Inter-Napoli, la presentazione

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Senza un attimo di respiro,  per sognare, per potere ricordare quel che abbiamo già vissuto

McTominay e compagni non hanno tempo per piangere sul latte (e i punti) versato con il Verona, perché è subito l’ora di riaccendere lo spirito guerriero per andare alla caccia dell’impresa più dura, che rivitalizzi l’anima dei campioni d’Italia.

Il Napoli non vince a San Siro (nerazzurro) dai tempi di Sarri (2017) e non è proprio il momento ideale per presentarsi al cospetto di quella che, dati e sensazioni di campo alla mano,  è senza dubbio la squadra più forte e più in forma del campionato, reduce da sei vittorie consecutive e con la prospettiva concreta di poter dare una spallata decisiva al torneo.
Dopo i tentennamenti iniziali, culminati nella sconfitta del Maradona, Christian Chivu sembra aver trovato la quadra anche grazie ad un vecchio cuore napoletano come Piotr Zielinsky che ha saputo dare equilibrio e geometrie al centrocampo nerazzurro, completando con Chalanoglu e Barella un terzetto notevole per quantità e qualità.
Il mercato ha poi risolto quello che, a conti fatti, si era rivelato il vulnus decisivo nella rosa nerazzurra dello scorso anno, ovvero le alternative alla coppia fenomenale Lautaro Martinez-Thuram: Esposito e Bonny sono tutta un’altra storia rispetto ai vari Correa, Taremi e Arnautovic, capaci di far rifiatare il duo titolare quando si gioca ogni tre giorni ma anche di dare un contributo fondamentale a partita in corsa. Anche negli altri ruoli Chivu ha grande abbondanza, basti pensare che in panchina siede  abitualmente gente del calibro di Acerbi, Carlos Augusto, Mkytarian, Frattesi, Susic.
Lussi che come ben sappiamo Antonio Conte non può permettersi, principalmente a causa dell’ecatombe di infortuni che si è abbattuta su Castel Voltuno, ma anche di qualche nuovo acquisto che non ha reso secondo le aspettative e il costo del cartellino sborsato da Don Aurelio per accontentare il mister  (a Lang, Lucca, Beukema e Gutierrez staranno fischiando le orecchie).
La conseguenza è che il Napoli, dopo serie di partite convincenti,  è andato spesso incontro a black-out: il primo tempo con il Verona somiglia sinistramente alle trasferte di Torino, Bologna, Udine e Lisbona ( Heindoven è una catastrofe che va al di là) ed è il chiaro sintomo di un  calo fisico ma soprattutto mentale di un gruppo, striminzito, che arriva con il fiato corto alle partite di fine ciclo.
Va però detto che gli azzurri sino ad ora, quando sono stati chiamati a prove d’orgoglio contro avversari di rango non hanno tradito, mentre l’Inter di Chivu ha praticamente fallito tutti gli scontri diretti contro avversarie di prima fascia: ko con Juve, Napoli e Milan in campionato e con Liverpool e Atletico Madrid in Champions.
Se c’è un fattore che può far saltare il banco è sicuramente la differente capacità dei due allenatori di saper leggere la partita e motivare i propri giocatori. Nel match di andata Antonio Conte, orfano di Hojlund ( e ovviamente di Lukaku),incartó totalmente il rumeno con la mossa di David Neres falso 9 che mandò in confusione i centrali nerazzurri.
Stavolta il tecnico leccese dovrà inventarsi qualche altra diavoleria perché con ogni probabilità il numero 7 azzurro darà  forfait: non scommetteremmo i nostri 50 centesimi su Noa Lang titolare, bensì su Di Lorenzo avanzato a centrocampo (con Buongiorno, Beukema o Marianucci nel terzetto difensivo) e Politano avanzato. Una formazione più raccolta ma pronta a dare battaglia a centrocampo anche con l’aiuto di Elmas. Il grande lavoro di Rasmus Hojlund diventerà in ogni caso fondamentale per fiaccare i centrali nerazzurri e aprire varchi magari per gli inserimenti di McTominay,  che lo scorso hanno portó gli azzurri in vantaggio su azione d’angolo.
Sicuramente Chivu non ha esperienza ma non gli manca la buona stella visto che all’andata era  ko Hojlund, al ritorno un Neres in forma stellare (oltre a tutti gli altri): provate a togliere all’Inter Lautaro…
Il punto debole dell’Inter potrebbe essere la fascia destra con Luis Enrique poco propenso a dare protezione a Bissek: chissà, in corso di partita magari la freschezza di Lang potrebbe finalmente sbocciare e dare qualche frutto da quelle parti.
Alla fine della fiera al Napoli potrebbe anche andar bene non perdere a Milano, evitando così di ritrovarsi già ad inizio gennaio ad un glaciale -7. Ma questi non sono ragionamenti da Antonio Conte, per il quale al di là delle dichiarazioni di facciata, uno scudetto ed una supercoppa non bastano, la vittoria è un’ossessione da ripetere, un qualcosa a cui, guardandosi allo specchio poter cantare “Tu per me sei tutto quanto, tutto quanto voglio avere. Senza fine”. 
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