
Un giorno, speriamo lontano, Antonio Conte lascerà Napoli e forse allora capiremo fino in fondo la grandezza di questo tecnico: la tattica, il gioco c’entrano fino ad un certo punto, quello che è incredibile è il modo in cui è riuscito ad entrare nella testa dei giocatori, ottenendo il massimo in una situazione di oggettiva emergenza.
Dopo il ko di Bologna il Napoli poteva implodere ed invece Antonio ha trovato le parole giuste, dure, provocatorie che hanno prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti: una squadra famelica, aggressiva e disposta a lasciare in campo ogni stilla di energia. I risultati sono solo una logica conseguenza ed il fatto che stiano arrivando giocando praticamente senza centrocampo è un valore aggiunto.
La squadra ha saputo dimostrare, una volta di più, di essere in grado di indossare vestiti diversi nella stessa partita. Dominante per tutto il primo tempo, il Napoli ha avuto la pecca di non mettere al sicuro il risultato come avrebbe potuto, complice una Juve di una pochezza disarmante, presentatasi al Maradona con un improponibile 5-4-1 con Yildiz falso nueve e Conceicao unico con licenza di superare il centrocampo.
Nella ripresa dopo il pareggio, piuttosto casuale, dei bianconeri, i ragazzi di Conte hanno sofferto per 10 minuti il contraccolpo psicologico di ritrovarsi in parità contro un avversario sin lì inesistente. Proprio in quel momento il Napoli ha vinto la partita, riprendendo in mano le redini del gioco e meritando pienamente il successo finale senza neanche soffrire più di tanto.
Il ritorno di Luciano Spalletti a Napoli, fischi a parte, è stato da dimenticare. L’atteggiamento oltremodo rinunciatario del primo tempo ha dell’incredibile se pensiamo allo Spalletti napoletano ( ma anche a quello romano o di Udine) che aveva inculcato ai suoi ragazzi il coraggio di fare sempre la partita, ma già in Nazionale si era vista questa strana prudenza che lo aveva fatto improvvisamente svoltare verso la difesa a 3.
Come detto prima, il Napoli ha avuto il torto di aver chiuso il primo tempo con un solo gol di vantaggio, ma quando la Juve si è trovata in parità e con l’inerzia improvvisamente a suo favore, cosa combina Luciano da Certaldo? Toglie Yildiz e Conceicao, i due migliori della Juve e gli unici che potevano creare grattacapi agli azzurri, dando un nuovo messaggio di prudenza ai suoi e rinvigorendo invece la voglia del Napoli che si è giustamente andato a prendere i tre punti. Errare è umano (5-4-1 del primo tempo), perseverare è diabolico (fuori i 2 migliori), ma il proverbio giusto Spalletti avrebbe dovuto impararlo a Napoli: Chi nun ten coraggio, nun se cocca ch’e femmene belle. Ma tanto lui ha scelto di rimanere a dormire a Torino per paura dei fuochi d’artificio e probabilmente si starà abituando alla Vecchia Signora…
È meno prosaico invece il detto napoletano che si adatta a meraviglia ad Antonio Conte: per evitare termini poco aulici ci limitiamo a dire che quando il mare è calmo sono tutti bravi a governare la nave, ma solo quando c’è tempesta si vedono i veri marinai. L’imbattibilità al Maradona nel 2025 è un dato storico ed esserci riusciti soprattutto negli ultimi due mesi ha dell’incredibile.
La copertina della partita va inevitabilmente a Rasmus Hojlund: più che la famosa legge dei grandi numeri ( il danese non segnava dal 05 ottobre) erano le ultime ottime prestazioni condite da assist e grande partecipazione alla manovra, a lasciare intravedere l’imminente esplosione in zona gol. Che ciò sia avvenuto in una notte fondamentale non fa che confermare che Rasmus abbia le stimmate del centravanti di rango e Conte non vede l’ora di poterlo sfruttare in alternanza, o perché no, in combinazione con Romelu Lukaku.
E poi, ovviamente, David Neres. Il suo maramaldeggiare dalle parti di Koopmeiners, come canterebbe Cocciante, era già tutto previsto e se Spalletti aveva pensato di limitare il funambolo brasiliano con l’inserimento di Cabal, il piano è miseramente naufragato. Neres peraltro ha spaziato su tutto il fronte offensivo, devastando i bianconeri con le sue accelerazioni, i suoi dribbling e le sue invenzioni decisive in entrambi i gol. Prezioso anche il lavoro di Noa Lang, finalmente decisivo anche in fase di non possesso.
E che dire degli ultimi due moichani del centrocampo azzurro? Elmas ha vestito con naturalezza i panni di Lobotka con aggiunta di qualche uscita in dribbling delle sue, McTominay, pur non al meglio, ha letteralmente preso la squadra in mano quando ce n’è stato bisogno, in una partita da mediano puro e facendo evaporare la presunta superiorità numerica juventina.
In generale, più dei singoli, ciò che conta è lo spirito di gruppo rinsaldato e decisivo, che ha consentito agli azzurri di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Non sarà facile, bisogna dirlo, presentarsi mercoledì a Lisbona con la fatica di questo recente tour de force sulle spalle e nelle gambe dei soliti 13-14 giocatori.
Ci sarà (poco) tempo per pensarci, ora è il momento di festeggiare la serata che ha bocciato per la settima volta di fila la Juve a Fuorigrotta e confermato che il Napoli sarà lì, battagliero e scintillante, fino all fine.
Il Maradona canta quel “Sarò con te e tu non devi mollare” che Spalletti fece imprimere sulle casacche. La notte scivola con un omaggio a Partenope ed al suo figlio illustre Pino. Come recitava uno striscione di qualche anno fa “Napule è mille culure, voi solo bianconero”. Spento, aggiungiamo noi. Chissà se la notte avrà acceso ricordi, rimorsi e rimpianti per quel che è stato e che, probabilmente, continuerà ad essere solo per altri. E, per concludere in musica, gli altri siamo noi.



