Lecce-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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Adesso tocca a te, caro Aurelio.
Non sappiamo cosa tu possa  fare, ma sei un uomo di cinema e qualcosa dovrai inventarti: magari un “Natale a Yaoundè” da offrire al Camerun in cambio di uno Zambo fermo a Napoli, oppure un nonno napoletano di Frank che lo renda italiano e gli impedisca di partire per questa maledetta Coppa d’Africa.
Perché a tutto possiamo rinunciare ma non a questa versione colossale di Frank Zambo Anguissa, uomo ovunque e trascinatore degli azzurri oltre ogni ostacolo, oltre una partita brutta, sporca e cattiva, oltre un arbitraggio sconcertante ( e non parliamo del rigore fantascientifico ma di una gestione di falli e cartellini orripilante e contro il senso della logica del gioco del calcio), oltre tutto.
Antonio Conte torna dalla sua Lecce con tanti fischi e insulti – se ne farà una ragione, d’altronde nemo propheta in patria – ma sopratutto con i tre punti che voleva.
Non è stato il Napoli di sabato sera e non era nemmeno lecito aspettarselo, visto il turnover scientifico applicato e considerato l’atteggiamento tattico  del Lecce che ha comunque giocato una buona partita, compatibilmente con i limiti tecnici e strutturali.
Il primo tempo degli  azzurri è stato purtroppo in linea con tanti primi tempi di quest’anno, caratterizzati da una manovra lenta, da un giro palla difficoltoso nel quale Gilmour è apparso in difficoltà  ( ma era imbottito di Tachipirina, abbiamo scoperto nel dopo gara) e dalla incapacità  di aggirare le difese avversarie chiuse.
Noa Lang ha avuto buoni spunti prima di arrendersi ai tanti calci leccesi (tutti impudicamente impuniti), mentre Politano ha dimostrato di pagare le fatiche di mille corse, sterzate e rincorse.
Lorenzo Lucca si è sbattuto e ha aperto il gioco sulle fasce,  ma  non ha mai concluso verso la porta, dettaglio non da poco per un centravanti: continua il difficile e tortuoso percorso di ambientamento del gigante piemontese ma Conte gli darà altre chance.
Elif Elmas ha dimostrato che potrà essere molto utile nelle rotazioni con la sua duttilità, ma i tanti cambi rispetto all’11 schierato contro l’Inter hanno prodotto una evidente macchinosità  nei meccanismi offensivi, mentre dietro il Napoli ha concesso davvero poco con Alessandro Buongiorno che ha fatto un altro passettino verso la riedificazione del muro contiano, forse rinvigorito dal vedere finalmente Rrahmani prossimo al rientro ( senza nulla togliere al sempre ottimo Juan Jesus).
Non puó però  essere solo una coincidenza che il Napoli abbia trovato il vantaggio  con l’ingresso in campo  di Neres prima, e di Spinazzola e McTominay poi, mentre Hojlund è apparso ancora guardingo dopo l’infortunio muscolare che lo ha tenuto fermo per un paio di settimane.
È indubbio però che lo sliding door della partita sia stato il rigore (rigore?)  parato bene  da Vanja Milinkovic Savic  e tirato male dal golden boy Francesco Camarda,  che probabilmente  ha avuto paura di sbagliare il calcio di rigore e lo ha sbagliato, ma come dice il poeta, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, ed il  ragazzo si farà.
Il Napoli ringrazia perché il pericolo scampato ha dato vigore agli azzurri che hanno saputo capitalizzare l’occasione su calcio piazzato, per difendere poi il risultato senza correre alcun rischio. Conte avrebbe voluto una gestione migliore della parte finale, ma le scorie delle fatiche di sabato erano evidenti e alla fine ciò che contava era portare a casa la vittoria, finalmente – dopo ben 9 partite – anche con la porta inviolata, seppur con il determinante contributo del portierone serbo.
La squadra di Conte in Salento ha mandato un altro chiaro messaggio al campionato. Gli infortuni e l’immediata reazione dopo la batosta di Eindhoven  stanno facendo pian piano ricreare la magica atmosfera dello scorso anno,  quella sensazione del gruppo unito contro tutto e tutti anche a costo di abiurare dai propositi di un calcio meno speculativo, ma sempre dannatamente sul pezzo.
Può sembrare un ritorno al passato ma l’orizzonte di Doc Antonio Conte è sempre spostato in avanti e sa che quel che sarà, sarà solo frutto di lavoro, sacrificio e sudore: “Il vostro futuro non è ancora stato scritto, il vostro futuro è come ve lo creerete, perciò createvelo buono”.
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