Juventus-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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La barca è in mezzo al mare con onde altissime ma nessuno vuole scendere” recita Antonio Conte, che peró dovrebbe sapere che a Napoli si dice anche che quann’ ‘o mare è calmo, ogni “stupidino”  è marenaro.

Dunque Antonio Conte, che “stupidino” non è, dovrà trovare il modo di rimettere in piedi quel che resta del Napoli per affrontare la partita senza ritorno di mercoledì. E poi mentalizzare i suoi giocatori sulla nuova, amara ma evidente realtà, che dice addio ai sogni di gloria ma elmetto in testa per una lotta durissima per qualificarsi alla prossima Champions League, obiettivo vitale per il futuro economico e sportivo della società.
La notte cupa dello Stadium ha di fatto scucito lo scudetto delle maglie azzurre, anche se lo stesso rimarrà lì fino a fine campionato e bisognerà trovare le forze per difenderlo con orgoglio e dignità, dignità e orgoglio.
Già, le forze. Quelle che al momento mancano agli azzurri, e non potrebbe essere altrimenti. Ci sono giocatori oramai giunti alla quindicesima partita consecutiva, giocando ogni tre giorni, senza poter rifiatare: Lobotka, McTominay, Hojlund, Juan Jesus, ovvero i pochi reduci dell’ecatombe, oramai sfiancati e senza lucidità. Ora è il momento di stringere i denti e cercare di fare il meglio che si può, ma a bocce ferme bisognerà capire i perché di questo calvario continuo che ha azzoppato a lungo tre quarti della rosa. Prendersela solo con la mala sorte sarebbe davvero stupido e De Laurentiis é uno a cui piace analizzare a fondo le situazioni.
La Juventus di Spalletti, in evidente crescita, ha meritato la vittoria con un primo tempo dominato che poteva finire serenamente 3-0, con il palo di Thuram e il miracolo di Buongiorno su Conceicao che hanno tenuto la partita in bilico. Nel secondo tempo il Napoli ha preso in mano la partita ma senza mai rendersi pericoloso e dopo l’erroraccio di Juan Jesus è calato il buio.
Certo, sul 1-0 la mano santa é arrivata come di consueto a sostenere la Real Casa, ignorando incredibilmente la doppia trattenuta in area bianconera che avrebbe potuto portare il Napoli al pareggio, immeritato, ma sempre pareggio. Il calcio é strano e chissà come sarebbe andata a finire. In una serata del genere parlare solo dell’arbitro significherebbe essere ciechi. Ma anche fare finta di niente può essere parimenti delittuoso.
I bianconeri hanno giocato con grinta e aggressività, le armi del Napoli campione d’Italia che al momento non possono  più essere a disposizione degli uomini di Conte. Thuram ha giganteggiato in mezzo al campo ben assistito da Locatelli, mentre Yildiz ha approfittato nel secondo tempo degli spazi apertisi nella difesa azzurra.
Cosa c’è da salvare nella disfatta di Torino? Il coraggio e la personalità di Vergara e il ritorno di Romelu Lukaku, sperando che trovi in fretta la forma perché forse la soluzione futura, in assenza di uomini che sappiano saltare l’uomo, è un 3-5-2 con Lukaku e Hojlund davanti a fare la guerra contro le difese avversarie. Un Napoli sporco, brutto e cattivo per invertire la rotta e concludere la stagione arrivando più lontano possibile in tutte le competizioni.
Ora é ancora il momento di resistere, di prendere fiato pur rimanendo con la testa sott’acqua ma con la voglia di riemergere al più presto.
 Perché i conti si fanno sempre alla fine.
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