Perinetti presenta “Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello”

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Appuntamento al Tennis Napoli. Nei saloni del Circolo, in Villa Comunale, non c’è una presentazione come le altre, ma si racconta una storia di famiglia, che ha Napoli nel destino. Già, la città partenopea è nel destino dell’ex direttore sportivo delle giovanili e della prima squadra del Napoli, nel destino di Giorgio Perinetti, dirigente calcistico con
un’esperienza lunga oltre mezzo secolo. – si legge su Il Mattino, a firma di Bruno Majorano – È stato due volte il direttore sportivo del vecchio club azzurro, nelle stagioni di Maradona (a cui 25 anni fa diede la notizia della scoperta di tracce di cocaina nelle sue urine e della imminente squalifica) e prima del fallimento del ecchio club azzurro. Proprio a Napoli, estate 2023, iniziò a cogliere i tormenti della figlia Emanuela, una brillante manager che l’anoressia stava divorando. In un ristorante di Mergellina, a un pranzo
d’agosto, Emanuela nascose la verità al padre e all’amico di famiglia Luciano Tarantino. Papà Giorgio le chiese perché fosse così magra e lei rispose con una bugia: : un tumore, ma non preoccuparti, mi opererò all’estero… Sarebbe morta tre mesi dopo, il 29 novembre. A 33 anni, dopo il ricovero in un ospedale di Milano arrivato troppo tardi. Giorgio capì che era finita quando la dolce etormentata figlia gli disse che aveva parlato con la madre Da-
niela, morta per un tumore nel 2015: era un sogno, mancava ormai poco all’abbraccio.
Sono stati giorni e mesi durissimi per Perinetti. Ma non si è abbandonato alla disperazione, sorretto da tanti amici, tra i quali l’allenatore del Napoli Antonio Conte, e sua moglie Elisabetta. Ha raccontato la storia di Emanuela affinché possa scuotere chi con-
vive con questo dramma nel libro “Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello”, scritto con il giornalista Michele Pennetti per Cairo Editore. Giorgio ha ricostruito i giorni della rabbia, dell’illusione, della speranza e del dolore. E da qui è ripartito, per l’ennesima volta nella sua vita. Presenta il libro oggi, alle 17.30, nel salone del Tennis Club Napoli, a pochi metri da quel ristorante di Mergellina dove Emanuela gli raccontò la più triste delle bugie: un tumore, ma non preoccuparti, mi opererò all’estero… Chi le voleva bene aveva provato a scuoterla. Come Conte, che suo padre Giorgio aveva avviato al mestiere di allenatore a Siena, come assistente di De Canio, e a Bari, dove vinsero il campionato di serie B. Antonio incontrò Emanuela a un convegno e si preoccupò. Le disse di mangiare, di curarsi, di cambiare vita. Tutto inutile. Perinetti racconterà questa storia oggi pomeriggio con Pennetti, accolto al Tennis Club Napoli dal presidente Riccardo Villari. Interverranno l’assessore comunale allo Sport Emanuela Ferrante, che segue con
impegno e affetto i giovani di Napoli, e Chiara Celentano, la rappresentante dell’Aiadap, l’associazione dei disturbi dell’alimentazione e del peso. Ci saranno tanti amici di Giorgio, il direttore che oggi è orgoglioso che nell’evento Social Football Summit sia stato istitui-
to un premio nel ricordo di Emanuela. A novembre è stato assegnato a Erinda Gorenca, Head of Partnership, Marketing Activations & Players’ Image Rights | CSR & Protocol Officer della Società Sportiva Calcio Napoli.

IL LIBRO – Accorgersene quando ormai è troppo tardi. Quello che non ho visto arrivare è l’atto di dolore che Giorgio Perinetti dedica a sua figlia Emanuela, morta il 29 novembre 2023 a trentaquattro anni per una forma acuta di anoressia. Non per ricordarla, «perché lei era così socievole e capace che tanto la ricordano tutti». Bensì per spingere chi soffre di quel diabolico male a non buttarsi via all’inseguimento di una perfezione effimera, per spalleggiare la battaglia dei tanti genitori che vedono smagrire le proprie figlie sotto i loro impotenti occhi. A Emanuela, primogenita di un direttore sportivo tra i più stimati in Italia, non mancava nulla. La bravura, la bellezza, il successo, la passione per il calcio ereditata dal padre e trasformata nella professione di influencer digitale. Aveva tutto, tranne la madre Daniela, stroncata nel 2015 da un tumore. Però non si piaceva, nonostante frequentasse il mondo dei suoi sogni di bambina. Per non prendere chili alle gambe, segnate in gioventù da un linfedema, dalla pandemia in poi aveva smesso di mangiare. E se per caso mangiava, tra una portata e l’altra andava in bagno a vomitare. Un virus molto peggiore del Covid, del quale il padre viene a conoscenza tre anni e mezzo dopo scoprendo la montagna di bugie che le raccontava la figlia pur di nascondergli l’anoressia. Li, tra visite specialistiche e ricoveri rifiutati, liti feroci e strategie di persuasione, nasce una forsennata rincorsa alla vita che iniziava a sfuggire di mano. Poi Emanuela cade in casa e da quel giorno non si rialza più. Lasciando affogare il padre Giorgio nel tormento di «quello che non ho visto arrivare». Ma convincendolo a scrivere «ciò che resta di bello», a partire dall’impegno per salvare anche una sola persona soffocata dalla stessa corda.

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