Napoli-Bologna, l’analisi del giorno dopo

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Non ce la fa proprio il Napoli a mettersi alle spalle questa stagione piena di contraddizioni.

Sembra quasi ci provi gusto questa squadra a soffrire e far soffrire fino alla fine, rovinando i piani del prossimo fine settimana ai tifosi con una trasferta a Pisa alle 12.30 che da passeggiata di salute si trasforma in partita più importante dell’anno.
Servivano tre punti al Napoli per qualificarsi alla Champions League e il Bologna in vacanza da oltre un mese sembrava la preda perfetta: zero gol nelle ultime tre partite e un atteggiamento da squadra che ha ormai mollato e invece al Maradona si é rivisto il miglior Bologna della gestione Italiano, che ancora una volta si sarà fatto apprezzare da De Laurentiis presente in tribuna.
Ovviamente il Napoli ci ha messo molto del suo per rivitalizzare i felsinei giocando l’ennesimo primo tempo horror di questa annata, in totale balia dell’avversario e con un approccio degno della vitalità di un bradipo sudamericano.
Il gol di Bernardeschi é stato favorito da un sonnellino dell’intera retroguardia che ha lasciato al 10 rossoblù tutto il tempo di controllare, guardare la porta, prendere la mira, sorseggiare un caffè e tirare in porta. Il secondo é stato un omaggio di capitan Di Lorenzo che si é fatto perdonare poi con il gol che ha mandato le squadre al riposo con l’inerzia dalla parte del Napoli.
E difatti nella ripresa si é visto un altro Napoli  che ha schiacciato l’avversario nella propria trequarti, ha trovato il pareggio con una gran giocata sull’asse Hojlund-Alisson per poi però colpevolmente  riaddormentarsi quasi accontentandosi di un inutile pareggio. A quel punto perché non completare la frittata lasciando spazio a Miranda e Rowe per la beffa finale nel recupero?
In una nuova serata amara da salvare c’è solo la voglia di Alisson e la caparbietà di Hojlund, per il resto notte fonda. Trai più in ombra ancora una volta Lobotka e francamente non si capisce cosa ancora debba succedere per dare un po’di spazio a Gilmour. Giovane ha dimostrato ancora una volta di non essere adatto a questi palcoscenici e anche qui si fa fatica a comprimere come Sant’Elmas sia diventato da tuttofare onnipresente un comprimario da ultimi 15 minuti.
Bologna si conferma una regola. Amara. Sei punti sottratti ai campioni d’Italia tra andata e ritorno e macerie assortite lasciate sul campo azzurro.
Tra dubbi sul futuro di Conte e Manna, il silenzio protratto del Presidente, giocatori con la testa già altrove, incertezze che si ripetono da inizio anno e strani blackout collettivi, Pino Daniele canterebbe “Votta a’venì n’ata stagione”.
Il problema é che questa non é ancora finita e a 180 minuti dal termine c’è ancora da sudare per conquistare l’obiettivo. Chi pensa che questa squadra andrà a passeggiare a Pisa non ha capito niente. Ci sarà da soffrire. Fino in fondo.
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