Napoli-Spezia: la colonna sonora prepartita

La colonna sonora pre-partita. E’ un Napoli che va criticato. Dopo la partita contro l’Inter pareva lecito ritenere il progetto tecnico guidato da mister Gattuso almeno sullo stesso livello di quello di Conte, allenatore dell’Inter in carica per la seconda stagione consecutiva ed ormai candidato principe alla vittoria dello scudetto. Eppure, le partite immediatamente successive alla disfatta immeritata contro i nerazzurri hanno lasciato spazio a ben altri giudizi di questo anno di Napoli targato Ringhio. Neppure le vittorie nette e schiaccianti contro Cagliari e Fiorentina, se comparate alle brutte prestazioni contro Lazio, Torino, Spezia, Verona e Juventus in finale di Supercoppa, possono fungere da raggio di sole confortante. Il Napoli sta deludendo sia sul piano dei risultati che su quello delle prestazioni. Recriminare non serve a nulla perché il Napoli è vittima di se stesso e si sta dimostrando squadra fragile non in grado di reagire sul campo alle pressioni esterne ed interne, soprattutto dopo partite importanti perse malamente. Il tifoso chiede rispetto, e lo grida al cielo a gran voce come lo farebbe Aretha Franklin nella celebre reinterpretazione del brano di Otis Redding, in modo da essere ascoltato e capito. Dai divani delle proprie dimore è più difficile stare al fianco della propria squadra del cuore ed è ai calciatori che tocca fare quello sforzo in più per rendere questa distanza meno insopportabile.

Il calcio contemporaneo, come spesso viene ripetuto, offre continuamente l’opportunità di rifarsi dopo un passo falso. Ma il Napoli sembra non riuscire mai a sfruttare questa legge non scritta. La continuità di risultati è ormai un ricordo antico ed Insigne e compagni non stanno facendo niente per meritarsi la stima dei propri tifosi. Sulla carta la squadra è forte e quando le cose girano essa appare come un pezzo funk di Stevie Wonder, ma quando le cose non si mettono bene -la maggioranza dei casi- essa è lenta, compassata, prevedibile e sostanzialmente brutta come un brano di Paolo Meneguzzi -con tutto il rispetto-.

Eppure anche nel becero pop di inizio anni 2000 si nasconde qualcosa di reale. E’ un Napoli che si ama o si odia, senza mezze misure.

Nonostante tutto, la notizia dell’ultim’ora in casa Napoli è la fiducia ufficiale mostrata dalle alte sfere del potere azzurro al suo allenatore. Gattuso, d’altronde, non è sulla panchina del Napoli per caso. Arrivato in sordina dopo la brutta esperienza ancelottiana, Ringhio era riuscito a riportare al centro del progetto Napoli alcuni valori che sembravano essere ormai lontani anni luce da Castelvolturno. Umiltà, sudore, passione, sacrificio, veleno. L’ex mediano del Milan e Campione del Mondo 2006 aveva conferito alla sua squadra un’identità ben precisa, una fase difensiva solida ed un coraggio tali da riuscire nell’impresa miracolosa di conquistare la Coppa Italia, meritando in finale contro la Juventus del nemico pubblico numero 1 Maurizio Sarri. A sei mesi di distanza da quell’impresa, sembra che il Napoli debba ricominciare da capo, sia sul piano tattico che su quello delle motivazioni, perché intanto si è accomodata sugli allori e ha smesso di lottare. Ma affinché tutto il mondo Napoli possa tornare a pensare dentro se stesso  we gon’ be alright, è necessario, prima di sistemare la tattica, che quei valori vengano ritrovati, mettendo da parte un essere sornione e vittima che è diventato insopportabile.

Contro lo Spezia sarà molto più che un quarto di finale di Coppa Italia. Innanzitutto, la partita contro la formazione ligure rivelazione positiva di questo campionato, è una vera e propria vendetta. Senza mezze misure, che sia con il 4231 o con il 433, bisogna vincere e convincere per proiettarsi alle prossime sfide di campionato con la giusta carica. Nella sconfitta maturata contro il Verona di Juric c’è stata una sola nota positiva: Osimhen si è rivisto in campo. Chissà se il talento nigeriano si ritaglierà anche stasera un po’ di spazio. Ciò che è certo è che il suo apporto dovrà essere fondamentale nelle prossime settimane. La stagione è ancora lunga e durante questo girono di ritorno il Napoli, questo Napoli che un giorno sta in Paradiso e l’attimo dopo all’Inferno, può raggiungere la luce perché ha tutte le carte in regola per farlo. Vietato sbagliare, che si torni ad emozionare.

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