
Potremmo forse iniziare a parlare di questa tesa vigilia di Napoli-Atalanta raccontando quello che è successo nelle ultime due settimane: voci, sussurri, partenze, ritorni, tweet, silenzi, rinvii a giudizio, sciacallaggi, vaneggiamenti social e mille elucubrazioni. La verità però è che l’unica cosa che conta è il campo, e sul terreno verde sabato si inizierà a capire che qui si fa il Napoli o si muore.
Se stessimo parlando di un momento “normale” della stagione degli azzurri, dovremmo allungare l’orizzonte almeno alle prossime 6 sfide dal cui esito si capiranno le sorti dell’annata del Napoli nelle tre competizioni principali, in attesa della supercoppa di Natale: Atalanta, Roma e Juventus in campionato, Quarabag e Benfica in Champions e Cagliari in Coppa Italia.
Il problema è che dopo Bologna le condizioni del paziente azzurro sono piuttosto critiche, dunque la prognosi deve per forza di cose rimanere riservata e non ci si può permettere il lusso di spostare lo sguardo oltre a quello che immediatamente c’è sul cammino. Insomma dovrà passare una nuttata per volta, per capire se A’Nuttata è veramente passata.
Forse può apparire eccessivo scomodare gli echi di guerra di Paulo Coelho ma Antonio Conte in primis e i suoi ragazzi poi dovranno capire che i veri guerrieri accettano la sconfitta, non la trattano con indifferenza, non tentano di trasformarla in vittoria. Si leccano le ferite e ricominciano tutto di nuovo, perché la guerra è fatta di molte battaglie e dunque si va avanti.
Non bisognerà attendere il novantesimo minuto di sabato sera per comprendere se la ciurma di pirati azzurra è ancora salda e affiatata con il suo condottiero: se reazione ci sarà, lo vedremo dalle prime battute, perché troppe volte quest’anno gli azzurri hanno approcciato le gare con lentezza, svogliatezza e assenza di spirito agonistico. Se l’atteggiamento della squadra sarà ancora questo, allora ci aspettano tempi cupi.
Se è già di per sé complicato capire quale Napoli ci troveremo sabato in campo, perché non è facile intuire che tipo di reazione avranno i giocatori dopo le parole e l’assenza di Conte, la lettura della partita richiede competenze divinatorie e astrologiche. Questo ovviamente perché di fronte ci sarà un’Atalanta senza dubbio forte, ma reduce dal cambio di guida tecnica e quindi con tutte le incertezze del caso.
Il tifoso napoletano Raffaele Palladino ripartirà dalla difesa a tre che fu di Gasperini e Juric ma per il resto ci sono tante incognite sull’atteggiamento tattico e sulle scelte di formazione. Gli orobici sono in forte ritardo in classifica, vittime di pareggiate acuta eppure hanno perso solo due partite (una in meno del Napoli per intenderci). È evidente che la squadra abbia perso il furore agonistico della gestione Gasperini, ma in attesa di valutare l’impatto di Palladino non ci sono dubbi sulla qualità della rosa.
L’Atalanta ha visto evaporare con il mercato i gol di Retegui e gli acciacchi di Scamacca e i tentennamenti di Krstovic stanno facendo rimpiangere il centravanti italo-argentino. Lookman, da poco rientrato a pieno regime dopo i litigi estivi, non è ancora un fattore decisivo ma tutti abbiano ancora negli occhi la devastazione che provocò al Maradona lo scorso anno nella peggiore sconfitta dei futuri campioni d’Italia.
I vari De Ketelaere, Pasalic, Samardzic e Sulemana assicurano una dose di talento sulla trequarti che poche squadre possono proporre in Serie A e dunque ci sarà da tenere gli occhi bene aperti anche nell’ultima parte di gara quando la freschezza dei subentranti potrebbe fare la differenza. Per il resto DeRoon ed Ederson, che detengono le chiavi del centrocampo, sono apparsi ancora lontani dalla migliore condizione, ed anche la difesa ha mostrato delle incertezze.
Conte, nel silenzio della sua vigilia, dovrà ripartire dalla nuova pesantissima assenza, quella Di Frank Anguissa e al momento, con Gilmour ancora ai box, non si vedono soluzioni alternative all’utilizzo da mezzala di Elmas. Il che libera uno spazio nel tridente per Neres o Lang, a meno che il tecnico leccese non voglia dare una sterzata anche tattica alla squadra ritornando al 3-5-2.
Il problema in tal caso però sarebbe l’assenza di una seconda punta, il Raspadori del finale scudettato per intenderci, perché adattare un esterno sembra una soluzione raffazzonata e affiancare Lucca a Hojlund pare al momento un azzardo. Si potrebbe ripiegare al 3-4-2-1 con Elmas e uno degli esterni alle spalle della punta, ma si rischierebbe un’inferiorità numerica a centrocampo che con un rivale forte come i bergamaschi il Napoli non può permettersi.
Tra tanti dubbi ed incertezze, non resta allora che aggrapparci alle immagini provenienti dalla notte di Hampten Park, perché quando tutto sembra andare storto, ci vuole qualcuno che abbia il coraggio di rovesciare il mondo: chi meglio di un braveheart scozzese con una maglia azzurra con un tricolore sul petto e il numero 8 sulle spalle?



