Napoli-Qarabag, la presentazione

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La partita da dentro o fuori della Champions del Napoli, quella da vincere a tutti i costi sarà battezzata da un vento siberiano e da una pioggia battente.

E siccome i guai non vengono mai da soli, l’Uefa ha mandato al Maradona una vecchia conoscenza degli azzurri, quel simpaticone di Szymon Marciniak, l’unico uomo sulla faccia della terra che riuscì a non vedere il macroscopico fallo da rigore di Leao su Lozano che decretó di fatto l’eliminazione del Napoli di Spalletti ai quarti di finale contro il Milan.

 

Questi però sono dettagli e Antonio Conte ha spiegato a tutti, i suoi giocatori in primis, che il Qarabag è la rivelazione di questa Champions League e che il Napoli dovrà fare una grande partita per riuscire a portare a casa i tre punti di vitale importanza, se si vuole continuare ad inseguire l’obiettivo di passare il turno.

 

È vero che gli azeri hanno battuto le due prossime avversarie del Napoli nel cammino in Champions (Benfica a domicilio e Copenaghen in Azerbajan) e soprattutto hanno pareggiato 2-2 con il Chelsea che chiuderà in casa degli azzurri il girone, però il Maradona nel 2025 si è rivelato un fortino e non può essere la volenterosa squadra di Qurbanov a fermare la rimonta in classifica.

 

Bisognerà certamente fare attenzione, il Qarabag ha sempre segnato nelle prime quattro giornate ed il giocatore più pericoloso è senza dubbio il ventiseienne capoverdiano Leandro Andrade, già  sei gol in questa Champions preliminari inclusi.

 

Il Napoli però arriva alla partita rinfrancato dall’ottimo primo tempo contro l’Atalanta e dalle certezze che il nuovo modulo ha fornito all’allenatore. Conte ha confermato che il ritorno alla difesa a tre è stato dettato dall’emergenza infortuni in mezzo al campo ( e infatti ha parlato di centrocampo a due più che di difesa a tre) ma è indubbio che i troppi gol subiti dai suoi e l’assenza di un totem come Frank Anguissa abbiano  suggerito un atteggiamento più protettivo. L’obiettivo deve essere innanzitutto ritrovare l’antica solidità e quindi provare a far rimanere gli avversari a…zero alla voce gol segnati.

 

Se la classifica del Napoli non fosse così tribolata, ci sarebbe da fare qualche ragionamento in vista del big match di domenica sera contro la Roma, e allora l’auspicio è che le cose si mettano bene e nel secondo tempo si possa far rifiatare qualcuno dei “titolarissimi”. Perché è assai probabile che Conte riparta dallo stesso undici visto contro l’Atalanta, con le sole incognite legate al possibile inserimento di Matteo Politano e Matias Olivera dal primo minuto.

 

Può sembrare paradossale, ma l’emergenza a centrocampo potrebbe aver tolto minuti ad Elmas: Conte infatti preferisce avere a disposizione in panchina almeno un centrocampista per ogni evenienza e la conseguenza è che, di fatto, il macedone rischia di diventare il dodicesimo uomo, ma assai raramente un titolare.

 

Quella con il Quarabag può essere la partita di Rasmus Hojlund: il danese non segna, complice anche l’infortunio, dalla vittoria contro il Genoa ma contro i bergamaschi è apparso in ottima condizione, dialogando alla grande con le due ali e servendo il pregevole assist per il primo gol.

 

In assenza di De Bruyne, potranno servire giocate di classe per sbloccare la partita: Neres, Lang e McTominay sono gli uomini di Conte dotati di maggior classe e dai loro piedi ci si attende il guizzo decisivo.

Domani sera ricorrerà il quinto anniversario della morte del Dio del calcio e lo Stadio che porta il suo nome proverà a ricordarlo con il consueto amore. Una volta, nell’allora Coppa dei Campioni, proprio contro una squadra dell’Est, si alzò da terra e segnò uno dei suoi magnifici gol. Nessuno sarà come lui ma in certe sere succedono cose che non si possono spiegare e il genio e la fantasia si trasfondono nei piedi anche di comuni mortali.

Un altro figlio di Napoli con cui staranno scherzando insieme tra le nuvole, lo ricordò così: “Lui è un mago con il pallone, io l’ho visto alzarsi da terra e  tirare in porta. Soffia il vento d’Argentina, davanti agli occhi spalancati e pieni di grande speranza”. Ci sarà vento, ci sarà speranza e magari una mano de Dios per continuare a sognare.

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