Napoli-Torino, la presentazione

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C’erano una volta i fab-four, i quattro centrocampisti stellari che Antonio Conte aveva deciso di schierare tutti insieme in mezzo al campo, rivoluzionando il modulo che aveva portato il quarto scudetto per cercare di dare nuova linfa alla squadra chiamata a confermarsi in Italia e a conquistare anche l’Europa.

In un venerdì di inizio marzo il Napoli si trova ad affrontare il derelitto Torino, passato da Baroni a D’Aversa, e di quei quattro in campo, almeno dall’inizio, non ce ne sarà nemmeno uno. Lobotka, l’ultimo dei moichani, si è fermato – si spera precauzionalmente – per un risentimento muscolare, di McTominay si sono perse le tracce dopo i due gol al Genoa, mentre pare che finalmente si riaffacceranno in panchina i lungodegenti De Bruyne e Anguissa.

Ancora una volta pertanto Antonio Conte si trova a fare i conti con l’emergenza e a improvvisare un assetto “sperimentale”. Anche perché se il centrocampo piange, non è che la difesa rida, visto che con ogni probabilità Di Lorenzo e Rrhamani si rivedranno forse solo per i saluti prima dello sciogliete le righe.

In questo equilibrio instabile il Napoli si gioca la prima di undici “finali” che devono necessariamente condurlo a confermarsi nell’Europa che conta, risultato importante per il prestigio ma imprescindibile per le casse del club e per la programmazione futura.

Di fronte troverà una squadra reduce da una vittoria scaccia fantasmi ottenuta contro la Lazio all’esordio in panchina di D’Aversa, grande amico di Antonio Conte, che le ha consentito di portarsi ad una distanza di sei punti dalla zona rossa. Il Torino sta vivendo una stagione molto complicata, che segue tante stagioni insoddisfacenti al punto che il popolo granata è sul piede di guerra contro la gestione Cairo. Inutile ricordare che in una delle peggiori partite di questo campionato il Napoli riuscì nell’impresa di perdere contro il Torino nella gara di andata, per cui in ogni caso bisognerà tenere gli occhi aperti.

Al Maradona tornerà uno dei figli adottivi di Napoli e dei due scudetti, Giovanni Simeone, che rappresenta il principale spauracchio per Buongiorno e compagni, insieme all’altro ex Duvan Zapata. Del resto il Napoli ha sofferto così tante volte contro le piccole in questa stagione di continua emergenza, che non saremmo sorpresi se anche domani sera ci sarà da patire.

Billy Gilmour sarà chiamato a prendere in mano le redini del centrocampo affiancato da Elmas, giunto al Napoli come jolly e ormai arrivato alla trentaduesima partita consecutiva in campo. L’estro di Alisson Santos e Antonio Vergara dovrà essere la chiave per non lasciare Hojlund tropo solo in balia dei tre centrali granata.

E poi c’è Romelu Lukaku, tornato al gol a Verona, e pronto nuovamente a caricarsi la squadra sulle spalle soprattutto se nel finale ci sarà bisogno di peso e muscoli in area di rigore. Anche Giovane sta dimostrando di essere in grado di poter dare un contributo entrando dalla panchina. E chissà che non ci sia la possibilità di rivedere anche solo per qualche scampolo Anguissa e De Bruyne: il belga doveva essere l’arma in più di questo Napoli ma la sfortuna si è messa di traverso.

Il Maradona è pronto a spingere i suoi ragazzi, in quest’annata sfortunata il pubblico si sta meravigliosamente compattando attorno alla squadra, forse ancor di più che negli anni degli scudetti: in fondo, come canta un altro napoletano vincente di nome e di fatto “un amore, non è amore per la vita, se non ha affrontato la più ripida salita”.

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