
“E adesso che dovrei posare per l’ennesima fotografia.
Sai dirmi tu per caso la migliore inquadratura quale sia?
Ormai che con un selfie fai vedere tutto a tutti e così sia. Ce la incorniciamo?
O la butto via?”
É con un misto di nostalgia e liberazione che ci si avvicina all’ultimo atto del campionato, all’ultima tappa di un ciclo.
Nostalgia, perché vuoi o non vuoi va a concludersi un viaggio durato due stagioni che ha portato in dote uno scudetto inaspettato, sofferto e memorabile, una supercoppa e la sensazione di essere subito ritornati nel posto che ci competeva.
Liberazione, perché le ultime settimane sono state una Via Crucis di inciuci, pettegolezzi, falsi scoop, narrazioni tossiche, ampio spazio dato ad un pluripregiudicato travestito da giornalista e mille voci sull’imminente futuro.
Antonio Conte ha inevitabilmente segnato gli ultimi due anni, la sua personalità e il suo carisma sono stati il fulcro degli azzurri, accentratore di responsabilità, oneri e onori. Due anni di insoliti silenzi di Aurelio De Laurentiis, probabilmente concordati e condivisi, che ora però é chiamato a riprendere in mano le redini del suo Napoli.
Arriva al Maradona l’Udinese per chiudere la stagione, e nell’indifferenza generale il Napoli é comunque chiamato a difendere il secondo posto in campionato. Potrebbe bastare un punto e in teoria anche una sconfitta a seconda di ciò che succederà a San Siro, ma non abbiamo dubbi che Antonio Conte vorrà salutare il suo pubblico con una prova convincente.
Potrebbe essere l’ultima apparizione davanti al popolo napoletano per molti giocatori, alcuni dei quali – Anguissa, Lobotka, Meret, Olivera, Juan Jesus – senza dubbio si sono ritagliati un posto nella storia del club e nel cuore dei tifosi.
Chiudere bene per ripartire. Si chiude un capitolo, se ne apre subito un altro. Nell’anno del centenario Aurelio non ha nessuna intenzione di fare passi indietro, il Napoli é pronto ad un futuro di battaglie italiane ed emozioni europee.
Mare in tempesta e cielo stellato.




