
A Fuorigrotta l’inverno è arrivato in anticipo: pioggia fitta, vento pungente, freddo che entra nelle ossa. Eppure, come sempre, il popolo azzurro risponde presente. Già due ore prima del fischio d’inizio, una scia di ombrelli e cappucci blu invade le strade attorno al Maradona. “Nun ce ferma niente”, dice un tifoso, stringendo la sciarpa fradicia ma salda al collo. È quella la mentalità: la Champions non conosce meteo.
Al cancello 5 si sente già il ritmo dei cori che rimbalzano tra i muri bagnati. La Curva B accende la serata con la voce di migliaia di tifosi che urlano al cielo, quasi a sfidare le nuvole. La pioggia non li spegne, anzi: li compatta, li rende un’unica massa pulsante di energia. Gli spalti si riempiono con lentezza e determinazione, mentre il vento taglia il viso e il campo si illumina di riflessi argentati. Il Qarabag arriva silenzioso, ma il Maradona risponde con un rombo che fa vibrare le tribune.
Il primo tempo: Neres danza, Kochalski resiste
Si gioca in condizioni quasi ostili, ma il Napoli parte forte. Il protagonista della serata è subito chiaro: Neres.
Il brasiliano sguscia tra le maglie avversarie come se il terreno non fosse scivoloso, come se la pioggia fosse sua alleata. Ogni volta che tocca palla, la curva si alza, sente che qualcosa può accadere.
Ma davanti a lui c’è un portiere in stato di grazia: Kochalski, assoluto baluardo del Qarabag. Al 35’ respinge una rovesciata acrobatica di Neres su cross dalla sinistra di Lang, mentre al 41’ chiude su Di Lorenzo in uscita disperata.
Il rigore sbagliato: un respiro gelato
Al 56’ il Napoli ha l’occasione per sbloccare: rigore. Højlund prende il pallone, lo sistema, guarda la porta. Lo stadio trattiene il fiato. Poi la rincorsa… e la parata. Kochalski respinge, ancora lui, ancora protagonista. Un mormorio attraversa il Maradona, poi la curva riparte con un coro per rialzare i suoi. “Højlund! Højlund!”, gridano in tanti, come a dirgli che l’errore non è una colpa ma un passaggio.
La scossa McTominay: il Maradona esplode nel diluvio
Il gol arriva quando la pioggia è più forte e il freddo più amaro. Al 65’, su azione insistita sulla destra, McTominay irrompe come un ariete: colpo di testa su respinta ravvicinata del portiere avversario, finalmente battuto. 1-0. Il boato è liberatorio, un tuono in mezzo alla tempesta. La gente abbraccia sconosciuti, si battono mani gelate, gli occhiali si riempiono di gocce ma nessuno ci fa caso: il Napoli è avanti. La pressione continua, Neres semina panico e ogni suo dribbling strappa applausi, urla, “uff!” e risatine d’incredulità. E al 72’ arriva il raddoppio: ancora McTominay semina il panico, la sua rovesciata trova la deviazione di Janković, che spiazza involontariamente il proprio portiere infila nella propria porta. 2-0. Il Maradona vibra come se il sole fosse tornato a splendere.
Finale sotto l’acqua: il popolo azzurro non molla mai
Gli ultimi minuti sono una festa sotto la pioggia. Il Qarabag prova qualche timido affondo, ma la difesa del Napoli tiene e Milinkovic-Savic resta quasi inoperoso. Neres continua a cercare il gol, che meriterebbe, ma Kochalski glielo nega in ogni modo possibile: applausi sinceri, anche dagli spalti azzurri. Quando l’arbitro fischia la fine, il diluvio è totale ma nessuno si muove. I giocatori vanno sotto la curva: Højlund chiede scusa con un gesto, la curva gli risponde con un coro. McTominay viene acclamato come l’eroe della serata. Neres riceve un’ovazione da numero 10 vero, anche senza gol, proprio nella notte che ricorda i 5 anni della scomparsa del D10S.
Fuori, tra pozzanghere e vento, i tifosi camminano verso casa, gli abiti zuppi, il cuore pieno. Perché è così: quando piove sul Maradona, piove anche sulla passione, e questa notte il Napoli ha dimostrato, ancora una volta, che il suo popolo non lo abbandona mai.



