
È tutta una questione di equilibri, l’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità. Winston Churchill ha battezzato come pochi gli italiani ( “vanno in guerra come se fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come se fosse guerra”), ma il suo pensiero ben può adattarsi alla notte del Maradona che ha regalato al Napoli il primato solitario in classifica, sopravvivendo a numerosi pericoli ma intravvedendo opportunità di crescita per il prosieguo della stagione.
Tutto è bene quel che finisce bene, ma il secondo campanello d’allarme alla seconda partita casalinga soffertissima contro una “piccola” del campionato deve necessariamente indurre a qualche riflessione. Intendiamoci, filosofeggiare con dodici punti in quattro giornate e le avversarie già sgranate dietro è grasso che cola, ma conoscendo Antonio Conte a Castelvolturno ci sarà molto su cui discutere e soprattutto lavorare. Il finale di gara “distratto” contro il Pisa, si aggiunge all’analoga conclusione della trasferta di Firenze ed è davvero sorprendente vedere in una squadra di Conte leggerezze difensive come quelle di Beukema (graziato) e Di Lorenzo (punito); la stanchezza della Champions e la partita in pugno sono scusanti che sappiamo avere scarsa presa con l’ex Ct azzurro.
Il Napoli è comunque sempre stato in pieno controllo della partita ed anche i due gol subiti sono frutto di episodi estemporanei e non di veementi azioni avversarie: un rigore sfortunato ( e francamente dubbio) ed il regalo del capitano di cui si è detto. Anche se l’organizzato Pisa del campione del mondo Alberto Gilardino, pur se prevedibilmente con un baricentro molto basso, ha creato altri grattacapi alla difesa azzurra, con il controverso episodio del fallo di De Bruyne che avrebbe potuto mettere subito in salita il match e la parata decisiva di Alex Meret che ha consentito al Napoli di andare al riposo in vantaggio.
La manovra dei campioni d’Italia è tuttavia apparsa piuttosto lenta e prevedibile, soprattutto nel primo tempo, e incapace di trovare varchi nel fortino pisano. L’assenza davanti di uomini in grado di saltare l’uomo e creare la superiorità numerica ( De Bruyne ha giocato piuttosto lontano dalla porta) ha fatto si che il giocatore più pericoloso – e alla fine decisivo – sia stato Leonardo Spinazzola che ha messo a referto l’assist per il vantaggio di Gilmour e il gol da fuori del momentaneo 2-1, oltre a corsa, dribbling e coperture difensive per gli interi 90 minuti: davvero strepitoso.
A chi si aspettava scelte più coraggiose nell’undici titolare, l’allenatore azzurro ha risposto per le rime subito dopo il match: il mercato del Napoli è stato quantitativamente importante, ma per capirne la qualità bisognerà attendere la crescita dei vari giocatori abituati a giocare su livelli e in palcoscenici differenti. Che la rinuncia iniziale a Lobotka e Anguissa sia stato “un sacrificio” per Conte, lo si è compreso quando i due sono stati i primi cambi all’ora di gioco: Gilmour ed Elmas non hanno sfigurato, eppure è indubbio che gli automatismi del centrocampo azzurro abbiano ripreso i consueti ritmi con l’ingresso dei due “titolarissimi”.
A decidere la partita, in ogni caso, è stato lo splendido gol di Lorenzo Lucca al quale, vista anche la struttura fisica, è giusto concedere il tempo necessario a smaltire la prima preparazione Conte-style: la sensazione è che a fine stagione l’investimento sul centravanti di Moncalieri avrà prodotto i suoi importanti dividendi. In attesa del ritorno di Lukaku, il Napoli ha due ottimi e giovani centravanti, con caratteristiche diverse, che Conte saprà alternare anche a partita in corso, provando a togliergli pressione non solo davanti ai microfoni. Non appena la manovra degli azzurri diverrà più fluida, le occasioni per i bomber fioccheranno e ci sarà solo l’imbarazzo della scelta.
Antonio Conte oltre che un abile comunicatore è però soprattutto un grande stratega di campo. E allora il vero busillis da risolvere – per dirla alla Montalbano – che potrà aprire al Napoli orizzonti inesplorati, sarà trovare gli equilibri trai due fenomeni del centrocampo azzurro McTominay e De Bruyne. Non si può tacere infatti che in questo primo scorcio di campionato il mister salentino abbia cambiato modulo e posizione al MVP della scorsa stagione per consentirne la coesistenza con l’ex City, Anguissa e Lobotka, e tuttavia Scott è apparso lontano dal dominatore assoluto della cavalcata dello scudetto. E di qui il dubbio: vale la pena perdere l’incisività del miglior giocatore del Napoli, sacrificandolo anche maggiormente in copertura, per avere in campo contemporaneamente De Bruyne che al momento non pare ancora in forma smagliante? Se a ciò aggiungiamo che con l’attuale assetto ( al momento) non c’è praticamente spazio per Neres e Lang ( che non ha preso bene, per usare un eufemismo, il mancato ingresso in campo dopo essersi a lungo scaldato ed aver svestito la pettorina un secondo prima del gol di Spinazzola) e di fatto manca un riferimento offensivo in alto a sinistra, qualche perplessità permane.
Pensieri sui quali, in ogni caso, è dolce cullarsi guardando tutti dall’alto verso il basso. Il Napoli è lì dove voleva essere e domenica sera andrà a San Siro per provare a spiegare a casciavit e compagnia che per scucire quel triangolino tricolore dalle maglie azzurre ci vorrà ben altro che invocare il Vesuvio.




