
Se, come dice il proverbio, agosto matura i frutti e settembre li coglie, prepariamoci ad un raccolto gramo in un mese che vedrà subito Inter e Arsenal sulla strada degli azzurri.
Non é ovviamente il caso di fare drammi né di emettere sentenze alla seconda giornata di campionato, ma il debutto casalingo del Napoli di Allegri lascia tanta amarezza e una marea di perplessità. La domanda che sorge spontanea dopo il ko contro il Como é: che squadra é o vuole diventare il Napoli? Al momento é una squadra che vorrebbe difendere ma commette errori grossolani e non sa attaccare con una reale idea di gioco.
La notizia peggiore é che per sbancare il Maradona, il Como non ha dovuto nemmeno giocare una partita fenomenale: tanto possesso palla, ritmi blandi in assenza della minima pressione da parte del Napoli, poche occasioni da gol se si eccettuano i due gentili omaggi della difesa napoletana.
Beninteso, a calcio si può giocare in tanti modi e le vie delle vittorie sono varie ed infinite. Non esiste una ricetta vincente valida per tutte le squadre e per tutte le stagioni, ma l’atteggiamento tattico di una squadra dovrebbe essere una logica conseguenza della rosa che si ha a disposizione, indossando un abito che esalti i punti di forza e nasconda i difetti.
La storia di Allegri é una storia di blocco basso, di solidità e ripartenze, di agonismo e voglia di vincere senza badare tanto allo spettacolo (“per quello vado al circo”). Ora però un conto é giocare in questo modo partendo da Buffon-Barzagli-Chiellini-Bonucci o Abbiati-Nesta-Thiago Silva, un altro é farlo con la difesa improvvisata che si trova il Napoli in questo momento.
Si parla tanto di mercato e degli innesti in attacco o a centrocampo, ma l’impressione é che si sia sopravvalutata la rosa nel pacchetto difensivo. Rafa Marin, alla seconda da titolare, non appare ancora calato nella realtà del calcio italiano. Olivera continua a commettere letture allucinanti come in occasione del primo gol del Como e anche i totem Di Lorenzo e Rrhamani appaiono in difficoltà con il passare delle stagioni. Ci si ritrova così costretti a sperare che Badiashile si riveli un colpaccio, altrimenti si prevede un’annata di forti tribolazioni dalle parti di Meret.
La partita con il Como ha detto anche che il Napoli é molto indietro da un punto di vista fisico: ci sono stati momenti in cui i lariani tenevano palla ma rimanevano fermi e nessuno degli azzurri accennava una minima pressione. Anguissa é parso lontanissimo da una condizione accettabile ed é francamente inspiegabile che sia rimasto in campo 80 minuti, Politano non ha più la gamba e l’incisività per giocare da esterno alto e anche qui i 90 minuti giocati con Vergara ad ammuffire in panchina sono un mistero glorioso che Allegri dovrebbe spiegare (addirittura gli é stato preferito il semovente Neres che non toccava il campo da oltre sei mesi). E McTominay al momento non é ancora il giocatore in grado di togliere le castagne dal fuoco mentre Lobotka sembra girare a vuoto appena si prova ad alzare il ritmo.
Come dicevamo, il Como ha giocato la sua onesta partita ma senza i due cadeaux di Olivera e Anguissa-Rrhamani probabilmente non l’avrebbe portata a casa.
Da salvare tra gli azzurri qualche spunto di Lang e Alisson e il gran gol che Hojlund si è costruito da solo, in un’altra partita pressoché abbandonato a se stesso dal resto della squadra. Anche qui Allegri dovrà trovare il modo di far dialogare gli esterni con il centravanti e probabilmente sarà necessario dare più spazio ai soli giocatori in rosa capaci di dare del tu al pallone, ovvero Kevin De Bruyne e Antonio Vergara.
Insomma, non é ancora tempo di processi ma queste sconfitta potrebbe lasciare degli strascichi se non si sapranno cogliere gli spunti di riflessione e fare tesoro degli errori. Sarà interessante vedere se contro le corazzate Inter e Arsenal Allegri insisterà su modulo e uomini o mescolerà un po’le carte.
La stagione é appena iniziata e a volte uno schiaffone preventivo può costituire una svolta per un deciso cambio di rotta.
Settembre poi, ci prenderà.




