Milik, il racconto della rapina choc

Una notte da incubo dopo la gioia sul campo. Difficilmente Arek Milik dimenticherà la serata di mercoledì, non solo e non tanto per la vittoria sul Liverpool in Champions. Il bomber polacco è stato rapinato del Rolex mentre si accingeva a rientrare a casa, a Varcaturo. Due banditi a volto coperto gli hanno sottratto il Rolex che aveva al polso, dopo avergli puntato la pistola in faccia. Trenta secondi di puro terrore, si legge su ilmattino.it., a firma di Giuseppe Crimaldi. 

L’AGGRESSIONE Via Ripuaria, mezzanotte e venticinque. Siamo nel territorio del Comune di Giugliano, lungo un tragitto poco illuminato e a quell’ora semideserto. Mezz’ora prima Milik ha varcato i cancelli di uscita del San Paolo a bordo della sua Audi Q5 nera; al volante c’è la sua fidanzata Jessica, lui siede sul lato anteriore destro. È stanco per la prova fisica sostenuta, ma felice per la vittoria degli azzurri. Nulla può immaginare di quello che sta per accadere. E invece proprio mentre la coppia si preparava ad azionare il telecomando di apertura del cancello elettrico di casa, ecco spuntare dal buio due uomini. Viaggiano su uno scooterone, e il soggetto che siede alle spalle del conducente impugna già un’arma. Una pistola. La canna viene puntata al volto del polacco. «Non so indicare né il modello né il numero di targa – riferirà il calciatore formalizzando ieri mattina la sua denuncia ai carabinieri della stazione di Varcaturo – Entrambi erano travisati, avevano i caschi integrali calati sul volto».

SENZA PAROLE Il cuore pulsa a mille, e il primo pensiero del centravanti del Napoli corre immediatamente alla sua compagna. Teme ulteriori conseguenze da quell’aggressione, ed è comprensibile. Ma intuisce subito che i due puntano a rapinargli il Rolex Daytona in oro e diamanti che indossa al polso sinistro, del valore di oltre 27mila euro. «Quello con la pistola – prosegue Milik – ha battuto con il calcio della pistola sul finestrino chiuso e senza profferire una sola parola mi ha indicato di consegnare l’orologio». Un particolare, questo, da tenere in considerazione: i banditi non hanno aperto bocca. Perché? Per timore di farsi riconoscere? Perché non volevano rivelare l’accento napoletano, o magari straniero? «A quel punto ho consegnato l’orologio, che non era assicurato. Vista la rapidità dell’azione non sono in grado di riferire nulla circa i connotati fisici dei due aggressori». Poi il centravanti del Napoli e della nazionale polacca dice un’altra cosa importante ai fini della ricostruzione investigativa: «Non credo che i rapinatori mi abbiano seguito, ritengo invece che mi stessero aspettando nei pressi della mia abitazione, essendo noto che ieri sera avrei giocato la partita di Champions». Una volta fuggiti i due, Milik e Jessica si rintanano in casa. Avvisano la polizia, che arriva sul posto: ma dei malviventi, ovviamente, ormai non c’è più traccia.

NESSUN TESTIMONE Inutile aggiungere che alla scena non assiste nessuno. I banditi – che hanno pianificato in ogni dettaglio il colpo – hanno avuto gioco facile anche perché in quel momento la zona era deserta. Ma c’è di più. Lungo la strada non esiste sistema di videosorveglianza, e neanche all’esterno della cancellata della villa in cui risiede Milik ci sono telecamere.