Napoli-Genoa, la presentazione

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Senza tregua. Appena dismessi lustrini e pailettes della notte vincente di Champions League, al Napoli tocca subito indossare i panni da lavoro per prepararsi a sporcarsi le mani contro il Genoa.

Le prime due uscite casalinghe in campionato contro Cagliari e Pisa, due squadre che sgomiteranno nei bassifondi della classifica fino a fine stagione, hanno proposto ostacoli non trascurabili agli azzurri e dunque Antonio Conte fa bene a tenere la guardia molto alta nel match che chiuderà questo  tour de force prima della sosta per le nazionali.
Al Maradona arriva un Genoa abbastanza derelitto: la squadra di Vieira, che molto bene aveva fatto nella seconda parte dello scorso campionato e che con il beffardo pareggio dell’11 maggio aveva costretto i tifosi azzurri a tremare fino all’ultimo minuto dell’ultima partita, occupa l’ultima casella in classifica (in coabitazione con Pisa e Lecce) con due miseri punti dopo cinque giornate.
I rossoblu hanno sin qui fatto una fatica tremenda non solo a trovare  il gol (peggior attacco del campionato con 2 reti, una di Ekuban e una di Ellertsson) ma anche a creare azioni offensive. La scommessa su Lorenzo Colombo non sta dando per ora i suoi frutti e in molti rimpiangono Pinamonti. Sulla trequarti il Genoa ha una batteria di mezze punte ed esterni che tra acciacchi fisici (Stanciu e Messias) e incertezze di gioventù ( Carboni) non stanno rendendo quanto sperato. Il risultato è una manovra asfittica ed una squadra piuttosto bloccata causa anche la scarsa inventiva dei centrocampisti.
Inutile dire che se il Napoli farà il Napoli, il Genoa non si smuoverà dall’ultimo posto in classifica, ma Agatha Christie raccontava che due indizi (Cagliari e Pisa)  sono una coincidenza ma tre fanno la prova e allora sarà il caso di evitare di soffrire anche con i liguri.
È inevitabile che l’assenza di Romelu Lukaku abbia tolto peso in attacco, creando qualche difficoltà in più alla squadra contro le difese schierate. Il centravanti belga, oltre a sapersi destreggiare tra i centrali avversari ha la caratteristica di saper giocare spalle alla porta, smistando sulle fasce o favorendo gli inserimenti dei centrocampisti.
Rasmus Hojlund ha altre qualità – e le abbiamo apprezzate nitidamente contro lo Sporting Lisbona mercoledì sera –  ma certamente può crescere ancora molto nella ricerca del dialogo con la squadra. Se con De Bruyne sembra intendersi naturalmente a meraviglia, ancora manca la connessione con Scott McTominay che forse sta pagando più del previsto lo stop in precampionato che ne ha rallentato la preparazione.
Siamo sicuri in ogni caso che con l’intelligenza tattica che si ritrova, non appena avrà ritrovato lo smalto migliore,  lo scozzese saprà trovare automatismi e equilibri con il fuoriclasse belga ed il nuovo centravanti azzurro.
Difficile immaginare che Conte voglia stravolgere l’assetto e la formazione azzurra nell’ultimo match prima della “diaspora” dei nazionali, a meno che non abbia notato qualche giocatore con il fiato corto o i muscoli indolenziti (Lobotka? Gutierrez?)
È lecito aspettarsi qualche minuto di più in campo per Neres ed Elmas, mentre Lang potrà approfittare della mancata convocazione negli Oranges per lavorare due settimane con Conte e progredire nell’apprendimento dei dettami del mister tricolore.
Le difficoltà palesi del Genoa potrebbero rivelarsi una trappola per il Napoli. Vieira proverà a salvare la pelle (e la panchina) chiudendo tutti gli spazi agli azzurri, ben consapevole che consentire a De Bruyne e compagni di andare in verticale equivarrebbe a suicidarsi.
Sarebbe importante sbloccare presto la partita (quando c’è riuscito , a Reggio Emilia e a Firenze, il Napoli è andato in scioltezza), altrimenti non bisognerà farsi prendere dall’ansia e cercare il varco giusto provando ad aumentare la velocità di circolazione della palla.
Il Napoli è in vetta, dove l’aria è più rarefatta: magari domenica sera ci sarà qualcuno in meno a respirare lo stesso ossigeno.
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