Marino: per lo scudetto sarà decisiva la sfida dello Stadium

L’ex direttore generale del Napoli e dell’Atalanta Pierpaolo Marino è stato intervistato da Tuttosport, parlando del prossimo match dei bergamaschi in casa della Juventus, ma soffermandosi soprattutto sulla lotta a distanza tra la capolista azzurra e il team di Massimiliano Allegri, secondo con un punto di distacco dai partenopei. «Per me concentrarsi sul campionato al Napoli è stata una scelta dello spogliatoio e non è solo una sensazione – sottolinea Marino a Tuttosport -. I giocatori hanno fatto un patto per il campionato a inizio stagione, Sarri e il club sono andati a traino. Alla società avrebbero fatto sicuramente piacere gli introiti della Champions League ma i giocatori hanno valutato e risposto in base alla loro autostima: complicato vincere la Champions, lo scudetto no». Il confronto va avanti a suon di vittorie consecutive: quando si deciderà? «Al big match del 22 aprile. Sono due macchine da guerra, non perderanno punti per strada. Sarà come un paio di anni fa, quando arrivarono allo scontro diretto con il Napoli in testa e la Juventus vinse 1-0 con il gol di Zaza. La Juventus ha dalla sua il turnover, le alternative sono la sua forza ed evidenziano la bravura di chi l’ha costruita. C’è competitività nei ruoli, Allegri può andare allo stadio senza palpitazioni… Lui è poi scientifico nella gestione del minutaggio, un’arma che sfrutterà nella volata scudetto mantendendo alti gli standard. Il Napoli è invece cresciuto di personalità, potrà permettersi di giocare allo Stadium come se fosse al San Paolo, anche se all’andata è finita male…». Con Marino è inevitabile parlare di mercato. A cominciare da Alessandro Florenzi, entrato nei radar bianconeri: «È da Juventus, a patto di utilizzarlo da metà campo in avanti. Non è un terzino, è uno adattato, ne vedo altri in quel ruolo. Meglio se può agire a centrocampo da esterno oppure stare nei tre davanti. Deve giocare alto in fascia, come faceva a Crotone, dove segnava anche. Per cui bisogna innanzitutto capire in quale progetto tattico lo vuoi andare a collocare. In fase difensiva pura soffre, me lo ricordo con l’Atalanta, quando Gomez ne fece polpette. Per me Emre Can è fatto, arriverà lui in mezzo. Poi un paio di difensori, centrale come terzino. Davanti non serve nulla, a meno che non parta qualcuno».

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