Napoli-Cagliari, l’analisi del giorno dopo

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Per 94 lunghissimi minuti il sospetto che il tempo dei miracoli fosse terminato il 23 maggio scorso ha cominciato lentamente ma inesorabilmente ad insisnuarsi nella testa e nei cuori dei cinquantamila ( e spiccioli) del Maradona.

Poi è bastato un cross basso ( Alleluja!) di Buongiorno e la Zamb…ata di Frank Anguissa  per scatenare il delirio azzurro e mandare Conte e la sua banda di pirati alla pausa delle nazionali guardando tutti dall’alto in basso.
Non tutto è oro quel che luccica però,  e anche se Mister Scudetto si è detto soddisfatto della prestazione dei campioni d’Italia, ci sarà da riflettere sulle difficoltà incontrate contro il catenaccio old style in salsa cagliaritana.
Onestamente non avevamo creduto nemmeno per  un secondo alle parole bellicose di Pisacane che aveva annunciato urbi et orbi un Cagliari a viso aperto a sfidare il Napoli: dentro Palestra al posto di una punta, 5-4-1 spesso divenuto 5-5-0 e via con la resistenza ad oltranza. Fossimo stati nell’allenatore cagliaritano a fine partita avremmo citato l’immenso Petisso Pesaola: “Volevamo attaccare ma ci hanno rubato la idea”.
In realtà le idee della compagine isolana sono apparse chiarissime dai primi minuti di gioco non solo per lo schieramento oltremodo difensivo ma anche per l’estenuante teatrino delle continue perdite di tempo dei suoi giocatori, stramazzati al suolo ad ogni contrasto per guadagnare qualche minuto verso l’agognato triplice fischio finale.
Il calcio italiano ( la classe arbitrale in primis) non vuol capire che così si distrugge il gioco e si penalizza il talento e lo spettacolo ma Il Dio del calcio spesso punisce chi esagera con l’ostruzionismo e la beffa per i propri rossoblu è arrivata proprio quando pensavano di averla sfangata.
Kevin Debruyne, apparso un po’ spaesato, si sarà chiesto dove è finito: abituato ai ritmi della Premier, alle piccole che se la giocano colpo su colpo e alla sportività nei contrasti e negli atteggiamenti avrà capito che la Serie A, sicuramente molti livelli più in basso da un punto di vista tecnico, presenta  altre difficoltà alle quali dovrà abituarsi. Con il talento ed il cervello da fioriclasse, non abbiamo dubbi che lo farà, ma lo immaginiamo più a suo agio nelle notti di Champions che a battagliare tra 4-5 mediani avversari in un fazzoletto di campo.
Le difficoltà dei partenopei, dinanzi a cotanto bunker cagliaritano, sono principalmente ascrivibili ad un tris di motivazioni:
1) una condizione non ancora brillante delle menti pulsanti del centrocampo azzurro (Lobotka-McTominay-Debruyne) che non consente una rapida circolazione di palla per aggirare le difese avversarie schierate;
2) l’assenza al momento di valide soluzioni dalla panchina in grado soprattutto di garantire freschezza, cambio di passo e incisività nell’uno contro uno: ieri mancava Neres, Lang per Conte non è ancora pronto (anche se qualche spunto su è visto) ed Elmas e Hojlund erano tra tribuna ed aeroporto;
3) l’inevitabile considerazione che Lucca non è Lukaku ma i compagni non hanno ancora imparato come servirlo e lui come adeguarsi al contesto. Tutto abbastanza nella norma: la squadra prova ancora ad appoggiarsi sulla punta ma Lucca non è bravo come BigRom ad aprire il gioco e probabilmente soffre i carichi della prima preparazione by Conte. Dietro i banali errori anche in facili passaggi c’è anche l’ansia da prestazione di chi si è trovato all’improvviso al centro dell’attacco dei Campioni d’Italia con gli spifferi di un danese da 50 milioni in arrivo: magari un po’ di responsabilità in meno lo aiuterà a crescere.
Ciò detto, ovviamente, ci sono anche tanti aspetti positivi da rimarcare nella notte di fine agosto di Fuorigrotta.
La difesa si conferma impenetrabile, in due partite 0 gol subiti ma soprattutto quasi nessuna occasione concessa agli avversari.
Finalmente è tornato disponibile Alessandro Buongiorno, subito decisivo nell’area avversaria con l’assist vincente in attesa di tornare ad esserlo dinanzi a Meret (o Milinkovic-Savic se e quando sarà…) ma Juan Jesus si è confermato affidabile di fianco al solito impeccabile Rahmani.
Matteo Politano ancora una volta si è dimostrato  il più in forma, novantacinque minuti di corsa a tutto campo, finte,  cross, abnegazione e grande qualità; anche Leonardo Spinazzola è arrivato spesso sul fondo, patendo l’assenza di un riferimento fisso sulla fascia dinanzi a se, con Scott McTominay spesso accentrato o in area a dare sostegno a Lucca.
Da ultimo, l’esordio di Ambrosino dopo quello di Vergara a Reggio Emilia dimostra  l’esplicita volontà di Conte di considerare i  due ragazzi del vivaio parte del progetto: non siamo ancora al “Zidanes y Pavones” di florentiniana e madridista memoria ma qualcosa si muove.
Insomma, si va alla prima sosta con sei punti in classifica: gli ottimisti potranno dire che abbiamo tre punti in più dello scorso anno, i pessimisti che anche il Napoli campione in carica di Garcia aveva sei punti dopo due giornate.
Io sarei stato contento anche in caso di pareggio” ha detto Antonio Conte dopo il match ma abbiamo visto il suo naso allungarsi fino a Collodi…
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