
“Conte va via”, “Conte resta ma depotenziato”, “Conte infastidito dalle critiche”. “Mezza squadra odia Conte”. “Gasperini chiama Manna a Roma”. “Rivoluzione Napoli: via Lukaku, Anguissa, Lobotka, Meret e Juan Jesus”.
La sarabanda é partita e continuerà così fino a quando non ci saranno annunci ufficiali, probabilmente a fine campionato, ma poi proseguirà per mesi e mesi fino ad agosto.
Con la Champions ad un passo ma non ancora matematica e con tre partite da giocare, due davanti al proprio pubblico, si fa fatica a rimanere concentrati sul campo e a non farsi distrarre da voci, gossip e chiacchiere assortite.
Al Maradona arriva il Bologna, avversario mai banale in questa stagione: il ko dell’andata produsse un “je accuse” di Antonio Conte ai suoi giocatori e la “fuga” a Torino durante la pausa nazionali, in Arabia invece contro i rossoblu si vide una delle migliori versioni del Napoli che portò a casa il secondo trofeo della gestione Conte.
La squadra di Vincenzo Italiano, che per sua stessa ammissione ha concluso la stagione da settimane, é piena di talento ma anche di incostanza: non é stata un’annata all’altezza delle precedenti ma pare che i felsinei ripartiranno dal tecnico il cui nome dai tempi degli elogi che De Laurentis gli fece quando allenava lo Spezia, ad ogni mercato, é accostato al Napoli.
La notizia del giorno é senza dubbio il rientro del capitano Giovanni Di Lorenzo, la cui assenza ha costretto Conte a virare decisamente verso la difesa a tre. Il lungo infortunio del capitano, unito a quello di Rrhamani, ha senza dubbio indebolito la retroguardia azzurra, mai a livelli di impenetrabilità della stagione tricolore.
Il match di lunedì sera sembra l’ideale per regalare una serata di spettacolo al pubblico del Maradona che non ha mai abbandonato la squadra, nemmeno nei periodi più duri. Il Bologna, libero da assilli di classifica, giocherà una partita a campo aperto consentendo al Napoli di trovare gli spazi che tante volte, sopratutto in casa, si sono rivelati angusti.
E allora quale occasione migliore per De Bruyne e Alisson Santos per mettere in mostra talento e accelerazioni e rifornire Rasmus Hojlund di quei palloni a lungo attesi invano nella trequarti avversaria?
Insomma, una sera di maggio per regalare una gioia al pubblico, incamerare tre punti e mettere in cassaforte la certezza di ascoltare la musichetta della Champions anche il prossimo anno. E poi si vedrà il futuro cosa riserverà ai colori azzurri: il presidente parlerà, prenderà le sue decisioni con una certezza assoluta: cambieranno nomi, allenatori, giocatori e dirigenti ma il progetto azzurro non ha nessuna intenzione di fermarsi.




