
Il sogno di una notte di mezza primavera é finito. La fatal Parma che lo scorso anno aveva schiuso le porte alla gioca tricolore, stavolta scuce, diremmo quasi definitivamente, lo scudetto dalle maglie azzurre, complice anche la rimonta vincente dell’Inter contro il Como.
Non é giusto e non é tempo di indugiare in rimpianti. Non é lo scialbo pareggio contro i ducali ad aver determinato il distacco dalla capolista, ma i punti sperperati nel lungo inverno fatto di gravi infortuni e continua emergenza. I miracoli non si possono ripetere in continuazione, altrimenti non sarebbero tali e ci sarà tempo e modo di affrontare i vari perché di tutto ciò che é accaduto in questa tribolata stagione.
Beninteso, il Napoli é secondo in classifica, ha aumentato il vantaggio su Milan e Como e può affrontare le ultime sei giornate con discreta serenità per difendere la fondamentale qualificazione alla prossima Champions League.
Certo, con lo scudetto ormai svanito e, si spera, senza grossi rischi di essere rimontati da chi insegue, comincerà lo stillicidio sul futuro di Antonio Conte, sul progetto, sui programmi e chi più ne ha più ne metta.
Le cinque vittorie consecutive avevano forse un po’ illuso, ma va ricordato che tutte erano state portate a casa con sofferenza e con il minimo scarto. Le difficoltà palesate dagli azzurri per tutta la stagione contro le squadre chiuse e con il baricentro basso avevano fatto presagire un pomeriggio complicato in terra emiliana. Ovviamente il gol subito inopinatamente dopo 34 secondi su rinvio del portiere e spizzata del centravanti ha ulteriormente complicato i piani del Napoli, che si é intestardito in un inutile e continuo imbottigliarsi centralmente che non ha prodotto alcunché.
Politano e Spinazzola hanno mostrato il rosso lampante del serbatoio delle energie, Hojlund ha battagliato con le poche energie che aveva ma sempre spalle alla porta. De Bruyne sotto ritmo non è riuscito a dare quel qualcosa in più negli ultimi metri e c’è voluto il solito McTominay per evitare la sconfitta.
Per una volta sul banco degli imputati ci va anche Antonio Conte. Non ha convito la conferma dei tre mancini in difesa (abiurata nell’intervallo a buoi scappati, si veda il primo gol) con Juan Jesus sempre fuori posizione a discapito dello strapagato e costantemente bocciato Beukema. Ma sopratutto in una partita prevedibilmente chiusa dal solito pulmann piazzato davanti la porta da Cuesta, ci saremmo aspettati la verve di Alisson Santos dall’inizio o almeno ad inizio ripresa. E lo stesso Elmas forse avrebbe potuto entrare prima.
Lazio, Cremonese, Como, Bologna, Pisa e Udinese diranno dove arriverà il Napoli: Conte dovrà essere bravo a mantenere alta la concentrazione e la barra dritta verso l’obiettivo. Ci sarà tempo per discutere e pianificare il futuro, ma lo scudetto sulle maglie dovrà essere onorato e difeso fino in fondo.




