
LÈ la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: due punti persi pareggiando in casa contro l’ultima della classe o un punto guadagnato essendo sotto 0-2 dopo mezz’ora?
Partiamo col dire che non aver perso una partita nella quale l’arbitro ha inventato un rigore per il Verona e ha annullato in maniera discutibile un gol ad Hojlund è un mezzo miracolo, che sarebbe diventato intero nel caso in cui il Napoli avesse completato la rimonta.
È comunque difficile analizzare la partita, perché gli azzurri non hanno approcciato male l’incontro eppure si sono ritrovati sotto di due gol in maniera tutto sommato casuale: il primo gol è frutto di una lettura difensiva superficiale di Gutierrez, di una improbabile prodezza di un terzino danese e della lentezza di Milinkovic nel muoversi dalla riga di porta, il secondo come detto rientra nelle follie che in epoca Var non possono esistere.
Stordito dall’uno-due veronese il Napoli ha un po’ fatto fatica a riprendersi ma, seppur senza grande lucidità, ha avuto il merito di rovesciare il piano della partita mettendo alle strette gli scaligeri. Sicuramente c’è stato un grosso passo indietro dal punto di vista della concentrazione e della determinazione ed anche la manovra è stata molto meno fluida che nelle ultime quattro partite.
Tutto abbastanza prevedibile considerando l’effetto trappola del turno infrasettimanale contro una piccola a pochi giorni da Inter-Napoli e la stanchezza del post-Ryad e delle due trasferte a cavallo di Capodanno. Ovviamente il Verona trovandosi inaspettatamente in doppio vantaggio ha giocato la partita che predilige, ovvero tutto chiuso dietro e contropiede e al ‘92 c’è mancato poco che si realizzasse la beffa con Giovane.
Conte ha provato ad applicare qualche piccola rotazione, cambiando l’intero asse di sinistra: purtroppo in questo momento tra David Neres e Noa Lang e tra Leonardo Spinazzola e Gutierrez c’è un abisso e la differenza in campo è stata evidente. Anche Buongiorno, preferito al diffidato Juan Jesus, non ha brillato, al netto dell’episodio discutibile del rigore.
Ciò detto, se non fai un minimo di turnover nel turno infrasettimanale contro l’ultima in classica, a tre giorni dal big-match di San Siro, quando dovresti farlo?
Purtroppo il Napoli in questo momento non può permettersi troppi cambi senza pagare dazio e non ha praticamente nessuno che possa modificare l’inerzia della partita entrando dalla panchina ed infatti Conte sì è limitato a tre sostituzioni: Spinazzola che ha fatto il suo, Lucca che è sempre più un corpo estraneo alla squadra e Marianucci, rispolverato dopo l’esordio schock di San Siro, bravo a fornire l’assist a Di Lorenzo.
Lobotka è apparso un po’ appannato, Elmas fuori fase e non in grado di trovare una collocazione in campo, Hojlund il suo gol l’aveva fatto ma per il resto ha visto poco la porta, mentre McTominay è stato l’uomo che ha dato il via alla riscossa con il gol ed il consueto temperamento.
Alla fine della giostra il Napoli ha evitato di cominciare l’anno al Maradona con una sconfitta – e sarebbe stato davvero clamoroso dopo un 2025 da imbattuto – tuttavia si ritrova alla vigilia di Inter-Napoli a 4 punti dai nerazzurri capolista che volano, con sei vittorie consecutive (e 9 nelle ultime 10 dopo il ko a Napoli).
Per sognare qualcosa di grande i jolly da spendere sono quasi finiti ma nulla è ancora perduto e, a volte, per realizzare un grande salto occorre una rincorsa un po’ più lunga.



