La solitudine del (non) Sergente Garcia

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Non c’è pace per Rudi Garcia, di nuovo finito in discussione dopo la sconfitta con la Fiorentina. La posizione dell’allenatore è al vaglio del presidente De Laurentiis, preoccupato dall’andamento della squadra in campionato e al momento fuori dalle prime posizioni che garantirebbero la conferma in Champions, traguardo imprescindibile per il club. – si legge su sport.sky.it – Una riflessione che il presidente azzurro ha esternato all’allenatore francese (il primo transalpino della storia della panchina dei partenopei) durante il vertice che si è tenuto in un albergo di Napoli, il giorno dopo il ko con la squadra di Italiano.

I temi affrontati durante l’incontro

La prestazione deludente, la perdita di certezze, la gestione dei cambi, la mancanza evidente di empatia tra il gruppo e l’allenatore, sfociata nelle reazioni scomposte di alcuni giocatori, gli aspetti che sono stati approfonditi durante la riunione alla presenza anche del direttore sportivo Meluso e del responsabile dell’area scouting Maurizio Micheli, che di fatto riveste il ruolo di capo dell’area tecnica coadiuvato dal club manager Antonio Sinicropi e dal direttore sportivo Mauro Meluso.  Mai come in questo momento la posizione di Garcia è in forte dubbio.

I possibili sostituti di Garcia

La proprietà non ha manifestato apertamente la volontà di interrompere il rapporto di lavoro, ma la riflessione è aperta e condizionata anche dai possibili sostituti. Al momento l’unico profilo spendibile è quello di Antonio Conte, vecchio pallino del presidente. L’unico per il quale De Laurentiis  sarebbe disposto ad un grande sacrificio economico. In secondo piano Igor Tudor, ma l’impressione è che solo il via libera da parte di Conte farebbe uscire il club dall’empasse. Cioè dalla necessità di dare una svolta ma allo stesso tempo di imprimerla con la persona giusta.

 

LA RIFLESSIONE DOPO NAPOLI-FIORENTINA 1-3

Nuovo ko interno prima della sosta, e salgono le quotazioni del partito che propaganda le dimissioni del nocchiero in netta confusione. La fiducia era a tempo successivamente a una gestione della seconda parte del preseason che non è piaciuta alla società per le tante noie  muscolari che hanno caratterizzato il lungo soggiorno tra Rivisondoli e Castel Di Sangro. Nemmeno due mesi e mezzo e il Garcia-napoletano appare il déjà-vu della stagione 2009/2010 quando il Roberto Donadoni bis (subentrò nel campionato precedente a Edi Reja) durò sette giornate (altrettanti punti): esonerato durante la sosta di ottobre. Per adesso, alla ripresa di mercoledì, il mister sottocontratto sarà regolarmente al suo posto, comunque.

Doveva essere la serata per consolidare la zona Champions, avvicinarsi all’Inter e non perdere contatto dalla vetta milanista. Va tutto al contrario. Tipo gli effetti che producono le modifiche di effettivi, e tattiche, del primo allenatore francese della storia del Napoli. Perde di brutto la sfida delle panchine con quell’Italiano che tanto piaceva e piace a patron De Laurentiis. Ci mette lo zampino partendo dall’inserimento di un nullo Raspadori (solo per il mister, Raspa. può fare tranquillamente l’esterno d’attacco…) in luogo dell’infortunato Anguissa (Demme, Mario Rui ed Elmas perchè li ha epurati?) Inserisce Cajuste togliendo Politano nel miglior momento del Napoli, dopo una notevole accelerazione cambiando il versante del campo del buon Matteo. E Italiano ne approfitta. La Fiorentina segna prima l’1-2 e poi il tris. Fischiato il mister, e non è una minoranza urlante. Ha messo tutti daccordo. Sarà il capro espiatorio? Forse, ma in pochi mesi gli scintillanti campioni d’Italia, perdendo allenatore e due calciatori (Kim e Lozano), hanno smarrito anche la loro fantastica identità (e mentalità).

C’erano le individualità e un collettivo inossidabile, adesso sembra che i tempi del Grande Napoli siano lontani anni luce. Consumata la sosta, Garcia e il suo minuto staff (di suo vanta un viceallenatore, e due preparatori: un Prof. e il preparatore dei portieri erano, invece, già dipendenti del club azzurro) hanno tre partite per convincere proprietà, dirigenza, ambiente e soprattutto la squadra. Il tutto è evidente da tempo, ma i partenopei non possono permettersi – non un altro stipendio – di sbagliare un nuovo allenatore dopo il flop di affidare la panca al trainer reduce dalla non proficua esperienza negli Emirati Arabi. Garcia out non è più un hastag ma un’idea: se le cose non dovessero andare bene tra Verona, Berlino e il big match con il Milan, non è da escludere tuttavia un dietrofront del “solitario” Rudi con le eventuali dimissioni. In un mondo dove nessuno si dimette così facilmente, tanta Napoli aspetta tale gesto da Garcia, che sarebbe considerato nobile. Non rappresenta ciò che bramava: cancellare l'”ombra” del fantasma spallettiano. Al Konami Center di Castel Volturno c’è nostalgia perchè nel Napoli di De Laurentiis l’allenatore è il regista.

Il Capo del Branco che lo deve valorizzare al massimo. Il prescelto dal presidente invece in poche settimane ha depotenziato il team, e demotivato il gruppo di lavoro. Voleva essere il Sergente del Napoli, imporre le sue idee e regole, intanto è ricordato per cambi cervellotici, infortuni muscolari a getto continuo dalla seconda decade di luglio, e per una fase difensiva non certo da squadra di rango. Il non Sergente del Napoli dimettendosi accontenterebbe i più, e in primis i Piani Alti del club. E’ una panchina sfiduciata in primis dall’interno, difatti. E non ha i “saggi” dalla sua. Per adesso il Garcia-italiano 2.0 è un disastro. Garcia un pò alle eventuali dimissioni ci pensa, poi guarda il calendario e pensa che c’è ancora tempo per migliorare. Che sia galantuomo per il Napoli made in Garcia, quello dei passi all’indietro rispetto alle ultime versioni trionfanti e scintillanti di chi rappresenta Partenope nel globo.