
“Potrebbe essere peggio, potrebbe piovere”.
In una stagione già balorda, quando sei pieno di infortunati, ti ritrovi a giocarti una qualificazione contro un avversario giovane, forte e riposato da 10 giorni di “vacanza”, mentre tu tre giorni prima sei uscito claudicante dall’ennesima battaglia, su un campo pesantissimo per il regalo di Giove Pluvio, cosa altro può accadere?
Può sempre arrivare un Manganiello qualsiasi a bastonarti e poi ci pensa la “crudele lotteria dei calci di rigori” come avrebbe detto l’immenso Bruno Pizzul a completare l’opera.
Il Maradona applaude. Applaude e ringrazia i suoi sfortunati ragazzi che ancora una volta hanno provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Lo spauracchio Como di Cesc Fabregas, alla fine, ha fatto poca paura. Sì uno sterile possesso palla, qualche bella azione manovrata, ma nel complesso il Napoli di Antonio Conte avrebbe meritato la vittoria.
Ritrovatosi sotto con il solito rigore (netto stavolta, per carità) il Napoli ha preso in mano le redini del gioco, costringendo i lariani ad una partita contro natura, costretti a rinculare e a rinunciare al pressing offensivo.
Il gol di Antonio Vergara, tre reti e un rigore procurato nell’euro ultime quattro partite che certificano la sua deflagrazione, é la perfetta sintesi di come si può far male ad una squadra spagnoleggiante: verticalizzazione immediata, tocco di classe di Hojlund e Vergara lanciato negli spazi che con freddezza punisce la difesa alta avversaria.
Gli azzurri hanno poi sfiorato il raddoppio e l’avrebbero meritato. Certo, se avessero giocato 40 minuti con l’uomo in più come sarebbe stato giusto e sacrosanto, magari saremmo qui a parlare ei qualcosa di diverso da un’eliminazione al sedicesimo rigore, ma tant’è.
Antonio Conte si ritrova così a febbraio fuori dalla Champions e dalla Coppa Italia, con lo scudetto lontano 9 punti e una squadra ancora falcidiata da mille infortuni. L’alibi é evidente e non si può dire nulla all’applicazione e impegno dei calciatori.
Finalmente ieri sera si é vista una buona partita di Beukema, Elmas é stato il migliore giocando una partita a tutto campo di grande generosità e lucidità, mentre Giovane e Allison sono apparsi ancora fuori dal contesto di squadra.
Nel quale invece si é ormai calato con la naturalezza dei predestinati Antonio Vergara, sempre più decisivo sotto porta ma sopratutto l’ultimo a mollare anche nei contrasti e nei recupero difensivi.
Restano dunque quattordici partite da affrontare con una intera settimana di preparazione e con il coltello tra i denti per provare a distanziare chi c’è dietro ed avvicinare chi é davanti.
“Dopo pioggia esce sempre sole, dopo salita c’è sempre discesa” diceva quell’inguaribile ottimista di Vujadin Boskov. Anche se continuare a pensare positivo, quando tutto va storto, diventa un atto di fede.




