Napoli basket-Palargento, ci siamo

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Il Mattino, a firma di Stefano Prestisimone, fa il punto sulla questione Mario Argento. “C’è una svolta verso il tentativo di ricostruzione del Mario Argento, obiettivo primario nel progetto di Matt Rizzetta e del suo Napoli Basket. L’incontro che potrebbe aver dato una spinta alla vicenda è quello che ha visto protagonisti Rosario Procino, il managing director cui Rizzetta ha chiesto di seguire l’affare Mario Argento, il d.g. Riccardo Marziantonio e Rino Manna, titolare del Palapartenope, che dal primo momento si era reso disponibile a stare nel progetto per la ricostruzione del vecchio palasport, chiuso da 28 anni. In questa occasione è stato chiesto a Manna di cedere le sue strutture al Napoli Basket perché la ricostruzione ha bisogno di più spazio (anche per parcheggi, negozi) rispetto a quelli del vecchio impianto che aveva solo un piccolo piazzale posteriore. E quindi il nuovo impianto sarebbe costruito sfruttando gli spazi ex Palargento (e la demolizione delle vecchie tribune con smaltimento) e anche tutti gli spazi di Manna, ovvero Palapartenope e Casa della Musica. E Manna ha accettato. Chiedendo di restare come direttore artistico degli eventi musicali e teatrali. La presenza all’incontro anche di Vincenzo Papa, dirigente degli impianti sportivi del Comune di Napoli, è la prova che c’è una certa concretezza dietro questa svolta e che il sindaco Manfredi quindi la prenda seriamente in considerazione. Rino Manna conferma: «Stiamo discutendo, sono state fatte delle offerte e si devono decidere alcune cose. C’è grande interesse del Napoli Basket di unificare gli spazi e coinvolgermi in questa operazione. Comunque sì, io cederei tutto, sia lo spazio del Palapartenope, sia quello della Casa della Musica. Al momento c’è una trattativa molto avviata ma niente ancora di definito. Sono ottimista perché anche il Comune ha tutto l’interesse a eliminare lo scempio dello scheletro del vecchio impianto che da 30 anni è una delle vergogne della città». Rino Manna, che è stato un vero precursore con il suo ex Teatro Tenda inaugurato nel 1975, poi diventato Palapartenope, ne fa anche un discorso sociale e civile: «Qui, a parte il Palargento, c’era un abbandono totale 50 anni fa. Io ho messo una bandierina costruendo l’impianto per ospitare la musica e poi a ruota sono arrivate tutte le altre cose. Ma mi sembra giusto cedere i miei spazi, che potrei definire gloriosi, per poter regalare alla città un palasport degno di questo nome e al passo con i tempi, un impianto da 12-14mila posti. Speriamo di riuscirci». Del resto la mission per riportare Napoli al top del basket italiano e lanciarlo anche a livello continentale, passa per questa impresa che da 28 anni è attesa dalla comunità sportiva e in particolare cestistica, tra mega-progetti presentati in pompa magna e mai avviati, come quello dell’impianto “a dorso di balena” progettato dall’architetto toscano Corradetti e presentato nel 2005, si legge sfogliando le pagine sportive de Il Mattino del 20 maggio 2026.

 

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