Inter-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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Il calcio é un gioco semplice, lo dice sempre Allegri. Se non segni, per due volte, davanti alla porta avversaria a pochi minuti dalla fine, l’avversario ti punisce.
E così il miglior Napoli di questo inizio di stagione ritorna da San Siro con zero punti e tanta amarezza.
Dal paradiso all’inferno in poco più di 40 minuti, gli azzurri hanno cullato l’impresa in casa dei campioni d’Italia ma nemmeno un vantaggio di due reti é stato sufficiente per arginare la furiosa rimonta interista.
Non tutto é nero però nella notte buia di San Siro e Allegri dovrà  essere bravo e lucido a  far comprendere ai suoi ragazzi che questa squadra ha tutto per puntare in alto.
É stata una partita bellissima, palpitante, piena di prodezze – il gol di Hojlund e l’assist di Di Marco su tutte – di errori – Barella sul gol azzurro e i gol divorati da Thuram, Neres e Anguissa, pali, parate, contrasti ed e emozioni.
Il Napoli, per l’atteggiamento dimostrato ed il coraggio di fronteggiare l’Inter in casa sua a petto in fuori non meritava di perdere, ma nel complesso non può dirsi che i nerazzurri non abbiano meritato il successo, considerando i tanti interventi provvidenziali di Meret e i due legni colpiti da Di Marco e Thuram. La differenza, alla fine, la fanno  i  gol clamorosi  sbagliati da Neres e Anguissa sul 2-2 ma anche la profondità della panchina interista.
Sul 2-1 Allegri ha operato un doppio cambio coraggioso, togliendo Politano e Vergara per Neres e De Bruyne ma la mossa, seppur apprezzabile non ha sortito effetti positivi: il brasiliano é apparso lontanissimo da una condizione accettabile ed anche il fuoriclasse belga é parso un pesce fuor d’acqua.
E così a dieci dalla fine il tecnico livornese ha virato, per la prima volta in stagione, sul 5-3-2 inserendo Badiashile con l’obiettivo di arginare le torri nerazzurre. Risultato: Badiashile anticipato di testa da Thuram per il 2-2 e dopo i peccati capitali di  Neres e Anguissa, altro caos in area azzurra per il definitivo 3-2 di Lautaro Martinez.
C’è però poco da rimproverare al tecnico azzurro che ha impostato una partita tatticamente perfetta, senza dare aria e spazio agli esterni nerazzurri e alternando pressione sui centrali interisti a momenti di baricentro basso per poi ripartite poggiandosi su Hojlund, che per larghi tratti é stato il migliore degli azzurri non solo per lo splendido gol del 2-0.
Il Napoli però, per essere una squadra di Allegri, continua a prendere gol troppo balordi, frutto di scarsa attenzione difensiva e con questi avversari ogni errore rischia di diventare fatale.
Rrhamani ha messo spesso molte pezze ma nel finale é franato con il resto della squadra, Rafa Marin continua ad essere un mistero, alternando buoni interventi a errori banali anche in appoggio.
Allegri ha scelto Vergara che però non ha convinto da mezzala, mentre Alisson é parso poco efficace e concreto e incapace di sfruttare la sua proverbiale accelerazione, perdendosi spesso in giochini di suola e finte  fini a se stessi.
Non sarà facile smaltire l’amarezza della notte di San Siro, ma il Napoli deve ripartire dalla prestazione, nettamente superiore a quelle prodotte contro Genoa e Como, e continuare a credere nella propria forza: non saranno tante le squadre capaci di mettere così in difficoltà l’Inter al Meazza.
Certo, va ritrovata solidità difensiva e concretezza in avanti e le prossime due sfide in campionato prima della sosta, Bologna al Maradona e Fiorentina al Franchi, dovranno necessariamente riportare il Napoli in carreggiata per non accumulare troppo svantaggio delle posizioni che contano e che competono al livello di questa rosa.
Senza dimenticare un dato statistico che può dire tutto e può dire niente: l’Inter lo scorso anno dopo tre partite aveva 3 punti con due sconfitte in tre partite e sappiamo tutti come é finita.
Nulla é compromesso ovviamente ma bisognerà  far passare in fretta a’nuttata, perché mercoledì al Maradona c’è un’altra sfida da far tremare i polsi contro i campioni d’Inghilterra dell’Arsenal: con il coraggio di San Siro, un po’di attenzione in più e magari un pizzico di “ciorta” nulla è impossibile.
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