“Dopo pioggia viene sole” diceva Vujadin Boskov nella sua lapalissiana e spicciola filosofia e così è stato. Dopo ore di incessante diluvio, appena Giove Pluvio ha concesso un po’ di tregua, è sbocciato il Napoli che con un sontuoso secondo tempo si è rimesso in corsa per la qualificazione alla fase successiva di Champions League.
La squadra di Antonio Conte è venuta a capo di un avversario scorbutico che per larghi tratti del primo tempo ha tenuto il possesso palla e intasato gli spazi con una manovra organizzata e un insieme di squadra apprezzabile. Dopo l’ora di gioco peró il Quarabag ha leggermente calato il ritmo ed il Napoli ha imposto la maggiore qualità tecnica con David Neres e Scott McTominay, autentici mattatori della serata.
Anche nelle fasi di gioco nelle quali il Napoli ha sofferto, la squadra non ha mai concesso vere e proprie opportunità agli avversari che, è giusto ricordarlo, avevano sempre segnato nelle prime quattro giornate di Champions: la ritrovata solidità difensiva con i tre centrali è una notizia confortante, sopratutto in vista di Roma e Juve in campionato. Certamente però il centrocampo a due in alcuni casi può creare difficoltà quando la superiorità numerica degli avversari è evidente, anche se si è visto un Lobotka tornato su buoni livelli.
La migliore notizia della serata, oltre ai tre punti vitali, è la maturità con la quale la squadra nel secondo tempo ha preso in mano la partita senza più lasciarla. Il punteggio finale è evidentemente bugiardo e sta stretto al Napoli, perché se è vero che i due gol sono venuti in maniera poco limpida (liscio di un difensore che causa la respinta del portiere sulla quale si avventa McTominay nel primo gol e decisiva deviazione sulla rovesciata dell’asso scozzese nel secondo), è altresì indiscutibile che il portiere azero Kochalski abbia compiuto almeno 3 prodigiosi interventi oltre al rigore parato a Hojlund e la traversa sul dolce pallonetto di Neres (di destro!) grida ancora vendetta.
Scott McTominay è stato decisivo nei due gol ma anche nella leadership in mezzo al campo e sopratutto nella ripresa ha letteralmente trascinato la squadra con accelerazioni palla al piede e contrasti in stile Premier. L’altro fattore determinante della serata è stato David Neres, una costante spina nel fianco degli azeri, con scatti, dribbling, finte, una traversa magica ed una rovesciata che stava per far venire giù il Maradona: finalmente il brasiliano sta tornato suo livelli della parte centrale della stagione scorsa e la sua connessione con Lang può diventare molto interessante. Anche se a dirla tutta la partita ha preso la direzione decisiva con l’ingresso di Matteo Politano che ha dato vita ad un inedito 4-2-3-1.
A differenza di quanto visto contro l’Atalanta i due esterni hanno dialogato meno con Hojlund , con Lang che prediligeva la soluzione sulla fascia con la sovrapposizione di Olivera e Neres che provava ad accentrarsi sfruttando i movimenti di McTominay: probabile che abbia inciso una serata non brillante del centravanti danese, confermata dal brutto rigore calciato.
La serata bagnata del Maradona con la squadra e il pubblico che hanno onorato la memoria di Diego ha detto che, dopo l’Atalanta, il Qarabag è il secondo indizio: come insegna Agatha Christie manca ancora il terzo per fare la prova e risolvere il “giallo” post Bologna, ma la sensazione è che, pur nelle difficoltà di tanti infortuni, si cominci a respirare un’aria nuova.
D’altronde si sa, “l’acqua te ‘nfonne e va, tanto l’aria s’adda cagnà”