Napoli-Bologna, l’analisi del giorno dopo

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Canta Napoli! Napoli petrolifera!” direbbe Renato Carosone.

Chiediamo subito umilmente scusa alla Lega calcio e all’Arabia, ci rimangiamo tutto. Serie A, Coppa Italia, Supercoppa e pure la Champions League: che il Napoli giochi sempre a queste latitudini.
Mentre immaginiamo Aurelio De Laurentiis intonare “M’aggio affittato nu’cammello, m’aggio accattato nu turbante” – in prestito secco evidentemente il primo, con obbligo di riscatto il secondo – non possiamo non constatare che in quel di Riyad è fiorito un grande Napoli che, a conti fatti, ha dominato a piacimento prima il Milan e poi il Bologna con punteggi che non hanno assunto dimensioni tennistiche solo per la bravura dei portieri avversari e per gli errori sotto porta degli attaccanti azzurri.
Antonio Conte ama ripetere che solo chi vince può raccontare la storia e lui oramai può rivestire i panni di un autorevole storiografo, essendo riuscito ad inculcare la mentalità e l’ossessione della vittoria nei suoi ragazzi, reduci da un’annata disastrosa come quella post-scudetto di Spalletti e subito capaci di cambiare registro, ritrovando la retta via.
Il mister ripete da inizio anno che questa sarà una stagione complessa e difficile, intanto a Natale ha già messo il primo trofeo in cascina e, pur tra mille difficoltà e infortuni, è in piena corsa sugli altri tre fronti. Se il Napoli riuscirà a tenere botta fino a fine gennaio, con il rientro dei vari fuoriclasse ancora fermi ai box potrebbero schiudersi veri e propri orizzonti di gloria.
Il modo in cui la squadra si è compattata nelle difficoltà fa pensare che, come recita l’antico proverbio “ogni impedimento è giovamento”, ma nulla accade per caso e se da Bologna a Bologna c’è stata questa incredibile trasformazione da “morto da accompagnare” a banda di squali assetati di sangue, il merito è tutto dell’allenatore.
Beninteso, la Supercoppa brillantemente conquistata non deve trarre in inganno: lo scorso anno il Milan tornò dall’Arabia in trionfo ma iniziò una lenta e terribile discesa che lo portò fuori dalle zone alte della classifica. Gli azzurri quest’anno hanno avuto troppi alti e bassi per poter essere certi che il paziente sia definitivamente fuori pericolo, ma è indubbio che la versione deluxe ammirata in queste due partite, e contro  avversarie con le quali si era perso e male in campionato, lascia immaginare che qualche click possa essere scattato nella mente dei giocatori,
Una vittoria così schiacciante può convincere i giocatori della propria forza, può far lievitare l’autostima e pensare che nessun traguardo può essere precluso.
I meriti di Conte non finiscono sul piano delle motivazioni ovviamente, perché il tecnico salentino ha saputo adattare alla squadra un nuovo abito tattico che ha fatto definitivamente esplodere David Neres. Il talento brasiliano spostato sulla destra con licenza di accentrarsi  si è trasformato in un’autentica iradiddio squarciando con il suo talento e la sua corsa il Bologna. L’immenso lavoro che Rasmus Hojlund fa dal primo all’ultimo minuto, battagliando con i centrali e dialogando con gli esterni è un altro dei marchi di fabbrica del nuovo Napoli vincente.
C’è poi il coraggio di schierare come esterni “bassi” non due terzini, ma due vere e proprie ali come Politano e Spinazzola che hanno di fatto reso inerme il Bologna proprio sulle fasce, dove Cambiaghi, Orsolini ma anche Holm e Miranda avevano devastato il Napoli al Dall’Ara in campionato.
Per non parlare del lavoro anche difensivo di Elmas e Neres e qui davvero Conte deve aver fatto un lavoro enorme sulla testa dei giocatori.
E poi c’è Stanislav Lobotka, che in serate come questa sembra la reincarnazione di Andrea Pirlo per come prende in mano la squadra e la fa girare a suo piacimento: con un “mediano” come Scott di fianco ovviamente la vita è più  facile, ma è evidente che da quando lo slovacco è rientrato il Napoli abbia ricominciato a viaggiare a meraviglia.
E che dire di Juan Jesus? Lucido, attento, concentrato e sempre in anticipo a costituire con Rrhamani e Di Lorenzo un terzetto invalicabile: Milinkovic ha trascorso una serena vacanza in Arabia senza praticamente sporcarsi i guantoni.
Insomma, come si canta ormai da tempo “Napoli torna campione” non è più un sogno nel cuore ma una solida e ripetitiva realtà. Certo, dispiace che i tifosi non abbiano potuto festeggiare insieme ai ragazzi, a chilometri di distanza. Ma siamo certi che a Napoli e dintorni si siano anticipate cene natalizie con polpette, parmigiane, linguine agli scampi, castagne e un buon bicchiere di vino, magari accanto ad un bel camino.
Dai cammelli alle renne è un attimo e sulla slitta del Babbo Natale azzurro c’è in dono una Supercoppa. L’anno nuovo è alle porte e la sensazione è che i regali non siano finiti: “e per sognare poi qualcosa arriverà
fonte della foto: sscnapoli.it
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