
La vittoria mancata è un apostrofo rosa tra le parole Franco e Forte.
Ci vorrebbe il mitico Aldo di Chiedimi se sono felice per strappare un sorriso dopo lo scialbo e deludente 0-0 del Maradona conto i tedeschi della “città del lusso e della routine” che trasforma in una Via Crucis il prosieguo del cammino azzurro in Europa.
C’era una volta la Champions League, la competizione del calcio-spettacolo nella quale tutte le squadre, anche le più piccole se la giocano a viso aperto con ritmo e aggressività a tutto campo. Al Maradona si è assistito ad uno spettacolo davvero deprimente per colpa soprattutto dell’Eintracht che ha scientemente rifiutato di giocare, piazzando 10 uomini dietro la linea della palla e non provando nemmeno a ripartire. In più l’arbitro ha consentito ai tedeschi di perdere tempo ad ogni occasione come nelle peggiori disfide del nostro campionato.
Tra catenaccio e ostruzionismo va detto che stiamo facendo scuola in Europa.
Beninteso, i tedeschi, dopo aver preso 10 gol nelle ultime due partite di coppa, hanno giocato la loro onesta partita difensiva e se ciò è stato sufficiente per consentirgli di tornare in Germania imbattuti, la responsabilità è del Napoli che non è stato capace di imporre la sua supremazia.
Gli azzurri hanno tenuto a lungo il controllo del gioco, hanno messo in campo un prolungato ma lento possesso palla che ha prodotto la miseria di 2-3 occasioni da gol, ma non hanno mai dato l’impressione di poter azzannare la partita.
A questi livelli per vincere ci vuole qualità, nel gioco e nei giocatori. Al Napoli è mancata ovunque e alla lunga questa carenza potrà diventare un problema. Perché in assenza di De Bruyne la squadra di Conte non ha giocatori in mezzo al campo in grado di produrre una giocata vincente per servire il centravanti. Hojlund peraltro, è un giocatore nettamente diverso da Lukaku, rispetto al belga predilige la profondità ma non ha la capacità di dialogare con la squadra nello stretto nè la fisicità per giocare spalle alla porta e aprire il gioco sugli esterni o favorire gli inserimenti dei centrocampisti.
Se poi il modulo del Napoli sarà per forza di cose il 4-3-3 gli esterni devono fare la differenza: in questo momento Matteo Politano è giustamente stremato e la catena di destra è decisamente in affanno con lo stesso capitan Di Lorenzo in evidente difficoltà. Molto meglio ieri sera la fascia sinistra dove Gutierrez sta prendendo gamba e coraggio e gli scambi con Elmas, senza dubbio il migliore in campo, sono stati tra le cose migliori della partita.
Nei 25 minuti concessigli da Conte, David Neres è apparso in totale confusione e incapace di creare pericoli, mentre Noa Lang ha dimostrato di meritare più spazio degli scampoli ancora riservatigli dal tecnico azzurro.
Ecco, in questo momento di difficoltà della squadra nel rendersi pericolosa, Elmas e Lang devono necessariamente stare in campo, perché sono gli unici due giocatori in grado di saltare l’uomo e creare la superiorità numerica sulle fasce.
La squadra, sicuramente generosa, è apparsa però stranamente timorosa: di fronte al pulmann tedesco piazzato nell’area di rigore ci voleva un po’ di coraggio in più nelle giocate ed invece gli azzurri cercavano il passaggio semplice, le solite linee di gioco senza mai rischiare la giocata.
A tradire, forse nell’unica vera occasione nitida della partita, è stato proprio l’eroe dello scudetto Scott McTominay, che ha spedito in curva B un piattone facile facile su pregevole assist di Anguissa: anche lo scozzese è ancora lontano dai suoi standard e probabilmente l’assenza di Lukaku lo sta penalizzando oltre ogni previsione.
Ovviamente va anche applaudita la terza partita consecutiva senza prendere gol e, in fondo, senza nemmeno correre grandi rischi e non può essere un caso che da quando sono rientrati Buongiorno e Rrhamani la musica dietro sia cambiata. La circostanza che il Napoli sia primo in classifica in campionato pur senza praticamente avere mai avuto la coppia centrale titolare a disposizione, deve essere considerato un grande merito di questa squadra e del suo allenatore.
Insomma, è un po’ la solita storia della coperta corta: se ti copri bene e concedi poco alla fine non produci granchè davanti e sei poco pericoloso. Andando incontro all’inverno allora Antonio Conte dovrà essere bravo a trovare una bella “trapunta” alla squadra che possa coprire tutta la lunghezza del campo.
Perché la solidità è sicuramente un pregio ma chi non risica non rosica. O, come si dice dalle nostre parti, chi nun tene coraggio nun se cocca ch’e femmene belle. E Partenope, si sa, sopratutto in primavera, si trasforma nella città dell’amore



