Napoli-Lecce, l’analisi

Un’altra doccia fredda per il Napoli, l’ennesima in questa stagione, arrivata in un momento in cui gli azzurri sembravano essere riusciti finalmente a trovare la quadra giusta. Le tre vittorie consecutive conquistate con Lazio, Juventus e Sampdoria avevano fatto ben sperare non solo per il proseguo della stagione, ma anche per una possibile rimonta Champions che fino a mese fa era impossibile solo immaginare. Quest’oggi però il Napoli è scivolato di nuovo su se stesso e sui suoi errori, permettendo al buon Lecce di uscire con tre punti dal San Paolo.  Nello stadio di Fuorigrotta, quest’oggi gremito di sciarpe azzurre, il Napoli aveva avuto un buon approccio alla gara; Gattuso ha deciso di continuare la staffetta in porta schierando Ospina al posto di Meret, mentre in difesa è tornato Koulibaly in coppia con Maksimovic. Di Lorenzo, liberato così dall’incarico di difensore centrale, si è sposato a destra con Mario Rui a sinistra, mentre a centrocampo, l’ex calciatore del Milan ha optato per la coppia Lobotka-Demme affiancata da Zielinski. In avanti esordio per Politano al posto di Callejon, al fianco di Milik ed Insigne. Nei primi trenta minuti il Napoli ha fatto vedere tante cose buone, ma, allo stesso tempo, anche una difesa ballerina che ha avuto qualche problema. I due centrali spesso non si sono trovati, dando la possibilità al Lecce di farsi vedere davanti ad Ospina. Gli azzurri, molto concentranti quanto spreconi, non sono riusciti a sfruttare le occasioni avute, subendo poi anche la beffa negli ultimi quindici minuti prima dell’intervallo. Il Lecce, con Lapadula ha sbloccato la gara, portandosi in vantaggio in un momento in cui il Napoli stava provando ad alzare maggiormente il baricentro per colpire la squadra di Liverani. Dopo aver subito il gol la squadra ha iniziato ad accorciarsi e a commettere i soliti errori, figli di un nervosismo a cui gli azzurri non sanno ancora badare. Nella seconda frazione di gioco la grinta di Gattuso, che probabilmente ha scosso i suoi nello spogliatoio, ha dato i suoi frutti: dopo il cambio al quarantaseiesimo con Mertens in campo al posto di Lobotka, Milik proprio da un’azione partita dal belga e dal capitano Lorenzo Insigne, ha trovato la rete del pareggio. Con il pubblico galvanizzato per il gol del polacco, il Napoli ha cercato allora di riposizionarsi bene in campo, ma lo squilibrio in fase offensiva ha creato non pochi problemi alla manovra azzurra. Il Lecce ha cercato così di sfruttare gli spazi liberi lasciati dai partenopei e al sessantunesimo è riuscito nuovamente a passare in vantaggio con Lapadula, che ha siglato una doppietta. Gattuso, allora, ha cercato di correre ai ripari, inserendo Callejon al posto di Politano. Il neo acquisto del Napoli, alla sua prima da titolare, ha provato a dare un supporto alla squadra senza però incidere. Il Napoli, a questo punto però, ha sempre di più fatto fatica a difendersi in maniera adeguata, e le difficoltà della coppia difensiva viste nei primi minuti, sono diventate con il passare del tempo ancora più evidenti. La squadra di Liverani, alla fine ha chiuso la gara con il gol di Mancosu all’ottantaduesimo su calcio di punizione. Nei titoli di coda c’è stato spazio per una reazione personale di Callejon che ha accorciato le distanze, ma che non è bastata ad evitare la sconfitta degli azzurri. Le buone prestazioni e i punti riconquistati nelle ultime gare di certo fanno ben sperare per il futuro e questo potrebbe essere visto solo come l’ennesimo scivolone della stagione. Ma, bisogna però stare attenti ai tanti errori commessi non solo in fase di impostazione ma, soprattutto in fase difensiva, errori non solo di squadra ma anche individuale che possono costare caro. Il Napoli lo sa bene perchè non è la prima volta che costruisce tanto ma che non raccoglie nulla e proprio per questo è necessario invertire la rotta, provando a cercare maggior equilibrio in mezzo al campo. Tra l’amarezza per la sconfitta e la delusione per quel colpaccio dai tre punti che avrebbe significato posizionarsi lì in zona Europa League in attesa delle avversarie, gli azzurri lasciano il San Paolo con l’amaro in bocca e con tanti interrogativi ancora a cui dare una risposta.

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