Napoli-Juventus, la presentazione

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Il rischio c’è,  inutile nasconderlo. Il rischio di perdersi guardando al passato con un po’ di nostalgia e un po’ di amarezza e sviare lo sguardo dal presente che, invece, richiede il massimo dell’attenzione.
Napoli-Juventus non è mai una partita come le altre, figuriamoci adesso che il Napoli ha al timone un signore che tra campo e panchina ha trascorso a Torino circa 16 anni, con 8 scudetti più una champions, una  uefa, coppe varie e una fascia da capitano, mentre sulla panchina della Juventus c’è un altro signore che appena trenta mesi fa ha riportato a Napoli il tricolore 33 anni dopo Diego.
Il filosofo Luciano Spalletti, dopo aver battuto le riserve dell’Udinese in Coppa Italia ha detto che “il leone vero mette tutta la forza anche contro il topolino” (saranno felici i friulani per il paragone).
Vedremo se a Napoli, dove si aspetta di vivere “un’ emozione incandescente” i suoi saranno leoni forti per destini forti  o topolini deboli per destini deboli.
A Napoli si discute sull’accoglienza da riservare all’ex condottiero. In città e a Castel Volturno Luciano girava in Panda, una gliel’hanno rubata, una l’ha regalata ai bambini del Santobono. Alla  fine ha deciso di andare direttamente alla casa madre a rifornirsi di auto e non solo ma, battute a parte, se non avesse fallito in Nazionale, probabilmente il tecnico di Certaldo avrebbe chiuso la carriera con l’Italia. Il bianconero è stato l’estremo approdo per non concludere in amarezza il percorso e l’orgoglio ferito, evidentemente, è stato più forte delle parole e delle promesse lasciate andare con un po’ troppa leggerezza. Eppure il buon Spalletti, avendo frequentato questi lidi, dovrebbe sapere che “chiacchiere e tabacchere e’lignamm ‘o banco e’ Napule nun ne ‘mpegna
Luciano lo ha imparato, i napoletani sono uomini d’amore ma “L’amore è un attimo da vivere davvero, muore  d’abitudine quell’attimo sincero. E chi l’amore pretende è già lontano da me, che sto scappando da qui”.
Dunque Spalletti è “scappato” a Torino per cercare di ringiovanire la vecchia signora lasciatagli in eredità da Tudor. Non un compito facile, perché trasformare la Juventus in una squadra che gioca a calcio, dopo anni di allegrismo spinto, è operazione complessa, già fallita da Thiago Motta.
Spalletti ha affidato le chiavi  della squadra a Kenan Yildiz, il giocatore di maggior talento che si sta affermando come una delle star del campionato. L’infortunio di Vlahovic, centravanti in scadenza ma pur sempre titolare, complicherà non poco il lavoro dell’ex ct anche perché sin qui David e Openda sono apparsi poco più che dei figuranti. Chissà se ad uno dei due sarà data fiducia, o Yildiz finirà per operare da falso 9, con Conceicao e uno tra Zhegrova e McKennie alle spalle.
I bianconeri hanno le scelte contate in difesa, dove dopo Bremer e Rugani, si è fermato anche Gatti e difatti Spalletti si è inventato Koopmeiners (sin qui disastroso a centrocampo) braccetto nella difesa a tre.
Ma come ben sappiamo se Atene piange, Sparta non ride e per non farci mancare nulla nella moria di centrocampisti, anche Stanislav Lobotka è finito ko nel riscaldamento pre-Cagliari e dunque Antonio Conte dovrà inventarsi Elmas regista o qualche altra diavoleria per far fronte all’ennesimo infortunio di questa tribolata stagione. Per il resto, con un centrocampista e mezzo a disposizione non è che si possa volare tanto lontano con la fantasia, per cui a parte il dubbio tra Spinazzola e Olivera sull’out mancino, l’11 azzurro appare piuttosto scontato.
Certo, fa un po’ effetto pensare che siamo passati dai fab-four di inizio campionato (più Gilmour ottima riserva), ai 5 piccoli indiani del centrocampo dove a dicembre  ne è rimasto in piedi solo uno, Scott McTominay sulle cui spalle sono aggrappate le speranze azzurre di mantenere il comando del campionato.
Con tutte queste defezioni è facile immaginare una partita piuttosto bloccata, con le due contendenti in attesa del varco giusto. Spalletti non sarà così ingenuo da aggredire il Napoli, perché sa che con il centrocampo ai minimi termini gli azzurri proveranno ancora una volta di più a colpire in contropiede. Con Di Lorenzo e Spinazzola (o Olivera) che proveranno ad entrare dentro al campo per dare man forte a Scott e Elmas, il vero mismatch che può rompere l’equilibrio si intravede in David Neres in orbita Koopmeiners, che non può mai avere il passo per tenere le sgasate del brasiliano: soprattuto se Cambiaso sarà attratto dai movimenti verso il centro di Di Lorenzo, il belga potrebbe trovarsi spesso uno contro uno contro Neres e la sua potrebbe trasformarsi in una serata da incubo.
Dall’altro lato, oltre al talento di Yildiz, occhio a Conceicao che spesso fa tanto fumo ma un po’ di arrosto in velocità può sempre cucinarlo.
Al di là di tutte le suggestioni e le incognite legate alle assenze, l’occasione è ghiotta: spedire i bianconeri a -8 ad inizio dicembre e, di fatto, nel limbo di metà classifica, eliminerebbe quasi del tutto una contendente dalla lotta di vertice e consentirebbe al Napoli di proseguire la marcia in testa.
Ci sono però due dati statistici che un po’ inquietano: nel 2025 il Napoli non ha mai perso in casa ( ultimo ko l’8 dicembre 2024 contro la Lazio)  e quella di domani sera sarà l’ultima dell’anno al Maradona.
Inoltre sono sei stagioni consecutive che i bianconeri tornano da Napoli con le pive nel sacco e  0 punti nel bagaglio.
Insomma caro Luciano, in nome di un vecchio amore di cui c’è ancora traccia sulle braccia ben coperte dal freddo piemontese, perché interrompere le buone e sane tradizioni?
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