Napoli-Sassuolo, l’analisi del giorno dopo

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“Sant’Antonio dala barba bianca fam trua quel ca ma manca”
C’è voluto Sant’Antonio Abate, nel suo giorno, per ritrovare la vittoria, smarrita da tre giornate.
Ma neppure il “santo delle cose perse” ha potuto fare miracoli contro la legge di Murphy che sembra colpire inesorabilmente il Napoli in questa annata disgraziata. Hai mezza squadra fuori e sei alla vigilia del trittico di partite in una settimana (Copenaghen-Juventus-Chelsea) che può decidere la stagione? Ecco che vanno ko anche Elmas, Rrhamani e Politano. Non ne abbia a male, Sant’Antonio Abate ma qui urge una joint venture con San Gennaro.
Ma lasciamo stare i Santi e scherziamo con i fanti azzurri. Dopo 90 minuti di  sofferenza non “uscimmo a riveder le stelle”, ma…Stellini che, senza giri di parole e facendo le veci del suo titolare,  ha chiesto aiuto a De Laurentiis e Manna, invocando urgenti interventi sul mercato (ma non era bloccato?). Saranno accontentati? Ai posteri l’ardua sentenza, direbbe il poeta, sperando di non dover attendere il 05 maggio (ma nemmeno il 31 gennaio) perché a quel tempo Napoleone sarà sicuramente passato a miglior vita ma il campionato sarà quasi concluso e di questo passo a breve Conte farà fatica a trovarne 11 da mandare in campo.
Verrà il tempo in cui bisognerà capire i perché di questa ecatombe, ma al momento bisogna elogiare il gruppo dei superstiti che sta stringendo i denti e mantenendo il Napoli a galla e in corsa su tutti i fronti, aspettando tempi migliori.
Tre punti dovevano essere e tre punti sono stati, un brodino caldo e
salutare per la classifica del Napoli. Per il resto, una prestazione non proprio da ricordare,  ma di questi tempi non è il caso di fare gli schizzinosi. La serata ha poi assunto un sapore più dolce con le notizie provenienti da Cagliari che manderanno gli azzurri a Torino domenica prossima con un margine di sicurezza.
A differenza delle ultime due scialbe prestazioni interne con Verona e Parma, il Napoli ha avuto il merito di sbloccare subito la partita e dunque per una volta non è stato assalito dall’ansia di fare gol con la mannaia del tempo che scorre. Tuttavia la squadra, probabilmente resa insicura dalle assenze e dalle poche energie, ha fatto subito due passi indietro a protezione del vantaggio, lasciando pericolosamente campo e pallone agli avversari.
Soprattutto nel primo tempo Laurentiè ha fatto venire i brividi in 2-3 occasioni approfittando di un Beukema in stato confusionale e difatti Antonio Conte ha provveduto subito ad evitare guai seri togliendo l’olandese ed arretrando Di Lorenzo nel terzetto difensivo. I ko di Rrhamani e Elmas hanno poi costretto il tecnico azzurro a stravolgere l’assetto ma per fortuna i neroverdi di Grosso non hanno impensierito Milinkovic Savic se non in un paio di occasioni.
È piaciuta la verve iniziale di Vergara, all’esordio dal primo minuto, l’attitudine alla doppia fase di Elmas e la regia sempre lucida di Lobotka, che dopo 2 anni è riuscito anche a ritrovare la via del gol e qui Sant’Antonio Abate sì che ha fatto il miracolo! Sprecare una perla così rara sarebbe stato delittuoso, ma il Napoli con buona prova di sacrificio è riuscito a portare a casa il risultato.
Conte avrà apprezzato lo spirito con cui è entrato in campo Lang, che si è fatto apprezzare per un paio di recuperi difensivi e come di consueto la leadership di McTominay che nel finale si è assunto la responsabilità di prendere i palloni più scottanti per non perdere la calma.
Hojlund è stato spesso fuori dal gioco, ma forse sarebbe più corretto dire che è stato il gioco ad essere fuori da Hojlund, visto che nonostante iabbia fatto reparto da solo, sono di fatto mancati totalmente i rifornimenti. È anche vero che  il centravanti danese è alla diciottesima partita da titolare nelle ultime diciannove ( solo con il Cagliari in Coppa Italia non è partito dal ‘1) e quindi è lecito che affiori un po’ di stanchezza. Si torna sempre al tasto dolente: con Lukaku ancora ai box e Lucca fuori dal progetto non si può pretendere sempre la luna dagli stessi uomini, altrimenti si rischia di fare la fine di Rrhamani, un altro sempre presente e i cui muscoli hanno inevitabilmente chiesto il conto.
Insomma, si parte per Copenaghen con un sospiro di sollievo in classifica e i dubbi di una squadra evidentemente stanca. Il mantra sarà lo stesso, tre punti e passare oltre: non può esserci del marcio in Danimarca, altrimenti sarà addio ai sogni europei.
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