Napoli-Juventus: la colonna sonora post-partita

Qual’è il suono di questo trionfo? Difficile identificarne la struttura, più semplice provare a descriverne le sfumature. E’ un suono molto lontano che arriva alle orecchie in forma di sussurro. Dalle orecchie all’anima, delicatamente. E’ un sollievo. E’ un suono semplice e paziente. Non pretende di fare rumore e non presume di lasciare il segno. E’ un suono intelligente. C’è un pianoforte delicato, a tratti dissonante, una voce carismatica che racconta del barlume di luce intravisto all’interno della solita, svilita giornata.

“Just a perfect day/you made me forget myself/I thought I was someone else/someone good”. 

E’ un suono che pervade l’aria di perfezione. E’ una perfezione fragile, che può svanire da un momento all’altro. Ogni attimo è scolpito nel tempo da mani sapienti e si mostra alla vita in una forma indimenticabile. Memoria, ecco cosa è già questo suono e cosa sarà per sempre: un dolcissimo ricordo.

E’ un suono che esprime alla perfezione la sua sorgente. Il Napoli è stata un’orchestra preparata, che ha messo l’umiltà prima di ogni altro valore, l’abnegazione, il sacrificio e, infine, l’unità di intenti. Il Napoli è stato squadra, più squadra della Juventus ed è per questo che ha vinto, meritandolo ampiamente. I meriti di questo risultato sono da distribuire equamente per tutti. Quando si arriva ad una vittoria in questo modo, infatti, vuol dire che ognuno ha fatto la sua parte correttamente, dal presidente al magazziniere. Il direttore d’orchestra, in particolare, ha svolto un lavoro perfetto, agendo sui suoi giocatori sia dal punto di vista tecnico e tattico, che mentale. L’ingrediente principale con cui è stato in grado di farsi ascoltare è stata la sua enorme passione per questo sport. In queste settimane Ringhio ha dimostrato che il calcio è la sua materia e che, oltre ad essere un uomo raro all’interno dell’ambiente, ha anche tutte le carte in regola per diventare un grande allenatore. Non è semplice capire che “L’amore è l’unica strada, è l’unico motore/È la scintilla divina che custodisci nel cuore”. Gattuso sembra esserci riuscito e, soprattutto, sembra averlo trasmesso ai suoi ragazzi. L’uomo giusto nel posto giusto, al momento giusto.

Napoli compatto, arcigno e, come non era accaduto contro l’Inter, pericoloso. Complice una Juventus molto sorniona che non è stata in grado di crearsi gli spazi giusti per innescare i suoi tenori. Cristiano Ronaldo, in particolare, ha fornito una delle prestazioni più incolori della sua carriera. Il peggiore in campo, tuttavia, è stato Pjanic, molto croce e poco delizia per i piani di Maurizio Sarri. Il tecnico toscano a fine gara si è inserito sulla scia dei colleghi Conte ed Inzaghi, supponendo di non aver meritato la sconfitta, o meglio di averlo fatto soltanto in seguito ai calci di rigore. La verità, purtroppo, fa male.

Non è facile dimenticare il passato recente. Soltanto poche settimane fa, l’idea di scendere in strada per festeggiare la vittoria di un trofeo calcistico era non solo impensabile, ma anche meschina, sotto certi punti di vista. L’Italia ha sofferto tanto ed il mondo sta ancora soffrendo tantissimo a causa della pandemia. Questo non va affatto dimenticato. Non bisogna, tuttavia, concedere spazio alla retorica o alla morale. Bisogna avere il coraggio di ammettere che di una serata di sport come quella di ieri sera c’era bisogno. Sotto questo punto di vista, l’immagine più bella della partita, oltre alla grande sportività vista in campo da entrambe le squadre, è quella dei due presidenti che, insieme, distribuiscono le medaglie ai vincitori. Onore alla sportività di Andrea Agnelli. Onore ai tifosi del Napoli che ieri hanno sfogato un po’ di angoscia grazia all’immensa passione che nutrono per la loro squadra del cuore. Onore al calcio, manifestazione in grado di gettare le basi per un futuro migliore.