Lazio-Napoli, la presentazione

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Tiempe belle ′e na vota, tiempe belle addó’ state?“ cantava Roberto Murolo e, stando alle voci di radio mercato sembra che la nostalgia si sia impadronita  di Maurizio Sarri e Lorenzo Insigne, che otto anni dopo i fasti napoletani,  potrebbero ritrovarsi a Roma, sponda biancoceleste.

La Grande Bellezza sarriana e le prodezze dello scugnizzo di Frattamaggiore appartengono però  al passato mentre il Napoli è andato avanti, decisamente avanti, proiettato sempre più nel futuro, “una palla di cannone acceso e noi lo stiamo quasi raggiungendo”.
Non c’è tempo dunque per rievocare antichi ma effimeri splendori, perché i campioni d’Italia e della Supercoppa ( “tituli” che pesano) sono chiamati ad inizio anno a confermare i recenti e convincenti successi lontano dal Maradona in un’insidiosa trasferta in casa della Lazio.
I ragazzi di Sarri stanno vivendo una stagione complessa, complicata dal blocco sul mercato (a proposito, sarà un caso che questi paletti valgano solo per Lotito e De Laurentiis, i principali oppositori di Gravina?) e la recente cessione di Castellanos al West Ham ha decisamente indebolito il reparto offensivo.
Con Dia in Coppa d’Africa dunque a Sarri resta il solo Noslin, assurto agli onori delle cronache calcistiche  solo  per la tripletta al Napoli in Coppa Italia dello scorso anno. C’è poi Isaksen, un altro che sonnecchia tutto l’anno, salvo risvegliarsi quando si trova dinanzi gli azzurri, a meno che Sarri non voglia rispolverare Pedro Pedro Pedro Pedro Pè, uno che in ogni caso a Napoli nessuno si sognerebbe mai di considerare un nemico. Per il resto la Lazio, più che da una manovra armonica del fu Comandante,  sembra dipendere dall’estro di Zaccagni e dal furore agonistico di Guendouzi.
Antonio Conte, tra un infortunio e un altro,  sembra aver trovato la quadra e ci sono alte probabilità che resti fedele al detto “squadra che vince non si cambia” confermando in toto l’11 vittorioso in Supercoppa e a Cremona, con buona pace di Alessandro Buongiorno che pare oramai essere stato sorpassato dall’inossidabile Juan Jesus.
Il tecnico leccese dovrà però essere bravo a far sentire tutti i giocatori parte del progetto e a organizzare le necessarie rotazioni dinanzi ad un gennaio di fuoco, con 8 partite in 25 giorni che indirizzeranno la stagione del Napoli: Copenaghen e Chelsea decideranno la sorte degli azzurri in Champions, le trasferte in casa di Inter e Juventus diranno molto sulle chance di sognare il bis scudetto. È sicuramente giusto restare sul pezzo e pensare partita per partita, ma a questo punto della stagione il Napoli non può permettersi di “tirare il collo” ai titolarissimi per poi accusare dei crolli dovuti a stanchezza fisica e mentale ( si leggano i ko di Lisbona e Udine dopo le 5 vittorie di fila).
La partita con la Lazio è in ogni caso una sfida da affrontare al meglio, sia per la forza dell’avversario sia perché è fondamentale non perdere terreno con il Milan già vittorioso ieri e con l’Inter in vista del big match di domenica prossima, con un occhio a Roma e Juve in pericolosa risalita.
Lo stato di forma di David Neres e Rasmus Hojlund dovrà  essere un fattore decisivo  all’Olimpico come accaduto contro la Roma qualche settimana fa, mentre nel centrocampo laziale non si vede chi possa contrastare il mix di geometrie, talento e forza del duo McTominay-Lobotka.
Servirà dunque  il Napoli aggressivo e determinato visto a Ryiad e Cremona per dimostrare che il 2026 potrà regalare ai tifosi azzurri emozioni e sogni pari a quelli dell’anno appena concluso: il cammino è lungo e pieno di insidie, ma chi ben comincia è a metà dell’opera.
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