne, Anguissa e tutti gli altri infortunati ma la notizia più importante è che all’improvviso è tornato il Napoli che sembrava essersi smarrito nel centro di Bologna dove in realtà, non si perde neanche un bambino, figuriamoci Antonio Conte.
Dispiace solo che un grande allenatore come Gian Piero Gasperini si arrampichi sugli specchi, inventi alibi inesistenti e non ammetta la superiorità del Napoli. Anzi forse no, meglio così, c’è più gusto. A Roma li chiamano rosiconi…



