Lazio-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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Dominando si impara. Il Napoli da Ryiad in poi sa solo vincere, sempre 2-0, sempre lontano dal Maradona e sempre lasciando le briciole agli avversari. Anche la Lazio è stata letteralmente annichilita e graziata nel punteggio dagli azzurri che, come contro Milan, Bologna e Cremonese, ha avuto il solo limite di non rimpinguare il bottino di gol.
Conte esce dall’Olimpico con il 66% di possesso palla contro una squadra di Maurizio Sarri: la legge del contrappasso per l’ex tecnico azzurro e un’ulteriore rivincita dell’allenatore leccese nei confronti di chi ingiustamente lo taccia di un calcio difensivo. Quante squadre in Italia schierano contemporaneamente  due mezze punte dietro un centravanti  e due esterni di centrocampo con la qualità offensiva di Politano e Spinazzola e in mezzo al campo Lobotka che certamente non è un incontrista e McTominay, che sa fare tutto e di più, ma nasce assalitore offensivo?
Dalla Supercoppa in poi – potremmo dire dal ko di Bologna in poi se non ci fosse stata l’infausta doppietta Benfica-Udinese – il Napoli gioca con una consapevolezza diversa, con un’attitudine da grande squadra che mette sotto l’avversario dal primo minuto, lo stritola con una pressione alta e lo finisce ripartendo da dietro con classe, geometrie e giocate codificate. Il tutto condito da un’aggressività e convinzione che lasciano intravedere orizzonti illimitati.
Il primo gol con la palla che va da un esterno all’altro (entrambi ex giallorossi, per la gioia degli inneggiatori al Vesuvio di sponda laziale) è l’emblema del nuovo Napoli, nel quale Hojlund e Neres hanno fatto ammattire i difensori avversari con i loro continui movimenti e con Politano e Spinazzola che sovrapponendosi sulle fasce al brasiliano e ad Elmas hanno sconquassato la Lazio creando una costante superiorità sulle fasce. Tanto a centrocampo Lobotka e McTominay valgono per 4, forse 5 giocatori creando una coppia meravigliosamente assortita di centrali.
A Roma poi si è avuta la conferma che la difesa con Di Lorenzo arretrato nei 3 dietro ha maggiore solidità e consistenza: ottima la prova del capitano sia in protezione che in spinta e nuova, perfetta, prestazione di Juan Jesus e Rrhamani. Anche qui, diteci quale squadra in Italia può permettersi il lusso di tenere in panchina un difensore con la qualità di Alessandro Buongiorno.
Ora, sperando che dall’infermeria non vengano brutte notizie per la caviglia di Neres, per Antonio Conte viene il difficile. Da un lato toccare il meccanismo perfetto degli 11 che hanno giocato e vinto le ultime quattro partite può essere delicato, dall’altro però non è pensabile far giocare sempre gli stessi, correndo il rischio di arrivare ai match decisivi (Inter, Copenaghen, Juventus, Chelsea) con i muscoli in affanno e il fiato corto.
Servirà dunque un ulteriore salto di qualità sotto questo punto di vista, magari con l’aiuto di qualche rientro degli infortunati e del mercato: questa squadra deve abituarsi a giocare ogni tre giorni, perché questa è la dimensione del Napoli di Aurelio De Laurentiis. L’era dorata di Partenope.
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