Lecce-Napoli, la presentazione

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Senza avere il tempo di  smaltire  l’adrenalina accumulata sabato sera e con addosso tutta l’angoscia dell’atteso responso sul grave ko di Kevin De Bruyne, è già tempo di gettarsi subito nella mischia.

Antonio Conte torna a casa nella sua Lecce ma seppure calpesterà l’erba di casa sua, non avrà il tempo di pensare ai ricordi d’infanzia, a “quanta emozione, un calcio ad un pallone” perché il presente richiede sangue freddo e concentrazione.
La furiosa ripartenza contro l’Inter non deve infatti far dimenticare che il “paziente” Napoli ha dato grandi segni di miglioramento, ma per la guarigione definitiva urgono controprove. Dopo quattro sconfitte nelle ultime quattro partite lontano dal fortino del Maradona e  nove partite consecutive subendo gol, non abbiamo dubbi che Conte pretenda dai suoi la massima concentrazione e magari finalmente un bel clean sheet.
La lunghissima assenza di De Bruyne che purtroppo si profila all’orizzonte, indurrà con ogni probabilità l’allenatore azzurro a ritornare al modulo-scudetto, quel 4-3-3 in cui Anguissa e soprattutto  McTominay sono riportati al loro naturale istinto di assalitori e nel quale si aprono spiragli e spazi per le ali azzurre – vedi Neres e Lang oltre all’immarcescibile Politano – che non vedono l’ora di spiccare il volo.
Ci sarà tempo per ragionare sulla necessità di innesti a gennaio, anche considerando la partenza di Anguissa per la Coppa d’Africa, ma l’attualità impone la necessità di pensare partita per partita o quanto meno ciclo per ciclo.
Gli impegni così ravvicinati infatti e la difficoltà degli avversari a venire (Como, Eintracht e Bologna) spingeranno Antonio Conte, al netto dei tanti infortuni, a qualche ragionamento di opportune  rotazione. E così  Elmas, il citato Lang, Lucca, Gutierrez e Marianucci sono  in procinto di trovare minuti da mettere nelle gambe, sperando che Rasmus Højlund abbia smaltito l’infortunio muscolare e possa tornare a dare il suo fondamentale contributo.
Il Lecce non va però sottovalutato. Come tutte le squadre di Di Francesco, i salentini giocano un calcio propositivo e arioso, lasciando però ampi spazi agli avversari: non è un caso che il Lecce abbia la seconda peggiore difesa della Serie A con 13 gol subiti – solo il Torino ha fatto peggio – e il Napoli dovrà essere bravo ad approfittarne a differenza proprio della partita contro i granata.
Il tecnico abruzzese ha spesso dato del filo da torcere agli azzurri, basta ricordare lo 0-0 di Venezia dello scorso anno e le angosce contro il Frosinone del Napoli di Mazzarri (0-4 in Coppa Italia) e di Calzona (2-2 in campionato), quindi sarà il caso di prendere l’impegno con la massima attenzione.
In avanti il Lecce può essere insidioso, bisognerà guardarsi  dal talento del baby d’oro  Camarda  ma sopratutto alla verve dei tanti esterni a disposizione di Di Francesco: sin qui ha ben impressionato l’ivoriano N’Dri, ma anche i vari Tete Morente, Banda e Pierotti possono dare fastidio.
Uno dei punti di forza del Lecce è l’ex salernitano Lassana Coulibaly, che  tiene in mano il centrocampo giallorosso ed è uno di quei giocatori cui solo la  mancanza di concentrazione sacrificio  ha  impedito una carriera importante. Per il resto, davanti all’ottimo Falcone, la difesa è, come detto, il punto debole dei pugliesi orfani del leader Baschirotto passato alla Cremonese.
Servirà in ogni caso un Napoli determinato e incisivo sin dal primo minuto, come poche volte in realtà si è visto quest’anno. La notte magica contro l’Inter non deve restare un lampo accecante a sé stante  ma diventare la scintilla di una ripartenza di una lunga cavalcata dove la cosa più importante è continuare a mantenere il muso davanti.
Se per farlo, le avversità incontrate lungo la strada, suggeriranno di tornare sui propri passi nelle trame di gioco,  abbandonando propositi di un calcio più europeo, non sarà il caso di farsene un cruccio: è sempre meglio tornare indietro, che perdersi nel cammino.
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